Allo studio un sistema avanzato per rilevare e contrastare gli attacchi di tipo sociale verso sistemi di telefonia VoIP.
Claudio Mazzariello, ricercatore presso il Dipartimento di Informatica e Sistemistica dell’università di Napoli Federico II, è ingegnere delle Telecomunicazioni con alle spalle un dottorato di ricerca in Ingegneria Informatica Automatica e una lunga serie di collaborazioni con istituzioni e università italiane ed estere. Ha 31 anni.
Durante il Barcamp di Working Capital svoltosi a Napoli del 10 novembre 2009, Mazzariello ha presentato un progetto di ricerca denominato CAST, acronimo per Countering Attacks and Social Threats in VoIP Networks (qui il video), il cui obiettivo è definire e implementare tecniche per la rilevazione e la reazione agli attacchi indirizzati verso sistemi di telefonia VoIP (Voice over IP). Un’idea che ha destato subito l’interesse degli organizzatori e che, dopo aver superato una dopo l’altra tutte le fasi del processo di selezione, nel febbraio di quest’anno si è aggiudicata un finanziamento pari a 15mila euro.
La deadline per la consegna dei risultati di questo nuovo progetto di ricerca è gennaio 2011: Intanto abbiamo chiesto al dottor Mazzariello di aiutarci a capire meglio cos’è CAST e che problema si propone di risolvere:
“La sfida è realizzare un sistema che sia in grado di riconoscere ed evidenziare eventuali comportamenti indesiderabili per un operatore di rete VoIP”, spiega. “La mia proposta prevede che si risponda agli attacchi di tipo sociale con un approccio sociale, ovvero sviluppando strumenti in grado di analizzare le modalità di interazione tra gli utenti e quindi evidenziare eventuali anomalie che possano essere ricondotte ad un’azione malevola”.
Per capire meglio a cosa si riferisce Mazzariello quando parla di “comportamenti indesiderabili” e “attacchi di tipo sociale”, è utile citare un esempio specifico: “Uno dei casi più noti in letteratura è quello dei tele-venditori americani – spiega il ricercatore – i quali fino a poco tempo fa operavano con sistemi già automatizzati ma caratterizzati da costi di gestione molto alti. Oggi, grazie alle nuove tecnologie VoIP, gestire un sistema di telemarketing automatizzato è molto più semplice, veloce e, soprattutto, economico. Basta un po’ di software per realizzare il terminale e si riescono a fare moltissime chiamate anche in parallelo, contattando un numero di utenti molto più ampio che in passato a una frazione del costo”.
L’attività illustrata da Mazzariello ha un nome preciso: si chiama SPIT (Spam over Internet Telephony) e, come si capisce già dal nome, è di fatto la trasposizione nel mondo della telefonia VoIP del fenomeno dello Spam, vera e propria piaga nota a chiunque abbia una casella di posta elettronica. Con l’aggravante che nel caso di una telefonata non esistono filtri e devi comunque rispondere per sapere se è Spam oppure no.
Una bella seccatura per il singolo utente privato (che comunque può essere soggetto a truffe), che invece può trasformarsi in un vero e proprio incubo per chi ad esempio deve gestire un’azienda: “Immaginate un ufficio nel quale il telefono suona per centinaia di volte al giorno mentre solo una minima parte delle chiamate è veramente interessante per chi risponde – aggiunge Mazzariello - sembra una cosa da nulla, ma con un attacco del genere è possibile paralizzare l’attività di un’intera azienda”. Con l’aggravante che, nel caso della telefonia, lo Spam risulta essere “ancora più pericoloso che per la posta elettronica perché, a causa di abitudini sociali consolidate da decenni d’utilizzo, l’utente tende a ritenere il servizio affidabile e a dare credito a chi chiama”.
Contrastare questi attacchi non è affatto facile: il principale ostacolo deriva dal fatto che, a livello di rete, comportamenti indesiderabili come quello appena descritto sono difficilmente distinguibili da quelli “leciti”, perché di fatto non producono anomalie facilmente individuabili: “E’ nel pieno interesse degli ‘spammer’ agire nei limiti tecnici imposti dall’operatore telefonico – chiarisce Mazzariello – in modo da mantenere alta l’efficienza del servizio e contattare più persone possibile”.
Per questa ragione, il progetto “ruota intorno alla definizione delle metriche da analizzare e degli algoritmi da utilizzare per riuscire a identificare, isolare e rendere distinguibili questi comportamenti malevoli a livello di rete”. La ricerca sarà articolata in tre fasi principali: “Nella prima, della durata di tre mesi, si lavorerà alla definizione formale del problema. Nella seconda fase, che si articolerà nei successivi sei mesi, si elaborerà una proposta di risoluzione del problema. Durante la terza e ultima fase del progetto, che si conclude a gennaio 2011, si procederà infine all’implementazione e al testing di tutta o di parte della soluzione proposta”.
Un anno di tempo durante il quale Mazzariello, per usare le sue stesse parole, dovrà “modellare il problema in termini analitici in modo che esso diventi trattabile con degli algoritmi automatici, sviluppare tali algoritmi quindi arrivare a creare una demo che ne mostri il funzionamento e l’effettiva efficacia”.
Non resta che augurargli buon lavoro.