Posts Tagged ‘business plan’

Plan Cruncher, un tool online per riassumere in icone il vostro business plan

15 marzo 2010 scritto da Alessio Jacona - 1 Commento »

Un utile strumento per gli imprenditori realizzato e reso disponibile gratuitamente dall’investment company olandese Lunatech Ventures.

La creazione di un business plan solido e credibile, con tutto ciò che questo delicato processo comporta e implica, è spesso oggetto dei post pubblicati su questo blog nonché dei vostri appassionati commenti.

Nel caso specifico, in luogo dell’usuale parere autorevole o dell’utile “how to”, segnaliamo un interessante tool denominato Plan Cruncher, la cui funzione è generare il riassunto visuale di plan cruncherun business plan. Lo strumento genera e concentra nello spazio di una pagina una summary costituita di semplici icone e brevi testi che, in primo luogo, consente all’utente di riconoscere a colpo d’occhio punti di forza, debolezze o spazi di miglioramento del proprio Business plan. Se poi il riassunto risulta esser efficace, l’imprenditore si ritrova tra le mani un innovativo documento di presentazione da sottoporre a potenziali investitori, i quali certo ne apprezzeranno facilità e rapidità di lettura.

Contrariamente a quanto si potrebbe pensare, Plan Cruncher non è farina del sacco di una startup 2.0, ma è una creazione della investment company olandese Lunatech Ventures, che lo ha fatto sviluppare per semplificare il proprio lavoro di selezione dei progetti da finanziare e poi ha pensato bene di renderlo disponibile gratuitamente online.

Come funziona:
Quando si avvia la creazione di un “crunched business plan”, il tool pone delle domande all’utente rispetto ad argomenti chiave come la composizione del team, le caratteristiche del prodotto e il piano di rientro, quindi consente di scegliere tra risposte multiple rappresentate da semplici icone. Immagini  create appositamente per rappresentare concetti complessi come “This is a high-risk venture that offers potentially high-rewards” o ancora “We have a business network and can get introduced to the right people”. C’è anche lo spazio per inserire del testo integrativo ma, significativamente, il numero massimo di caratteri consentiti è pari a 140.

In pratica, il risultato finale è una somma di icone e tweet che, seppure non bastano a sostituire un buon business plan, di certo costituiscono un utile documento di sintesi utile all’imprenditore per fare il punto della situazione e al finanziatore per procedere a una prima, rapida scrematura.

Altra mossa intelligente è stata quella di rilasciare le icone in Creative Commons, dando così la possibilità agli utenti di poter riutilizzare il loro “crunched businnes plan” in qualsiasi contesto si renda necessario, compresa la stampa su carta.

Un’idea intelligente che, secondo quanto riferisce Lunatech, sta già riscuotendo un discreto successo quantificabile nell’incremento del numero di  business plan che l’investment company si è vista recapitare dalla pubblicazione, pochi giorni fa, di Plan Cruncher.

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Ochtel alle startup: no business plan, no money

9 marzo 2010 scritto da Alessio Jacona - 9 Commenti »

Forte di un’esperienza pluridecennale, il business executive statunitense spiega perché avere una buona idea non basta ad ottenere finanziamenti per creare una startup e dispensa consigli su come strutturare un business plan credibile.

“Gli investitori non finanzieranno la vostra startup solo per darvi la possibilità di capire qual è il prossimo passo che dovete fare”. A parlare è Robert Ochtel, business executive con oltre 25 anni di esperienza nell’industria internazionale dei semiconduttori e delle telecomunicazioni. Come recita la sua biografia, negli ultimi 17 anni Ochtel ha preso parte al venture funding di diverse “wireless start-up companies” e, tra le altre cose, ha messo insieme finanziamenti per un totale di 50 milioni di dollari.

Un uomo con una solida esperienza sul campo, insomma, che dal gennaio 2009 condivide la propria visione del settore attraverso un blog dove, ultimo in ordine di tempo, ha pubblicato un post in cui si sofferma sull’importanza di pensare, strutturare e scrivere un business plan degno di questo nome prima di rivolgersi a un finanziatore. Un contenuto tratto dal suo ultimo libro intitolato, significativamente, “Business Planning, Business Plans and Venture Funding – A Definitive Reference Guide for Start-up Companies”.

Avere una buona idea o un concept non basta – scrive senza troppi giri di parole Ochtel – ed è sbagliato aspettarsi che un Venture Capital sia disposto a mettere sul piatto dei soldi solo per darvi le risorse necessarie a farne un progetto vero e proprio. Più che altro, questo è il modo migliore per far sì che i finanziatori si voltino dall’altra parte. Per quale ragione? Perché hanno poco tempo a disposizione – spiega – e possono dedicarsi solo dalle opportunità di investimento meglio sviluppate e presentate.

Scrive Ochtel:

They fund you to execute a well thought through plan. To accomplish this, you need to do your planning, develop a business plan and be ready to execute. If you do this, you will greatly improve your potential for not only getting potential investor’s attention, and you will also increase your chances of receiving funding from these same investors.

Non solo: scrivere un business plan vi darà la possibilità di valutare meglio quale sia la strada più giusta da prendere e come percorrerla più velocemente possibile. Prendetevi almeno due mesi “to properly research and secure the appropriate informations that will help you develop a well thought through business plan”. Per riuscirvi sarà necessario compiere alcuni specifici passi:

  • Determining your proprietary technology, product or service offering;
  • Identifying the general trends and strategic opportunistic needs of the market;
  • Identifying a set of target markets and their growth projections;
  • Analyzing the competitors within your targeted markets;
  • Developing basic market entry strategy and tactics, and
  • Understanding the basic financial model of the targeted markets.

Messe insieme queste informazioni, sarà necessario sedersi a un tavolo e mettere su carta il business plan della propria azienda. Gesto non banale che richiede tempo e grazie al quale la vostra startup uscirà dal mondo delle idee per divenire finalmente qualcosa di reale e realizzabile.

Infine, la “lezione” di Ochtel si chiude con un altro utile consiglio: “al momento in cui vi ritrovate a parlare con i vostri potenziali investitori, dovete già essere in grado di mettere in pratica il vostro business plan” senza esitazioni.

To be ready for this, you need to have:

  • Identified and talked with your target customers;
  • Secured a well seasoned “A- level” executive team;
  • Secured relationships with any necessary strategic partners, and
  • Developed a well thought through and developed go to market strategy and associated tactics.

La fine di Veoh, ovvero cosa imparare da un fallimento imprenditoriale

16 febbraio 2010 scritto da Alessio Jacona - 3 Commenti »

Si chiude con la bancarotta la parabola di Veoh, piattaforma tv via Internet creata da Dmytri Shapiro. Dan Rayburn, analista di Frost & Sullivan, spiega le ragioni di un fallimento che definisce atteso e inevitabile nonostante la qualità del servizio e il valore di chi lo ha realizzato.

veoh_logoVeoh, nota piattaforma di tv via Internet nata per veicolare contenuti di grandi case cinematografiche, produzioni indipendenti e materiale creato dagli utenti, ha chiuso i battenti. Dopo quattro anni e mezzo di attività, un’epica battaglia legale (vinta) con la Universal per copyright infringement, tre round di finanziamento per un totale di 70 milioni di dollari, il CEO e fondatore Dmytri Shapiro ha dovuto infine arrendersi e gettare la spugna. Scrive sul suo blog:

Sfortunatamente una grande visione, un team appassionato, decine di milioni di utenti, milioni di dollari in ricavi e l’aver vinto una causa legale non sono stati sufficienti. La distrazione derivante dalle battaglie legali e le sfide imposte da una più ampia situazione macroeconomica ci infine condotto al capitolo 11 e, quindi, alla bancarotta.

Un destino crudele e apparentemente ingiustificato, se si vuole dar credito al bilancio proposto sempre da Shapiro che accredita a Veoh ben 28 milioni di utenti al mese e un “business with a run rate of $12 million”.

Una fine attesa e prevista con largo anticipo, se invece si dà ascolto a Dan Rayburn. Secondo l’analista di Frost & Sullivan, infatti, nel costruire un’azienda, “execution and focus are more important than vision”. Veoh, che pure era una buona azienda, ha bruciato 70 milioni di dollari perché – spiega Rayburn – il management non ha mai concretizzato un chiaro e conciso business plan nel quale fosse ben definito cosa intedeva offrire, quale fosse il problema che la loro piattaforma era in grado di risolvere e, soprattutto, quale sarebbe stato il business model dell’azienda:

Mentre le aziende hanno bisogno di ridefinire continuamente i loro obiettivi per rimanere al passo con il mercato che si evolve, Veoh ha sempre dovuto lottare per definire la propria identità e il proprio ruolo nel mercato. Il  modello di business è cambiato talmente tante volte e la suapiattaforma ha mutato obiettivo così spesso che, persino nel breve termine, nessuno sapeva realmente cosa Veoh avesse da offrire.

Il problema principale, insomma, è consistito nella mancanza di un focus preciso; nel voler “essere tutto per tutti”:

Veoh è stato una piattaforma video, un content syndicator, una guida tv, un recommendation engine, una piattaforma per la distribuzione di advertising e una software company che spingeva gli utenti a scaricare un suo player proprietario. Questo è semplicemente cercare di fare troppe cose.

Né tantomeno ha aiutato costruire tutta questa complessa macchina sperando di poterla sostenere unicamente con la raccolta pubblicitaria. Meglio sarebbe stato, suggerisce ad esempio Rayburn, focalizzare sul valore delle nicchie di utenti e di interessi che i contenuti indipendenti veicolati da Veoh avrebbero potuto attrarre.

“Things have to be kept in perspective,” ammonisce l’analista: se tu imprenditore raccogli 70 milioni di dollari dai tuoi investitori (in tre round rispettivamente da 15, 25, e 30 milioni ), non puoi aspettarti di mettere in piedi un business sostenibile senza avere a priori un’idea precisa di come generare introiti. Ci vuole molto più della “Visione” per essere in grado di trasformare la tecnologia in un prodotto/piattaforma capace di convincere gli utenti a pagare per farne uso e, quindi, in grado di generare ricavi sufficienti da essere profittevole.

Entrepreneurship News #15

29 gennaio 2010 scritto da Nicola Bruno - 2 Commenti »

Quattro link alle notizie più rilevanti della settimana riguardanti il mondo dell’imprenditoria online, delle start up e del venture capitalism.

How to Avoid Mediocre Co-Founders
Dana Oshiro riporta i consigli di Jessica Livingston, una delle co-fondatrici di Y Combinator, su come evitare di assumere personale mediocre per la propria startup. Tra questi, il più importante è quello di considerare sempre qualcuno più competente dell’imprenditore stesso, onde evitare di trovarsi a collaborare con persone incapaci o non all’altezza del compito assegnato.

Planning Fundamentals 2: All Business Plans are Wrong, But Vital
Tutti i business plan contengono degli errori in quanto preparati dagli uomini che, lo sappiamo, sono esseri fallibili. Eppure, secondo Tim Berry (fondatore della Palo Alto Software), la redazione di un business plan è un’operazione indispensabile. Scriverne uno significa affrontare un percorso composto da revisioni in corso d’opera, confronti con i risultati realmente ottenuti e correzioni.

Don’t write a business plan
Jason Cohen, il fondatore della Smart Bear Software, ribalta tutte le credenze consolidate in materia di business plan e invita gli imprenditori a non scriverne uno, basandosi sul principio per cui le cose non vanno mai come sono state pianificate. Per avvalorare le sue teorie riporta anche dichiarazioni di famosi venture capitalist e casi di società che sono state sul mercato per diversi anni senza aver preparato un vero modello di business.

Types Of Barriers: Static Advantages
Mark Peter Davies riflette sulle barriere che un’azienda può usare per frenare la competitività dei concorrenti. I brevetti e i segreti industriali possono essere efficaci nel difendere il core business dell’azienda, nonostante la loro protezione possa essere un’attività decisamente dispendiosa.

Riepilogo 11-15 gennaio 2010

16 gennaio 2010 scritto da Nicola Bruno - Inserisci un commento »

Durante questa settimana abbiamo trattato di eventi, network ClubIN, gestione di team, business plan, Startup Master, intelligenza artificiale, motori di ricerca, Meemi, crowdfinancing, Osservatorio startup in innovative e altro ancora.

Qui potete trovare tutti i post che hanno parlato in rete del progetto Working Capital e tutti i tweet che ci hanno citato.