Posts Tagged ‘Federico Fasce’

Entrepreneurship News #10

22 dicembre 2009 scritto da Giorgio Marandola - Inserisci un commento »

Cinque link alle notizie più rilevanti della settimana riguardanti il mondo dell’imprenditoria online, delle start up e del venture capitalism

What Makes an Entrepreneur? Perspiration (6/11)

Un altro articolo di Marc Suster sulle caratteristiche base che un imprenditore deve avere per ottenere il successo.
Questa volta vengono presi in esame l’impegno e la devozione da mettere nel proprio lavoro, partendo da un post anonimo apparso su TechChrunch Europe ad opera di un non meglio identificato venture capitalist inglese, in cui si afferma che esiste una sostanziale differenza nell’impegno che gli imprenditori metteno nella propria start up, a seconda che ci si trovi in Europa o in Silicon Valley.

A VC’s Advice On How To Pitch VCs

Dieci consigli su come elaborare e presentare un elevator pitch in
maniera efficace. L’articolo è di Raj Kapoor, un venture capitalist
che prima di intraprendere la carriera di investitore ha fondato il
sito Snapfish, poi venduto ad Hewlett-Packard.

Dieci consigli su come elaborare e presentare un elevator pitch in maniera efficace. L’articolo è di Raj Kapoor, un venture capitalist che prima di intraprendere la carriera di investitore ha fondato il sito Snapfish, poi venduto ad Hewlett-Packard.

How to bring a product to market

Presentazione SideShare di Venture Hacks che illustra il processo attraverso il quale un prodotto viene presentato sul mercato e commercializzato, fine a divenire un “must have product”.

A VC view of 2010 with Accel Partners’ Rich Wong

Rich Wong è un venture capitalist che nel corso dell’ultimo anno ha contribuito a finanziare compagnie come AdMob, poi acquistata da Google. In questa video intervista, Wong fa le sue previsioni dal punto di vista imprenditoriale per il nuovo anno, concentrandosi su real time web, social networking e mobile.

Viaggio nell’ innovazione – italiana Urustar il gioco si fa serio e diventa business

In questa video-intervista su Current si parla di “business ludici”, in particolare del caso tutto italiano di Urustar, raccontato dal suo fondatore Federico Fasce.

Design, tecnologia e contaminazione a UX Conference

14 dicembre 2009 scritto da Nicola Bruno - 1 Commento »

UX Conference

Pubblichiamo un reportage scritto da Luca Galli per Infoservi.it sulla UX conference, evento dedicato all’innovazione nel campo dell’esperienza utente che si è tenuto lo scorso 3 dicembre a Lugano.

“Contaminazione” è stata la parola chiave, anzi la password di UX conference, appuntamento promosso dalla Sketchin di Luca Mascaro lo scorso giovedì 3 dicembre a Lugano. Contaminazione qui vuol dire scambio, su piani diversi e combinati: scambio tra i designer e i “grigi personaggi del marketing” (kudos per l’autoironia di Stefano Adami, tra i relatori), o tra i clienti e gli sviluppatori (presenti in forze, almeno a giudicare dalle grandi risate per le provocazioni di Francesco Cirillo), ma ancora di più scambio tra utenti e aziende, gli utenti al centro della user experience o UX.

Inciso: a dirla tutta, anche se UX è un’espressione molto diffusa nell’industria e nell’accademia, più che di “utenti” sarebbe meglio parlare di “persone” o “individui”, tenendosi lontani dal primato implicito di macchine e sistemi nascosto nell’espressione user (un argomento sviluppato da Liam Bannon nel lontano 1991: the human is often reduced to being another system component“).

Come che sia, si diceva di contaminazione, user experience e aziende: visto che prodotti e servizi di qualunque tipo finiscono pur sempre nelle mani delle persone, lavorare sulla user experience forse può spingere davvero le organizzazioni a far circolare idee ed energie tra una funzione e l’altra, a far prendere aria ai silos dei dipartimenti, a fare innovazione, non per il gusto della novità, ma perché di questi tempi “se non si innova si muore” – così Massimo Pettiti, primo keynote speaker della conferenza.

La parabola dei servizi “mobile and wireless”, tracciata appunto da Massimo, dice qualcosa al riguardo: mentre dieci anni fa l’italianissima Omnitel sperimentava i primi portali mobili, all’epoca in cui l’industria europea aveva l’orgoglio e la spinta del primato sul GSM, oggi sui tavoli pullulano gli iPhone, e si discute della resilience di Nokia o dell’impatto di Android… è girato il vento. Da qua, però, si riparte per cercarsi opportunità. Tra i casi citati: mobc3, delivery multiplatform di contenuti e altro ancora (disclaimer: amici comuni di Massimo, miei e di Infoservi) e gli austriaci di wikitude, applicazione iPhone di Augmented Reality.

Dall’industria si è passati poi a una prospettiva più accademica e scientifica. Prima è arrivato Stefano Bussolon di HyperLabs, con un intervento sul design motivazionale. Di fronte a una Rete che ora sembrerebbe vuota senza le parole, le foto e le storie delle persone, interrogarsi per esempio sui motivi che spingono a editare le voci di Wikipedia (“odio veder scritte delle boiate”, una risposta dal pubblico), serve a illustrare un impianto teorico nel quale la progettazione e la valutazione delle tecnologie tengono conto sia dei valori intrinseci di tipo estetico ed emotivo, sia di quelli utilitaristici e valoriali, sul piano individuale e sociale. Stefano non me ne voglia per la semplificazione brutale: per capire meglio di che si parla rimando ai suoi articoli e a quelli citati di Gianandrea Giacoma e Davide Casali.
(continua…)

Federico Fasce di Urustar – Elevator Pitch (video)

24 luglio 2009 scritto da Nicola Bruno - Inserisci un commento »

All’elevator pitch di Torino il game designer Federico Fasce ha portato un progetto di business inerente il gioco. La presentazione di Urustar – la sua società che produce giochi per il XXI secolo – parte da una massima di William S. Burroughs in cui si sostiene che i due principi di base del nostro universo siano la guerra e i giochi.
Sappiamo per certo che la gente dedica al gioco un sacco di tempo. In Europa il 40% delle persone lo fa per almeno 12 ore alla settimana; negli Usa questa cifra sale fino al 60%. Un trend, per altro, in salita.
Secondo Fasce i giochi meritano di essere considerati “il medium del Ventunesimo Secolo”. Come dovrebbero essere, allora? Come andrebbero progettati? Innanzitutto si dovrebbe supportare e favorire una delle loro caratteristiche fondamentali: l’essere ‘multiplayer’. Di per sé, il gioco nasce come qualcosa di sociale. lo è intrinsecamente. Sotto questo punto di vista, il tipo di gioco ‘single player’, quello che sino ad ora ha dominato la scena, può essere considerato una vera aberrazione.
Un’altra caratteristica che non dovrebbe mancare ai giochi è la crossmedialità, in quanto ormai non ha più senso pensarli come strettamente legati ad una piattaforma. La tecnologia a nostra disposizione permette tranquillamente di avere molteplici piattaforme che condividono lo stesso insieme di dati – magari salvati in remoto e perfettamente accessibili da device di vario tipo (consolle fisse, consolle portatili, smartphone, ecc.)
Terza feature imprescindibile: la pervasività. Oggi infatti è possibile usare il mondo reale come luogo di esplorazione per cercare e raccogliere dati da utilizzare nel gioco. Basti pensare alla moltitudine di applicazioni ludiche che si possono creare sfruttando un telefono intelligente (tipo iPhone) dotato di modulo GPS.
Ma perché creare un gioco? Oltre alla generazione di valore monetario (il denaro prodotto dalla vendita), la produzione di un gioco può avere altri scopi. Ad esempio può essere un buon veicolo per l’advertising. In questi ultimi anni è stato dimostrato che quello del gioco elettronico si rivela come un ottimo ambiente per veicolare pubblicità e messaggi di tipo promozionale – non solo di tipo ‘display’.
Inoltre, essendo un ambiente chiuso e protetto, il gioco può fungere da valido mezzo per l’apprendimento. È chiaro che giocando si può imparare. Ormai sembra quasi una banalità, ma è così e va ricordato. Diversi pedagoghi lo professano da decenni.
Non da meno, Fasce ci ricorda che giocare può essere una leva stimolante per l’attivismo. Il gioco può spingere la gente a fare qualcosa di concreto nel mondo reale – non solo dal punto di vista strettamente politico.