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IN-FVG, il Friuli Venezia Giulia a caccia di idee imprenditoriali innovative

26 maggio 2010 scritto da Alessio Jacona - 1 Commento »

Sono già venti le proposte in lizza per la terza fase di selezione. Per presentare domanda di partecipazione c’è tempo fino al 31 maggio.

IN-FVG è il nome del progetto sostenuto e finanziato dalla Regione Friuli Venezia Giulia con lo scopo di favorire la nascita di nuove imprese sul proprio territorio regionale. La mission è scovare e valorizzare idee imprenditoriali ad alto contenuto tecnologico afferenti a tutti i settori produttivi, con una particolare attenzione verso biotecnologie, ICT (Information & Communication Technology), domotica, manifatturiero (meccanica e metallurgia), legno, navale e agroalimentare.

Il progetto è frutto della collaborazione tra tre entità, vale a dire l’Università degli Studi di Udine, Friuli Innovazione - Centro di Ricerca e di Trasferimento Tecnologico  e IRES-FVG, Istituto di Ricerche Economiche e Sociali del Friuli Venezia Giulia. Una partnership consolidata, se si considera che insieme i tre attori hanno già gestito l’incubatore d’impresa Techno Seed.

Una volta selezionate le idee più valide, si mette a loro disposizione tutto ciò che serve ad un’azienda nella fase di pre-incubazione, dall’orientamento all’assistenza negli adempimenti burocratici. Nella presentazione dell’iniziativa si legge:

Attraverso un percorso di formazione manageriale di alto valore, che culmina nell’elaborazione di un Business Plan definitivo, il progetto IN-FVG accompagna i soggetti selezionati, autori del “progetto azienda”, verso lo start up aziendale.

Il creare impresa viene favorito anche dallo sviluppo, grazie alle competenze presenti nella partnership di IN-FVG, di un ampio network di consulenze, collaborazioni e contatti sul territorio regionale.

Durante la prima e seconda fase di selezione sono già state scelte dieci idee imprenditoriali. Il prossimo il 31 maggio si chiudono invece le iscrizioni alla terza fase di selezione, che vanta già la presentazione di venti nuove  “business idea”. Alla fine del progetto, una giuria assegnerà ai business plan giudicati più validi borse di studio fino a 18mila euro.

Start Cup 2010, quando le idee competono per favorire la nascita di nuove startup

24 maggio 2010 scritto da Alessio Jacona - Inserisci un commento »

E possibile partecipare alla selezione inviando il proprio business plan strutturato entro il 17 settembre. C’è invece tempo fino al 18 giugno per prendere parte alla “Call For Ideas”

Giunta alla sua settima edizione, la Start Cup Milano Lombardia è una “business plan competition” rivolta a studenti, laureati, dottorandi e imprenditori che nasce con l’obiettivo di favorire la creazione di nuove startup ad alto contenuto tecnologico.

Il progetto, sostenuto dal Comune di Milano per mezzo del progetto “Milano Crea Impresa – La Rete degli Incubatori della Città di Milano”, è frutto della collaborazione tra diversi attori: Acceleratore d’Impresa del Politecnico di Milano, Fondazione Politecnico di Milano, Parco Tecnologico Padano, Incubatore Alimenta e Fondazione Filarete.

Sono previste due modalità di partecipazione:

1) se i candidati hanno già pronto un Business Plan dettagliato, hanno tempo fino al 17 settembre per inviarlo all’organizzazione. In particolare, con l’edizione 2010 si inaugura una nuova modalità di selezione dei progetti in virtù della quale i diversi business plan concorreranno in tre diverse sezioni di riferimento:

  • Scienze della vita (Biotech, Dispositivi biomedicali, Farmaceutica);
  • Clean Technologies e Agroalimentare;
  • ICT e Tecnologie industriali.

2) Se invece il candidato ha concepito un progetto imprenditoriale ma non ha ancora avuto modo di fissarlo nero su bianco, può comunque candidarsi al concorso prendendo parte entro il 18 giugno alla “Call For Ideas”, processo di selezione che premierà le migliori idee con formazione e tutoraggio gratuiti alla redazione di un business plan strutturato.

La finale della Start Cup Milano Lombardia avrà luogo il prossimo 26 ottobre:

I finalisti saranno in totale quindici, cinque per ciascuna sezione, e presenteranno il loro progetto nel corso di un’unica finale, di fronte a tre diverse giurie di settore.

I sei vincitori della Start Cup (due per ciascuna sezione) vinceranno premi in servizi e parteciperanno automaticamente al PREMIO NAZIONALE PER L’INNOVAZIONE, iniziativa che vede competere i i vincitori delle Start Cup italiane, le Business Plan Competition organizzate dalle 38 università che aderiscono all’Associazione PNICube e dai due principali centri di ricerca pubblici italiani: CNR e ENEA. L’evento è itinerante e nel 2010 si terrà il 3 dicembre a Palermo.

La partecipazione è gratuita. Per aderire è necessario scaricare il Regolamento e la Domanda di Partecipazione dal sito ufficiale della Star Cup Milano Lombardia.

Plan Cruncher, un tool online per riassumere in icone il vostro business plan

15 marzo 2010 scritto da Alessio Jacona - 1 Commento »

Un utile strumento per gli imprenditori realizzato e reso disponibile gratuitamente dall’investment company olandese Lunatech Ventures.

La creazione di un business plan solido e credibile, con tutto ciò che questo delicato processo comporta e implica, è spesso oggetto dei post pubblicati su questo blog nonché dei vostri appassionati commenti.

Nel caso specifico, in luogo dell’usuale parere autorevole o dell’utile “how to”, segnaliamo un interessante tool denominato Plan Cruncher, la cui funzione è generare il riassunto visuale di plan cruncherun business plan. Lo strumento genera e concentra nello spazio di una pagina una summary costituita di semplici icone e brevi testi che, in primo luogo, consente all’utente di riconoscere a colpo d’occhio punti di forza, debolezze o spazi di miglioramento del proprio Business plan. Se poi il riassunto risulta esser efficace, l’imprenditore si ritrova tra le mani un innovativo documento di presentazione da sottoporre a potenziali investitori, i quali certo ne apprezzeranno facilità e rapidità di lettura.

Contrariamente a quanto si potrebbe pensare, Plan Cruncher non è farina del sacco di una startup 2.0, ma è una creazione della investment company olandese Lunatech Ventures, che lo ha fatto sviluppare per semplificare il proprio lavoro di selezione dei progetti da finanziare e poi ha pensato bene di renderlo disponibile gratuitamente online.

Come funziona:
Quando si avvia la creazione di un “crunched business plan”, il tool pone delle domande all’utente rispetto ad argomenti chiave come la composizione del team, le caratteristiche del prodotto e il piano di rientro, quindi consente di scegliere tra risposte multiple rappresentate da semplici icone. Immagini  create appositamente per rappresentare concetti complessi come “This is a high-risk venture that offers potentially high-rewards” o ancora “We have a business network and can get introduced to the right people”. C’è anche lo spazio per inserire del testo integrativo ma, significativamente, il numero massimo di caratteri consentiti è pari a 140.

In pratica, il risultato finale è una somma di icone e tweet che, seppure non bastano a sostituire un buon business plan, di certo costituiscono un utile documento di sintesi utile all’imprenditore per fare il punto della situazione e al finanziatore per procedere a una prima, rapida scrematura.

Altra mossa intelligente è stata quella di rilasciare le icone in Creative Commons, dando così la possibilità agli utenti di poter riutilizzare il loro “crunched businnes plan” in qualsiasi contesto si renda necessario, compresa la stampa su carta.

Un’idea intelligente che, secondo quanto riferisce Lunatech, sta già riscuotendo un discreto successo quantificabile nell’incremento del numero di  business plan che l’investment company si è vista recapitare dalla pubblicazione, pochi giorni fa, di Plan Cruncher.

Via

Ochtel alle startup: no business plan, no money

9 marzo 2010 scritto da Alessio Jacona - 9 Commenti »

Forte di un’esperienza pluridecennale, il business executive statunitense spiega perché avere una buona idea non basta ad ottenere finanziamenti per creare una startup e dispensa consigli su come strutturare un business plan credibile.

“Gli investitori non finanzieranno la vostra startup solo per darvi la possibilità di capire qual è il prossimo passo che dovete fare”. A parlare è Robert Ochtel, business executive con oltre 25 anni di esperienza nell’industria internazionale dei semiconduttori e delle telecomunicazioni. Come recita la sua biografia, negli ultimi 17 anni Ochtel ha preso parte al venture funding di diverse “wireless start-up companies” e, tra le altre cose, ha messo insieme finanziamenti per un totale di 50 milioni di dollari.

Un uomo con una solida esperienza sul campo, insomma, che dal gennaio 2009 condivide la propria visione del settore attraverso un blog dove, ultimo in ordine di tempo, ha pubblicato un post in cui si sofferma sull’importanza di pensare, strutturare e scrivere un business plan degno di questo nome prima di rivolgersi a un finanziatore. Un contenuto tratto dal suo ultimo libro intitolato, significativamente, “Business Planning, Business Plans and Venture Funding – A Definitive Reference Guide for Start-up Companies”.

Avere una buona idea o un concept non basta – scrive senza troppi giri di parole Ochtel – ed è sbagliato aspettarsi che un Venture Capital sia disposto a mettere sul piatto dei soldi solo per darvi le risorse necessarie a farne un progetto vero e proprio. Più che altro, questo è il modo migliore per far sì che i finanziatori si voltino dall’altra parte. Per quale ragione? Perché hanno poco tempo a disposizione – spiega – e possono dedicarsi solo dalle opportunità di investimento meglio sviluppate e presentate.

Scrive Ochtel:

They fund you to execute a well thought through plan. To accomplish this, you need to do your planning, develop a business plan and be ready to execute. If you do this, you will greatly improve your potential for not only getting potential investor’s attention, and you will also increase your chances of receiving funding from these same investors.

Non solo: scrivere un business plan vi darà la possibilità di valutare meglio quale sia la strada più giusta da prendere e come percorrerla più velocemente possibile. Prendetevi almeno due mesi “to properly research and secure the appropriate informations that will help you develop a well thought through business plan”. Per riuscirvi sarà necessario compiere alcuni specifici passi:

  • Determining your proprietary technology, product or service offering;
  • Identifying the general trends and strategic opportunistic needs of the market;
  • Identifying a set of target markets and their growth projections;
  • Analyzing the competitors within your targeted markets;
  • Developing basic market entry strategy and tactics, and
  • Understanding the basic financial model of the targeted markets.

Messe insieme queste informazioni, sarà necessario sedersi a un tavolo e mettere su carta il business plan della propria azienda. Gesto non banale che richiede tempo e grazie al quale la vostra startup uscirà dal mondo delle idee per divenire finalmente qualcosa di reale e realizzabile.

Infine, la “lezione” di Ochtel si chiude con un altro utile consiglio: “al momento in cui vi ritrovate a parlare con i vostri potenziali investitori, dovete già essere in grado di mettere in pratica il vostro business plan” senza esitazioni.

To be ready for this, you need to have:

  • Identified and talked with your target customers;
  • Secured a well seasoned “A- level” executive team;
  • Secured relationships with any necessary strategic partners, and
  • Developed a well thought through and developed go to market strategy and associated tactics.

La fine di Veoh, ovvero cosa imparare da un fallimento imprenditoriale

16 febbraio 2010 scritto da Alessio Jacona - 3 Commenti »

Si chiude con la bancarotta la parabola di Veoh, piattaforma tv via Internet creata da Dmytri Shapiro. Dan Rayburn, analista di Frost & Sullivan, spiega le ragioni di un fallimento che definisce atteso e inevitabile nonostante la qualità del servizio e il valore di chi lo ha realizzato.

veoh_logoVeoh, nota piattaforma di tv via Internet nata per veicolare contenuti di grandi case cinematografiche, produzioni indipendenti e materiale creato dagli utenti, ha chiuso i battenti. Dopo quattro anni e mezzo di attività, un’epica battaglia legale (vinta) con la Universal per copyright infringement, tre round di finanziamento per un totale di 70 milioni di dollari, il CEO e fondatore Dmytri Shapiro ha dovuto infine arrendersi e gettare la spugna. Scrive sul suo blog:

Sfortunatamente una grande visione, un team appassionato, decine di milioni di utenti, milioni di dollari in ricavi e l’aver vinto una causa legale non sono stati sufficienti. La distrazione derivante dalle battaglie legali e le sfide imposte da una più ampia situazione macroeconomica ci infine condotto al capitolo 11 e, quindi, alla bancarotta.

Un destino crudele e apparentemente ingiustificato, se si vuole dar credito al bilancio proposto sempre da Shapiro che accredita a Veoh ben 28 milioni di utenti al mese e un “business with a run rate of $12 million”.

Una fine attesa e prevista con largo anticipo, se invece si dà ascolto a Dan Rayburn. Secondo l’analista di Frost & Sullivan, infatti, nel costruire un’azienda, “execution and focus are more important than vision”. Veoh, che pure era una buona azienda, ha bruciato 70 milioni di dollari perché – spiega Rayburn – il management non ha mai concretizzato un chiaro e conciso business plan nel quale fosse ben definito cosa intedeva offrire, quale fosse il problema che la loro piattaforma era in grado di risolvere e, soprattutto, quale sarebbe stato il business model dell’azienda:

Mentre le aziende hanno bisogno di ridefinire continuamente i loro obiettivi per rimanere al passo con il mercato che si evolve, Veoh ha sempre dovuto lottare per definire la propria identità e il proprio ruolo nel mercato. Il  modello di business è cambiato talmente tante volte e la suapiattaforma ha mutato obiettivo così spesso che, persino nel breve termine, nessuno sapeva realmente cosa Veoh avesse da offrire.

Il problema principale, insomma, è consistito nella mancanza di un focus preciso; nel voler “essere tutto per tutti”:

Veoh è stato una piattaforma video, un content syndicator, una guida tv, un recommendation engine, una piattaforma per la distribuzione di advertising e una software company che spingeva gli utenti a scaricare un suo player proprietario. Questo è semplicemente cercare di fare troppe cose.

Né tantomeno ha aiutato costruire tutta questa complessa macchina sperando di poterla sostenere unicamente con la raccolta pubblicitaria. Meglio sarebbe stato, suggerisce ad esempio Rayburn, focalizzare sul valore delle nicchie di utenti e di interessi che i contenuti indipendenti veicolati da Veoh avrebbero potuto attrarre.

“Things have to be kept in perspective,” ammonisce l’analista: se tu imprenditore raccogli 70 milioni di dollari dai tuoi investitori (in tre round rispettivamente da 15, 25, e 30 milioni ), non puoi aspettarti di mettere in piedi un business sostenibile senza avere a priori un’idea precisa di come generare introiti. Ci vuole molto più della “Visione” per essere in grado di trasformare la tecnologia in un prodotto/piattaforma capace di convincere gli utenti a pagare per farne uso e, quindi, in grado di generare ricavi sufficienti da essere profittevole.