<?xml version="1.0" encoding="UTF-8"?>
<rss version="2.0"
	xmlns:content="http://purl.org/rss/1.0/modules/content/"
	xmlns:wfw="http://wellformedweb.org/CommentAPI/"
	xmlns:dc="http://purl.org/dc/elements/1.1/"
	xmlns:atom="http://www.w3.org/2005/Atom"
	xmlns:sy="http://purl.org/rss/1.0/modules/syndication/"
	xmlns:slash="http://purl.org/rss/1.0/modules/slash/"
	>

<channel>
	<title>Working Capital &#187; abbonamento</title>
	<atom:link href="http://www.workingcapital.telecomitalia.it/tag/abbonamento/feed/" rel="self" type="application/rss+xml" />
	<link>http://www.workingcapital.telecomitalia.it</link>
	<description>materia per le idee</description>
	<lastBuildDate>Thu, 22 Dec 2011 11:00:15 +0000</lastBuildDate>
	<language>en</language>
	<sy:updatePeriod>hourly</sy:updatePeriod>
	<sy:updateFrequency>1</sy:updateFrequency>
	<generator>http://wordpress.org/?v=3.0.4</generator>
		<item>
		<title>Business model? Addio pubblicità, arrivano micropagamenti e abbonamenti. Il caso ZooLoo</title>
		<link>http://www.workingcapital.telecomitalia.it/2010/03/business-model-addio-pubblicita-arrivano-micropagamenti-e-abbonamenti-il-caso-zooloo/</link>
		<comments>http://www.workingcapital.telecomitalia.it/2010/03/business-model-addio-pubblicita-arrivano-micropagamenti-e-abbonamenti-il-caso-zooloo/#comments</comments>
		<pubDate>Tue, 23 Mar 2010 12:32:51 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Diomira Cennamo</dc:creator>
				<category><![CDATA[Blog]]></category>
		<category><![CDATA[Newsletter]]></category>
		<category><![CDATA[Palestra delle idee]]></category>
		<category><![CDATA[abbonamento]]></category>
		<category><![CDATA[business model]]></category>
		<category><![CDATA[micropayment]]></category>
		<category><![CDATA[zooloo]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.workingcapital.telecomitalia.it/?p=7782</guid>
		<description><![CDATA[Siamo di fronte a un passaggio epocale? L’analisi di un investitore americano e il caso di una startup promettente del web 2.0 In un post sul blog ReadWrite Start, dedicato alle startup, Chris Cameron analizza il modo in cui alcune &#8230;<div class="entry-utility"> <a class="entry-link" href="http://www.workingcapital.telecomitalia.it/2010/03/business-model-addio-pubblicita-arrivano-micropagamenti-e-abbonamenti-il-caso-zooloo/">Continua <span class=\"meta-nav\">&#187;</span></a></div>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><em>Siamo di fronte a un passaggio  epocale? L’analisi di un investitore americano e il caso di una startup  promettente del web 2.0</em></p>
<p>In un  <a title="http://www.readwriteweb.com/start/2010/03/micropayments-subscriptions-business-models-startups-changing.php" href="http://www.readwriteweb.com/start/2010/03/micropayments-subscriptions-business-models-startups-changing.php">post</a> sul blog ReadWrite Start, dedicato alle startup, Chris Cameron analizza il modo  in cui alcune neoimprese stanno rivedendo i fondamenti del proprio modello di  business, spostandosi dall’advertising a modalità a pagamento, basate sul  micropayment e sulle sottoscrizioni. <img class="size-full wp-image-7784 alignleft" title="logo_zooloo" src="http://www.workingcapital.telecomitalia.it/wp-content/uploads/2010/03/logo_zooloo1.png" alt="logo_zooloo" width="161" height="50" />Cameron presenta il caso di <strong><a title="http://www.zooloo.com/" href="http://www.zooloo.com/">ZooLoo</a></strong>,  piattaforma di condivisione dei contenuti sui social media (ma anche di tante altre cose), il cui  modello originario era trainato dalla pubblicità, con una pagina di e-commerce e  la possibilità di ordinare la merce anche off line. Si trattava di un modello di  business molto ampio.</p>
<p><em>“Ma scoprimmo che la cosa non  funzionava</em>”, racconta <strong><a href="http://www.aaronbaer.net/?page_name=_Graffiti" target="_blank">Aaron Baer</a></strong>, direttore della  comunicazione della startup americana. E scoprirono anche che non era quello il  modello desiderato dai clienti. Due erano infatti le alternative proposte: un  servizio di base gratuito e un altro a pagamento che prevedeva il pacchetto  completo dei servizi presenti sulla piattaforma. Il problema era che spesso al  cliente non interessavano tutti questi servizi, ma solo alcuni, e quindi  semplicemente rinunciava all’upgrade.</p>
<p>A gennaio  2010, in ZooLoo si decide di cambiare e viene introdotta una sorta di vetrina in  cui gli utenti possono selezionare le singole caratteristiche a cui sono  interessati e acquistarle. È il livello del <em>micropayment.</em></p>
<p>Accanto ai  feedback degli utenti, c’è stato un altro elemento che ha catalizzato la svolta  di ZooLoo: gli investitori. <em>“Ci dicevano:  ‘avete un prodotto solido, ma vogliamo che troviate un modo migliore di  confezionarlo e un modo migliore di venderlo”</em>, prosegue  Baer.</p>
<p>In effetti  il cambiamento ha pagato davvero, determinando un aumento sostanziale delle  vendite dei servizi premium. L’azienda sta facendo più incassi in termini di  beni virtuali attraverso il sistema del micropayment rispetto a quelli che  provenivano dall’offerta di un pacchetto all-inclusive, venduto a un prezzo più  alto, e dal marketing pubblicitario.</p>
<p>Secondo  ReadWrite Start, ZooLoo sarebbe proprio il caso paradigmatico di un passaggio  generale, descritto da <strong>Dave McClure</strong> (investitore, blogger tecnologico ed ex  imprenditore): <em>“Stiamo scoprendo  gradualmente che il modello di business di riferimento di internet deve forse  essere il più semplice di tutti”</em>, <a title="http://500hats.typepad.com/500blogs/2010/02/subscriptions-are-the-new-black.html" href="http://500hats.typepad.com/500blogs/2010/02/subscriptions-are-the-new-black.html">scrive</a> sul suo blog, <em>“vale a dire transazioni di  base per beni digitali o fisici e transazioni ricorrenti (abbonamenti) per  l’utilizzo ripetuto”</em>.</p>
<p>Tra  l’altro, un problema che sembra banale ma non lo è affatto è quello delle  password dimenticate quando l’uso dei servizi è singolo, non ripetuto. Un  problema a cui, secondo McClure, si può ovviare mettendo a disposizione un  accesso tramite gli account più utilizzati (avrete sicuramente presente Facebook  connect), e cioè quelli di Google, Facebook e iTunes, i servizi che saranno i  leader dell’<em>ecommerce login </em>(eh  sì, è nata una nuova stella…) nell’arco di cinque anni. Sono quelli usati  quotidianamente e che quindi difficilmente finiscono nel dimenticatoio  virtuale.</p>
<p>Il  micropayment dunque come nuova frontiera e antidoto a quella che Baer definisce  la bolla dei social media e del <em>‘siamo  gratis: usaci!’</em>, quando si tratta comunque di servizi che hanno  bisogno di fatturare per esistere. L’esplosione è vicina? Uno spunto di  riflessione d’oltreoceano per voi startupper  d’Italia…</p>
<!-- PHP 5.x -->]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.workingcapital.telecomitalia.it/2010/03/business-model-addio-pubblicita-arrivano-micropagamenti-e-abbonamenti-il-caso-zooloo/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Cinque modelli di business per le start up del web</title>
		<link>http://www.workingcapital.telecomitalia.it/2009/09/5-modelli-di-business-per-le-start-up-del-web/</link>
		<comments>http://www.workingcapital.telecomitalia.it/2009/09/5-modelli-di-business-per-le-start-up-del-web/#comments</comments>
		<pubDate>Tue, 01 Sep 2009 16:17:24 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Nicola Bruno</dc:creator>
				<category><![CDATA[Blog]]></category>
		<category><![CDATA[Startup School]]></category>
		<category><![CDATA[abbonamento]]></category>
		<category><![CDATA[affiliazione]]></category>
		<category><![CDATA[beni virtuali]]></category>
		<category><![CDATA[business model]]></category>
		<category><![CDATA[freemium]]></category>
		<category><![CDATA[pubblicità]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.workingcapital.telecomitalia.it/wp/?p=1635</guid>
		<description><![CDATA[Le diverse modalità con cui un’azienda può generare profitto attraverso internet Ogni impresa che si rispetti alla base della sua attività deve necessariamente avere un&#8217;idea di come generare profitto. Il problema in molti casi è trovare il sistema giusto che &#8230;<div class="entry-utility"> <a class="entry-link" href="http://www.workingcapital.telecomitalia.it/2009/09/5-modelli-di-business-per-le-start-up-del-web/">Continua <span class=\"meta-nav\">&#187;</span></a></div>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img title="Jun Loayza" src="http://www.workingcapital.telecomitalia.it/wp-content/uploads/2009/09/junloayza.jpg" alt="Jun Loayza" width="240" align="right" /></p>
<p><em>Le diverse modalità con cui un’azienda può generare profitto attraverso internet </em></p>
<p>Ogni impresa che si rispetti alla base della sua attività deve necessariamente avere un&#8217;idea di come generare profitto. Il problema in molti casi è trovare il sistema giusto che trasformi l’idea di business in qualcosa di redditizio.<br />
Se andiamo a restringere il campo, limitandoci alle sole società che operano su internet, possiamo dire che tutto sommato i business model possibili sono 5. <a href="http://www.junloayza.com/" target="_blank">Jun Loayza</a>, il presidente di <a href="http://www.socialmediamarketing.com/" target="_blank">SocialMediaMarketing.com</a>, ce li elenca su <a href="http://mashable.com/2009/07/14/social-media-business-models/" target="_blank">Mashable</a>.<br />
<strong>Freemium</strong>: modello che prevede diversi tipi di abbonamento, tra cui un’offerta base a costo zero per un servizio limitato. Il termine è ovviamente un crasi tra le parole “free” e “premium”.<br />
<strong>Affiliazione</strong>: modello basato sulla generazione di ricavi attraverso l’indirizzamento di traffico ai siti web di aziende affiliate. Si cerca cioè di guadagnare la fiducia dei lettori per poi proporre agli investitori dei link a pagamento.<br />
<strong>Sottoscrizione</strong>: modello in base al quale ogni utente, dietro il pagamento di un canone (mensile, annuale, ecc.) sottoscrive un abbonamento ai servizi del sito.<br />
<strong>Beni virtuali</strong>: modello che prevede l’implementazione di online shop specifici all’interno del sito in cui gli utenti hanno la possibilità di acquistare dei beni virtuali (vedi il “Gift Shop” di Facebook).<br />
<strong>Pubblicità</strong>: il sistema tradizionale, attivo ormai da tantissimi anni. Consiste nel vendere agli inserzionisti spazi pubblicitari sulle pagine del sito, finalizzati al piazzamento di annunci di qualsiasi forma e stile. Il valore del rendimento in questo caso dipende dal volume di traffico generato dal sito e dalla capacità di profilazione degli utenti, al fine di fornire agli inserzionisti quanti più dati possibili sul target della campagna.</p>
<p><em>Fonte della foto: </em><em><a href="http://www.lalawag.com" target="_blank">lalawag.com</a></em></p>
<!-- PHP 5.x -->]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.workingcapital.telecomitalia.it/2009/09/5-modelli-di-business-per-le-start-up-del-web/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
	</channel>
</rss>

