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Gli ultimi sviluppi del progetto Ustation

10 febbraio 2010 scritto da Leo Sorge - Inserisci un commento »

Pubblichiamo l’ultima parte dell’intervista a Gianluca Reale, Ceo di Umedia, in cui l’imprenditore ci parla di Ustation Challenge e dei progetti futuri del media network universitario.

Gianluca RealeUstation e Tim hanno lanciato a gennaio “Ustation Challenge”, un’iniziativa dedicata agli studenti universitari. Nel corso di sette mesi saranno previsti sei incontri e tre concorsi. Il primo contest, che si concluderà il 14 marzo, si chiama “I media del domani. Siamo tutti reporter”. L’obiettivo è fornire ai giovani universitari italiani l’occasione di entrare nel nuovo mondo del giornalismo partecipativo, facendo conoscere la loro visione della società attuale dell’oggi e del domani, soprattutto grazie alle nuove tecnologie. Come recita il bando, inchieste, servizi, reportage, piccoli documentari potranno essere realizzati per il contest in formato video, audio o attraverso immagini; i file audio e video non dovranno superare i 10 minuti di durata. Possono partecipare sia singoli, sia gruppi di lavoro.
Il concorso è stato ideato e supportato da Umedia e sponsorizzato da Tim.

“Questa nostra iniziativa appena partita” afferma Gianluca Reale – Ceo di Umedia, “bene esemplifica la linea di azione che intendiamo seguire nello sviluppo dei nostri progetti”.

I prossimi appuntamenti di Ustation Challenge saranno i contest “Un Paese sostenibile” (15 marzo-16 maggio) e “Il mondo come lo vuoi tu” (17 maggio-18 luglio) mentre, per quanto riguarda gli incontri, alla presentazione dell’iniziativa tenutasi alla Cattolica di Milano il 17 dicembre scorso ha fatto seguito l’approfondimento su “Giornalismo partecipativo e nuovi media” che è stato ospitato il 9 febbraio all’Università di Bologna.

Sponsorship e comarketing
La lunga intervista di Gianluca Reale si conclude con alcune considerazioni riguardanti il progetto principe di Umedia, il network italiano dei media universitari Ustation. Il network raccoglie programmi di informazione e infotainment prodotti e sperimentati presso le università e li propone all’attenzione dei media professionali: radio-tv, carta stampata e via dicendo.
La distribuzione dei contenuti avviene in modalità di convergenza crossmediale, ovvero veicolando lo stesso contenuto senza alterarne la forma a seconda dello specifico canale. La proposta si differenzia quindi in fase di progettazione e produzione, sviluppando contenuti e format. “Rispetto alla radio e TV generalista”, dice Reale, “sui nostri canali l’argomento viene affrontato sempre con un piglio più giovane e spesso più incisivo”, mantenendo una struttura di tipo tradizionale. In un numero limitato di casi, inoltre, si cerca di fare innovazione nel linguaggio di comunicazione.
Il modello di business è semplice e diretto: sponsorship e comarketing, quest’ultimo bene avviato insieme a Tim sull’iniziativa Ustation Challenge. “Prevediamo anche la vendita di pubblicità”, conclude Reale, “che potremo attivare tra qualche mese, quando i numeri saranno cresciuti e consolidati”.

La prima parte dell’intervista a Gianluca Reale è disponibile qui, la seconda qui.

Bravi ragazzi. Luca Sofri incontra Nicola Greco

8 febbraio 2010 scritto da Nicola Bruno - 1 Commento »

Un’intervista di Luca Sofri a Nicola Greco riguardante il fenomeno dei cosiddetti nativi digitali, pubblicata sul numero di febbraio di Wired Italia e postata sul blog Wittgenstein.it.

Nicola Greco“Sono un ragazzo normalissimo, la sera esco con i miei amici”. Non è vero che sia un ragazzo normalissimo, Nicola Greco. Non solo ha delle ambizioni e delle capacità legate alla programmazione e a internet che non si trovano tanto facilmente tra i sedicenni. Ma non è neanche il prototipo del ragazzino geek e sfigato: non ha la montatura degli occhiali spessa né l’aria di quello che la prima ragazza la troverà se gli va bene al terzo anno di università, anzi.

Ma qui la descrizione di Nicola comincia già a essere ardua, per uno come me che potrebbe essere suo padre: come si fa a raccontare un ragazzo di sedici anni, che ha tutti gli entusiasmi e le ingenuità dei sedici anni, senza suonare paternalistici? Senza essere paternalistici? Non si può, ho concluso: lo sono già con questa riflessione, e forse è sciocco anche cercare di evitarlo. Sarò paternalistico, pure con uno che sa una quantità di cose che io no, e che saprà stare al mondo molto più di me, probabilmente.

Nicola Greco ha quindi sedici anni, vive a Roma dove si sono trasferiti i suoi genitori calabresi, e fa il liceo scientifico (“buona scuola, il preside è molto bravo: ma le scuole italiane non sono in grado di insegnare l’inglese bene, me la devo cavare da solo”). Ha un accento romano che cerca di moderare con gli adulti estranei, ma poi gli scappa “tempo libbero” o un “mo’ sto facendo” che subito corregge. Sta molto attento a come parla, abituato a confrontarsi con adulti e con persone diverse da lui e dai suoi riferimenti. Qualche volta adotta delle formule da verbale dei carabinieri – “all’età di tredici anni…” -, altrove azzarda con cautela termini tecnici che teme il suo interlocutore non capisca: e allora esita un secondo prima di dire “…javascript” o “…ubuntu”. Ha una bella faccia allegra, l’aria da bravo ragazzo e maturità e umiltà di cui qualunque genitore andrebbe fiero: compreso il suo, di genitore, un medico che l’ha messo davanti a un computer da piccolo, e poi ha permesso che usasse il suo nome per registrare i primi domini internet (aveva dodici anni).

Parlando con Nicola della sua generazione, dei nativi digitali, la sua descrizione è assai più cauta dei cliché che ci raccontiamo noi adulti: “Mia sorella e la maggior parte dei ragazzi vede internet come un posto per perdere tempo e fare cose divertenti, a me piace fare dei progetti, scrivere codice: voglio produrre qualcosa, imparare cose, accumulare qualcosa che mi resta. Gli altri giocano a calcio, a me piace leggere manuali sul web semantico”. Dice che i ragazzi non usano Twitter – “Molti miei amici neanche lo sanno cosa faccio su internet. In classe mia lo sanno in quattro o cinque. Gli amici con cui condivido queste cose li ho conosciuti in rete” – perché offre loro troppo pochi “optionals” rispetto a Facebook. Negli ultimi due anni Nicola Greco ha scritto, diffuso e venduto applicazioni e plug-in per social networks. Ha cominciato a essere conosciuto in giro, gli è capitato di guadagnare abbastanza in un mese per comprarsi un MacBook Pro, ha trovato facce meravigliate nei primi BarCamp o raduni di adulti che ha frequentato, ma ormai gli hanno preso le misure e in questo momento ha due progetti in corso con la collaborazione di Telecom (uno è un’evoluzione del suo “Twittami”, un plug-in legato a Twitter, e un altro è un esperimento pubblicitario) e un’idea per un’applicazione di Facebook. Nella firma della sua mail ha scritto “Social network architect”. Gli ho chiesto cosa pensa del dibattito sull’equilibrio da trovare tra “conversazioni” e “contenuti”, e la sua risposta ha del tutto ignorato i secondi: “ci sono quelli che usano i social network per parlare di sé e quelli che li usano per comunicare con gli altri”.

Wired vuole sapere da lui cosa farebbe se potesse governare l’Italia: Se governassi l’Italia investirei sui giovani e sulla rete. Investirei di più sulla scuola italiana che ha davvero bisogno di fondi. Credo nella banda larga in Italia come fattore per crescita economica. Ma non credo comunque di avere la maturità per governare il paese, almeno per ora”. Non ci scommetterei, ma parliamo d’altro. E a dimostrazione di quanto tutti i mondi siano micromondi, e spesso stagni, non sa cosa sia “Lost” (io ignoravo BuddyPress, per contro) ma sogna di conoscere Gianluca Neri, organizzatore tra l’altro dell’annuale “BlogFest”. Ma su tutto, Nicola ci tiene a mostrare quanto sia un ragazzo “normale”: fa sport, esce con gli amici, si “diverte” con le ragazze (“non sono alla ricerca di qualcosa di serio. Una volta però ho trovato una ragazza che conosceva l’HTML”).
Ma a cosa pensi, quando dici “normale”? “Sono così normale che non ho niente di particolare da raccontarti”.

Luca SofriLuca Sofri è il giornalista titolare del blog Wittgensten.it. Scrive attualmente per i quotidiani La Gazzetta dello Sport, Il Foglio, l’Unità e per le riviste Vanity Fair, GQ e Wired. In passato ha curato una rubrica dedicata a eBay su Internazionale, settimanale con cui tutt’ora collabora. Sino alla fine del 2009 ha condotto con Matteo Bordone tutti i giorni su Radio 2 il programma radiofonico Condor. Nel 2002 su La7 ha condotto insieme a Giuliano Ferrara la trasmissione di approfondimento “Otto e mezzo”. Il suo primo libro è del 2005 e s’intitola “Playlist – Guida alle 2556 canzoni di cui non potete fare a meno”.

Fonti delle immagini: Capitale Digitale e Internazionale.it.

L’esperienza di Umedia all’interno di Working Capital

3 febbraio 2010 scritto da Leo Sorge - Inserisci un commento »

Continua l’intervista con il Ceo di Umedia, la start up che aggrega gli University-Created Content e li valorizza sul mercato. Questa volta Gianluca Reale ci parla della sua esperienza di questi mesi all’interno del programma di supporto di Working Capital.

Gianluca RealeUn esempio di successo immediato nell’adesione a un progetto come Working Capital è Universication, il programma TV trasmesso da La7 e realizzato dallo staff di Umedia, ovvero Gianluca Reale, Elena Bravetta, Tiziana Cavallo, Romeo Perrotta, coadiuvati dal direttore artistico Marcello Bianca.
Universication ha raccontato il mondo universitario con tutti gli strumenti dei grandi network. Il programma, composto da 13 puntate andate in onda la notte all’una e trenta, era prodotto da Umedia e rientrava in pieno nell’approccio multipiattaforma tv-web dell’emittente del gruppo Telecom Italia. Fin dal nome ci si riferiva alla comunicazione mainstream, facendo il verso a Californication, una serie Tv di grande successo tra i giovani.
Visto dal di fuori sembra tutto facile: qualcuno produce materiali interessanti e tecnicamente validi, si lascia aggregare senza particolari condizioni, si fa una cernita e si cercano sponsor. La realtà è molto diversa, fin dall’inizio.
“Gli accordi legali con gli atenei sono difficili”, sintetizza Gianluca Reale, Ceo di Umedia, “e conciliarli con Telecom lo è ancora di più”.
Quando nasce Working Capital i quattro ideatori di Ustation hanno un piano di massima che sta per partire, ma l’avvio del programma di Telecom Italia offre loro un momento di riflessione. “Aderire voleva dire aggiungere altre regole e posticipare l’arrivo sul mercato”, esplicita Gianluca, “ma, in cambio, offriva molte possibilità di crescita e di strutturazione”.
La decisione è favorevole e, a luglio 2009, Umedia diventa la prima start up di Working Capital supportata da un contratto d’investimento.
“Telecom ci ha fornito i servizi di costruzione del sito, consulenti lato media e consulenza sul business plan”, racconta. “Il contatto in dPixel è Alessandro Santo, ma io già conoscevo Salvo Mizzi di Telecom“.

Strutturare richiede tempo
“Dopo una prima versione, abbiamo lanciato il restyling del sito a dicembre 2009. Il lavoro attuale è ancora perfettibile, ma adesso siamo pronti”. Secondo Reale “oggi i numeri sono bassi, 15 mila utenti unici e 80-100 mila pagine al mese, ma contiamo di moltiplicarli più volte in breve tempo”. L’obiettivo è la pubblicità on-line.
I cardini del business model sono due, sponsorizzazioni e comarketing. Se il primo punto può essere sviluppato solo aumentando il numero dei visitatori, per il secondo non manca nulla ed infatti è già partito un primo esempio, Ustation Challenge: “Tim ha fornito la sponsorizzazione di un evento di comarketing, il contest, appena lanciato”. Dopo l’esperienza con La7, quindi, arriva quella con Tim.
Oggi l’attività di Umedia viene svolta in automatico dai soci, che per la redazione e il marketing si avvalgono anche di alcuni collaboratori regolari. “Siamo coperti fino a giugno”, dice Reale, “e ovviamente stiamo lavorando bene per continuare senza problemi”.

Capital, dal Working al Venture
Il termine start up viene immediatamente associato alla ricerca di capitali di ventura. Certamente è ancora presto per un’attività iniziata solo nel 2009. “Senza Working Capital, pur lanciando prima il nostro servizio, non avremmo mai imparato quello che sappiamo ora riguardo la gestione di impresa e il marketing e, molto probabilmente, non ce l’avremmo fatta”
Dopotutto l’azienda è giovanissima e, parlando di start-up, viene da pensare al vero e proprio venture capital, denaro liquido affidato al management. Anche Umedia ci pensa, ed ha le idee chiare: “Eventualità del genere le dovremo valutare insieme a Telecom Italia” conclude Reale.
Nella parte finale della sua intervista, che pubblicheremo la prossima settimana, il Ceo di Umedia ci parlerà meglio degli sviluppi attuali e futuri del progetto Ustation, a partire dal contest “Ustation Challenge”.

La prima parte dell’intervista a Gianluca Reale è disponibile qui.

L’innovazione secondo Gianluca Dettori. Videointervista su MarketingTube

28 gennaio 2010 scritto da Nicola Bruno - 2 Commenti »

Il fondatore di dPixel, intervistato da MarketingTube, esprime il suo parere sul sistema dell’innovazione in Italia e sui problemi che incontra la generazione dei nativi digitali.

“In tutto il Mondo è in atto un fenomeno inevitabile di digitalizzazione della società”. Questo il pensiero espresso da Gianluca Dettori nell’intervista che ha rilasciato ad Alberto Bregani per la web-tv MarketingTube.
Il fondatore di dPixel, chiamato a discutere di innovazione, esordisce con un parere sui cosiddetti nativi digitali, ossia su quella generazione che è “nata con in mano il mouse”, definendoli come persone che stanno inventando il linguaggio dei media digitali. Purtroppo però – fa notare Dettori – in Italia questi ragazzi hanno difficoltà a dire la loro e a emergere, anche a causa di un malfunzionamento nell’ecosistema dell’innovazione. Nonostante lo Stato realizzi ingenti investimenti in questo senso, la capacità innovativa italiana appare decisamente indietro rispetto a quella di altre realtà europee. La mancanza di adeguati aiuti pubblici e un ecosistema locale non propriamente fertile impediscono ai nativi digitali italiani di competere ad armi pari sulla scena internazionale.
Il mercato digitale italiano è abbastanza arretrato, dunque, anche solo rispetto al resto dell’Europa. Dettori in chiusura cita altri paesi che invece sono molto attivi e che in questo momento danno grande importanza all’innovazione, all’hi-tech e al digitale, come Brasile, Cina, India, Israele, ma anche le più vicine Francia e Germania.

Come nasce una start up italiana di successo: intervista a Gianluca Reale, Ceo di Umedia

27 gennaio 2010 scritto da Leo Sorge - 11 Commenti »

Pubblichiamo la prima parte dell’intervista a Gianluca Reale, Ceo di Umedia, in cui l’imprenditore racconta la nascita della sua azienda, dall’incontro tra i fondatori, al lancio, tre anni più tardi, del network Ustation.

Ustation (screenshot)Dietro a un’idea ci sono esperienze, ambizioni e soprattutto persone, che possono affrontare insieme svariati percorsi, compreso quello di un’azienda innovativa. I motori di Umedia, la prima start up ad essere supportata da Working Capital con il contratto di investimento, sono quattro: Gianluca Reale (42 anni, catanese), Elena Bravetta (34, torinese), Tiziana Cavallo (34, pugliese ma vive a Verona) e Romeo Perrotta (sempre 34, Siena). Ciascuno di loro ha sviluppato esperienza manageriale in una radio universitaria, rispettivamente Radio Zammù, Radio 110, Fan (Fuori Area Network) e la prima di tutte, quella Facoltà di frequenza che tanta storia ha fatto nei suoi dieci anni di vita.
In questa intervista, Gianluca Reale, CEO di Umedia, ci racconta come è nata questa start up, partendo dall’incontro con quelli che oggi sono i suoi attuali soci. L’occasione è stata la prima edizione di Raduni, il festival delle emittenti universitarie tenutosi a Padova: lì Reale ha conosciuto persone pronte a condividere un progetto comune.
Per inciso, proprio grazie a Raduni in Italia il movimento delle radio universitarie è piuttosto organizzato. Tra le azioni a favore degli aderenti, l’associazione ha condotto trattative per la convenzione agevolata con SIAE ed SCF. L’Associazione produce Raduni News, un notiziario nazionale che è diventato punto di contatto tra istituzione e studenti grazie ad un accordo con la CRUI (Conferenza dei Rettori).

Tre anni d’oro: 2006-2009
Gianluca Reale“Ci siamo conosciuti nel 2006 a Padova, in occasione del primo festival dell’associazione Raduni”, ricorda Gianluca.
La reputazione personale degli attuali soci di Umedia è sempre stata piuttosto alta, prima in sede locale, poi su scala nazionale, anche grazie al buon successo di Raduni. “Nel 2007 il professor Morcellini de La Sapienza di Roma ci ha invitati a parlare al ComPA, l’annuale manifestazione sulla Pubblica Amministrazione che si tiene a Bologna. In quell’occasione ho trovato nuovamente Salvo Mizzi di Telecom Italia, che già conoscevo”. L’incontro è fecondo: il contatto si rafforza e nel 2008 sfocia nella sponsorizzazione del Festival delle Radio Universitarie organizzato a Catania.
Nel luglio 2008 nasce Umedia, la start up che porta contenuti e format universitari in contesti che generano valore aggiunto e quindi denaro. Il 22 maggio 2009 ha debuttato la versione beta di Ustation, il primo network dei media universitari che aggrega on-line un ampio palinsesto di contenuti prodotti negli atenei italiani. Sulle frequenze di Ustation la parola d’ordine è UCC, University Created Content, per definire ciò che le università statunitensi oggi sfornano con grande abbondanza e recentemente, con un certo vezzo, chiamano USC, University Sourced Content.

Ustation, Umedia e Raduni
Queste tre realtà, operanti in stretto contatto tra loro, stanno facendo crescere il movimento dei nuovi media in ambito universitario per poi proporli all’attenzione del grande pubblico.
In Umedia Reale è il CEO, Bravetta si occupa del prodotto, Cavallo della redazione e Perrotta è alla comunicazione.
Oltre all’aggregatore Ustation, la start up ha già prodotto un format per La7 (Universication, 13 puntate già trasmesse) e una manifestazione sul territorio (Ustation Challenge, tre contest e sei incontri in altrettanti atenei), iniziative che approfondiremo nelle prossime parti dell’intervista.