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Fa’ la cosa giusta: web 2.0 e startup hitech tra le frontiere della sostenibilità

16 marzo 2010 scritto da Diomira Cennamo - Inserisci un commento »

Siamo stati a “Fa’ la cosa giusta”, che ha dato spazio anche a internet e ai progetti d’impresa tecnologici all’insegna della sostenibilità.

“Fa’ la cosa giusta”, la fiera nazionale del consumo critico e degli stili di vita sostenibili, si è appena conclusa a Milano. Tanti gli espositori presenti, dai produttori di beni ecologici e biologici agli operatori del turismo sostenibile passando per le associazioni umanitarie ed ecologiste fino agli editori ferrati sul tema sostenibilità nei suoi diversi settori di declinazione.

Tra le attività in programma laboratori per imparare a fare il pane, a maglia, a coltivare un orto. Ma anche convegni. Tra questi “Internet e non profit”, un incontro a cura di Informatici senza Frontiere, che ci ha svelato alcuni aspetti del Web 2.0 applicato alle Ong.

“Sebbene la soglia di accesso ai social media sia sempre più bassa, il mondo del non profit non le sta usando”, ha subito chiarito Roberto Paolillo, del Dipartimento di Informatica dell’Università Bicocca, che ha svolto una ricerca su un campione di 240 Ong sulla qualità dei relativi siti internet. “Le conclusioni sono sconcertanti”, ha affermato Paolillo, “la metà di esse non ha un sito o ha una presenza rudimentale in rete. Il web 2.0 non raggiunge neppure l’1%”.

Situazione, quella italiana, molto indietro rispetto ai ‘competitor’ americani, che sono invece entrati pienamente nell’ottica del social networking integrato, vale a dire realizzato facendo leva sulla presenza “molteplice e distribuita” all’interno di un sistema di piattaforme (o ecosistema) del web 2.0.

Le organizzazioni non profit nostrane non sembrano aver compreso l’importanza dei nuovi media digitali per poter supportare le loro attività vitali: la promozione, la raccolta di fondi e di volontari, la connessione con la propria comunità di riferimento e con quella oggetto di aiuto. Tutto questo in una maniera estremamente accessibile dal punto di vista tecnico ed economico. Eppure le Ong sono uno dei pochi settori in crescita nell’epoca della crisi globale.

Tra gli stand di “Fa’ la cosa giusta” abbiamo incontrato quello di Progetto Kublai, l’iniziativa del Ministero dello Sviluppo Economico per la promozione di progetti di sviluppo locale. Alberto Cottica, capo progetto di Kublai, ci ha spiegato i motivi della partecipazione alla fiera del sostenibile: “È un’opportunità per alcuni dei progetti ‘incubati’ da Kublai di incontrare potenziali partner e per confrontarsi con il settore di riferimento”. Si tratta di uno dei primi esperimenti di presenza fieristica per il progetto e in quanto tale si è rivelato un utile rodaggio. Ma Alberto ha le idee chiare su dove vuole arrivare: “Sarebbe bello strutturare uno stand collettivo per dare modo ai diversi progetti di emergere immediatamente”.

I progetti del mondo Kublai presentati a Fa’ la cosa giusta sono a diversi stadi di sviluppo. Alcune sono già delle startup, altre sono già avviate altre ancora sono in fase progettuale. Eccoli.

Film Voices

Progetto per la realizzazione di audiodescrizioni di film per non vedenti e ipovedenti (vincitore del Kublai Award 2010)

Pazienti.org

Social network in cui i pazienti possono valutare le terapie ricevute e i cui feedback vengono recapitati ai medici per migliorare il servizio sanitario. Il sito è già attivo in Uk e vorrebbe approdare in Italia.

Fooda Cucina Sociale

FOODA Associazione per il Food Design è un’organizzazione di progettisti, studiosi, comunicatori, aziende e istituzioni che promuove la cultura progettuale degli “atti alimentari” come elemento culturale, economico e ambientale

Balla coi cinghiali

Festival culturale a impatto zero, che si svolge da sette anni e promuove una visione della cultura a 360 gradi e senza barriere fra i generi

2LifeCast

Video broadcaster crossmediale di contenuti ed eventi live creati dagli utenti

Critical City

Gioco di ‘trasformazione urbana’

PortoQui

Iniziativa nata per mettere a sistema il turismo nautico con le aziende agricole presenti sul territorio offrendo ai diportisti un servizio avanzato di gestione della cambusa e valorizzando l’offerta turistica locale

Exploring democracy

Un’indagine sui rapporti di interazione della comunità sociale con lo spazio fisico urbano

Equalway

Cooperativa nata con l’obiettivo di realizzare un framework collaborativo a favore dei gruppi di acquisto solidale (Gas) e dei piccoli produttori che lavorano in ambito equosolidale, biologico e a tutela dei prodotti tipici e delle biodiversità

Foto: br1dotcom, flickr

Ottenere consulenze gratuite da associazioni pro bono

31 agosto 2009 scritto da Nicola Bruno - Inserisci un commento »

businesscolheadersupports

Come e dove le organizzazioni no profit possono trovare aiuto a costo zero.

Anche fare del bene costa. Non pensiate sia semplice, né tantomeno gratuito. Lanciare un business legato ad attività di beneficienza o a favore dell’ambiente implicherà uno sforzo economico grande (quasi ) quanto quello necessario a una società for profit. Anche in questo caso si può far ricorso al venture capitalism. Negli States ci sono investitori – come Acumen Fund, Triodos Bank, The New Economics Foundation, Social Venture Capital Fund, ecc. – specializzati nel fornire fondi e sostegno al mondo ‘social’.
Le organizzazioni senza fini di lucro comunque, proprio come tutte le altre, hanno bisogno di know how e di diverse competenze (legali, contabili, finanziarie, creative, ecc.); quando queste non sono disponibili all’interno della società stessa vanno ovviamente ricercate all’esterno, dunque divengono portatrici di un vero e proprio costo. Ma come si può ottenere questo tipo di servizi necessari alla sussistenza della società, pur gestendo budget (relativamente) bassi? La soluzione si chiama ‘pro bono’.
Su Good.is Joe Ippolito segnala alcune aziende il cui fine è quello di offrire, appunto, consulenza gratuita a soggetti no-profit che ne hanno bisogno. Tra esse, ad esempio, c’è Score, società di counseling con 400 sedi negli Stati Uniti, capace di costruire soluzioni su misura per ogni ‘cliente’. Hanno consulenti per qualsiasi tipo di campo/problema deputati ad incontri faccia-a-faccia o a sedute online.
Nel campo legale, un player importante è la Lex Mundi Pro Bono Foundation, la quale – anche se accetta solo organizzazioni no profit ‘introdotte’ da società partner – vanta una lunga lista di collaboratori che forniscono gratuitamente i loro servizi.
Ma il supporto ‘pro bono’ è disponibile anche in altre aree. La Ideo, ad esempio, offre consulenza a livello globale nel settore del design. Le organizzazioni no profit sono spesso invitate per sessioni di un’ora con i designer della società al fine di risolvere i loro problemi di business, che possono spaziare da questioni strettamente tecniche a issue meno tangibili come la creazione di un movimento intorno ad leader.

Fonte della foto: Good.is