
Come mettere in atto la fase esecutiva del proprio business. I consigli di Guy Kawasaki, Terry H. Hill e Jim Rogers sulla fase operativa che segue la pianificazione.
Se il primo passo fondamentale per una start up è preparare un business plan e il secondo è ricercare i fondi necessari all’impresa, sicuramente il terzo riguarda la stesura del cosiddetto executive plan. In altre parole: una volta ottenuto il denaro di cui si ha bisogno, è necessario procedere all’attuazione del business plan.
Questo è un momento fondamentale poichè, se il piano non entra al più presto nella fase operativa, col tempo finisce per perdere senso e valore. In estrema sintesi: un business plan non attuato è un business plan morto.
Secondo Terry H. Hill la principale funzione svolta da un piano d’azione è quella di aiutare l’imprenditore ad organizzarsi e a coordinare le attività. Difatti questo documento solitamente include una tabella di marcia con le date entro cui svolgere le principali attività (le deadline), le risorse necessarie per raggiungere gli obiettivi prefissati e i metodi per misurare il raggiungimento degli stessi obiettivi. Preparare un piano esecutivo serve anche ad individuare potenziali aree problematiche, a considerare l’impatto di determinate operazioni sul business e, in ultima istanza, ad aumentare la produttività.
Nel redigere un piano esecutivo è consigliabile indicare le priorità e descrivere le specifiche riguardanti l’implementazione del business plan. I punti chiave del piano d’azione sono costituiti dagli obiettivi a lungo e breve termine. Questi ultimi si configureranno come step intermedi atti a intervallare quelli a lungo termine, che dovranno essere definiti per primi. I passi più piccoli serviranno, quindi, a rendere più semplice il cammino verso obiettivi più lontani e più difficili da raggiungere. Inoltre è consigliabile effettuare ogni 3 o 6 mesi un controllo su questi step in modo da verificare se si stia procedendo nella giusta direzione.
Il piano, comunque, va usato anche per definire l’operatività giornaliera, perciò è utile indicare quando e come verranno attuate le attività riguardanti le assunzioni, la gestione del settore di ricerca e sviluppo, l’interazione con i clienti, l’arrivo sul mercato, la promozione dell’azienda e i rapporti con i partner e la rete commerciale.
Non meno importante è la sezione legale. Nel documento bisogna includere anche informazioni dettagliate sulla documentazione legale, così come sulle procedure da compiere per ottenere la registrazione dei marchi e i brevetti necessari all’impresa. Vanno inoltre riportate informazioni fondamentali come gli immobili da prendere in affitto e la creazione di eventuali home office, l’ordinazione, l’installazione e il mantenimento delle attrezzature, l’acquisto e l’inventario delle scorte.
A supporto della fase esecutiva del piano può essere utile seguire queste dieci indicazioni riportate da Guy Kawasaki sul suo blog.
1. Creare un piano degno di essere messo in pratica. Eseguire un business plan è molto più semplice se si tratta di un progetto sensato. Se, invece, questa operazione dovesse risultare particolarmente difficile, allora vorrà dire che qualcosa non funziona e che forse si sta lavorando su fondamenta sbagliate.
2. Fissare gli obiettivi. Un obiettivo non vale l’altro. Per capire se un traguardo fissato abbia senso e faccia al caso nostro, bisogna verificare che sia dotato di misurabilità, raggiungibilità, pertinenza.
3. Posporre o almeno ridurre l’enfasi sugli obiettivi poco attinenti al business. Creare, ad esempio, un ambiente di lavoro gradevole sarà senza dubbio un risultato posivito ma non rappresenta affatto una priorità per il business.
4. Comunicare gli obiettivi. Alcune informazioni non devono restare chiuse nei corridoi della dirigenza. Nel momento in cui si raggiunge un traguardo importante è buona norma comunicarlo a tutta l’azienda. In questo modo ogni dipendente troverà nuove motivazioni e sarà in grado di capire come dare il proprio contributo per il raggiungimento degli obiettivi successivi.
5. Misurare i progressi su base settimanale. Il livello di avanzamento del progetto è misurabile solo attraverso la verifica del raggiungimento degli obiettivi che ci si è posti. Bisogna fare comunque attenzione a non stabilire più di tre o cinque obiettivi per volta poiché è difficile rimanere focalizzati su un numero più alto di item.
6. Stabilire un unico titolare della responsabilità. Ogni obiettivo deve necessariamente avere un solo responsabile poichè, in caso contrario, si potrebbe creare confusione. Nei momenti di difficoltà, inoltre, si rischierebbe di cadere nella trappola dello ‘scaricabarile’. Bisogna evitare, quindi, che ci sia ambiguità nell’attribuzione delle responsabilità.
7. Seguire un obiettivo finché non viene raggiunto o finché diventa irrilevante. Bisogna fare attenzione affinché tutti gli obiettivi vengano raggiunti o perlomeno vengano abbandonati solo quando si rivelano non più importanti. Questo controllo è critico poiché a volte, dopo un breve periodo di tempo, l’entusiasmo scema e alcune questioni divengono irrilevanti per i dipendenti mentre invece continuano ad essere di fondamentale importanza per certi clienti.
8. Ricompensare chi raggiunge gli obiettivi. Riconoscere il merito e premiare chi raggiunge gli obiettivi prefissati è di fondamentale importanza. Questa pratica ha una doppia funzione: confermare la fiducia nell’interessato, che sarà così motivato a continuare sulla strada dell’impegno e, allo stesso tempo, spronare gli altri dipendenti, mostrando come i meriti vengano effettivamente riconosciuti.
9. Sviluppare una cultura aziendale orientata all’esecuzione. Chiedere ai propri collaboratori di impegnarsi per raggiungere gli obiettivi non deve essere un’eventualità rara, piuttosto si deve configurare come una vera e propria filosofia per l’azienda, un modo di fare continuo e costante nel tempo. In tal senso è consigliabile che siano i fondatori, la dirigenza e l’amministratore delegato a dare l’esempio, mostrando un concreto impegno nel lavoro di tutti i giorni.
10. Trovare il proprio “Morpheus”. Nel film “Matrix” Morpheus è il personaggio che fa da guida al protagonista e che gli chiede di scegliere tra pillola rossa e la pillola blu. Avere un supervisore, una guida, è utile perché mette i dipendenti nella condizione di sapere sempre cosa accade all’interno dell’azienda.
In conclusione Jim Rogers ci ricorda che rimanere focalizzati sul piano esecutivo è fondamentale – nonostante le mille distrazioni sempre pronte ad interromperci. La misurazione dei risultati ed il confronto con le previsioni e le aspettative devono essere operazioni frequenti e costanti, soprattutto perché permettono di compiere aggiustamenti e migliorie in corso d’opera. Ogni valutazione va basata sui fatti e non sulle opinioni. Anche perché un “piano B” eseguito nel modo giusto è sempre meglio di un “piano A” mai messo in pratica.
Fonte dell’immagine: koalazymonkey.