Il Presidente del CRIAI, nel suo intervento al Working Capital, invita le aziende a prestare ascolto alle idee dei giovani universitari, tra i quali sono presenti le vere menti in grado di guidare l’innovazione italiana.
Il Prof. Giorgio Ventre ha aperto il proprio intervento alla tavola rotonda del Working Capital definendosi un “innovatore classico”, ovvero uno di quelli che ancora credono nell’imprenditoria quale generatrice di valore. Questo significa – ad esempio – realizzare progetti in grado di fornire lavoro ai giovani, di migliorare la vita della gente comune, il tutto in maniera stabile e duratura. Ed è proprio la sostenibilità sulla lunga distanza, spesso, a mettere in luce i problemi di un progetto all’apparenza solido. Per questa ragione è ancora titubante nel definire Facebook ed altri ben noti servizi web come grandi realtà imprenditoriali moderne, preferendo aspettare per valutarne la resistenza nel tempo.
Volgendo lo sguardo all’Italia, il Presidente del CRIAI si è detto estremamente ottimista, contento di poter constatare un nuovo interesse delle grandi realtà imprenditoriali nei confronti dei settori legati all’innovazione. Persiste, però, la diffidenza dei confronti delle risorse nostrane, siano esse progetti, prodotti o risorse umane.
Sarebbe invece opportuno prestare attenzione ai centri di ricerca italiani e alle università, ambienti che concentrano le menti più preparate e competenti, in grado di dar vita alla vera innovazione. Questa consapevolezza è alla base dell’invito che Ventre rivolge alle aziende: avvicinarsi agli universitari e sapere ascoltare cosa hanno da dire e da insegnare. Le occasioni per farlo – in suolo italiano – iniziano a sorgere, dal Working Capital al TesiCamp, e vanno sfruttate.
Guido Arata






