Tendenze, ispirazioni e progetti. Raccontati dagli aspiranti imprenditori durante il tour. Tutorial, suggerimenti e risorse utili a chi coltiva un’idea che vuole far diventare un’impresa. Aggiornamenti sulle attività dal team di Working Capital e dai progetti sostenuti da Telecom Italia.

Startup Funding Rounds #5

2 marzo 2010 scritto da Alessio Jacona - Inserisci un commento »

Vi segnaliamo le ultime importanti operazioni di finanziamento effettuate sulla scena internazionale delle startup e del venture capital.

Smilebox è un servizio online che consente agli utenti di effettuare l’upload di foto e file video e quindi usarli per creare (ed smileboxeventualmente stampare) album fotografici, slideshow, collage, ecards e scrapbook. L’azienda ha appena ottenuto nuovi finanziamenti per due milioni di dollari da Bessemer Ventures e Frazier Technology Ventures, che vanno così a sommarsi ai 7 milioni di dollari già incassati nel dicembre 2007. Dalla sua nascita ad oggi Smilebox ha incassato in totale 14 milioni di dollari.

Ancora in versione Alpha e accessibile solo su invito, Peerpong è un social search engine che, stando a quanto promettono i suoi creatori, dovrebbe presto trasformarsi nel “most Schermata 2010-03-01 a 23.09.39comprehensive community and index of expertise on the web”, creando di fatto un nuovo approccio al modo di porre delle domande e ottenere delle risposte dagli esperti nelle materie più disparate. Peerpong ha appena ottenuto 2,8 milioni di dollari in finanziamenti da Doll Capital Management, First Round Capital, Charles River Ventures e Partech International.

Sono invece 15 i milioni di dollari messi in tasca da Rent the Runway, servizio che, come accade ad esempio con Netflix per i dvd, consente il rent the runwaynoleggio via Internet di vestiti di alta moda a una frazione del prezzo. E’ sufficiente visitare il sito, scegliere il vestito che si vuole indossare e decidere quando lo si vuole ricevere a casa. Il finanziatore è Bain Capital Ventures.

mogMog.com nasce come network di blog (ben 900) dedicati all’informazione sul mondo della musica (10 milioni di visitatori al mese). Dal dicembre 2009, l’azienda ha lanciato MOG All Access, “a revolutionary digital music subscription service” che consente la fruizione on demand via streaming online di una library musicale con milioni di titoli pagando 5 dollari al mese. Dopo appena due mesi dal go-live del nuovo servizio l’azienda ha portato a termine con successo un nuovo round di finanziamenti portando a casa i 9,5 milioni di dollari sborsati da Menlo Ventures e dagli europei di Balderton Capital. Una somma ingente che si aggiunge ai 12,5 milioni di dollari già raccolti in precedenza.

Fonti: Paicontent; VentureBeat; Techchrunch.

Global Ignite Week (1-5 marzo), anche Roma risponde all’appello

26 febbraio 2010 scritto da Alessio Jacona - Inserisci un commento »

In occasione della Global Ignite Week, anche  la capitale ospiterà un evento Ignite il prossimo 4 marzo. La partecipazione è libera e aperta a tutti.

La prossima settimana, 60 città sparse in sei continenti parteciperanno alla Global Ignite Week (1-5 marzo). Tradotto in termini di partecipazione, oltre 10mila persone si incontreanno perGlobal Ignite Week “dare vita a momenti di networking, condivisione di informazioni e divertimento” e, soprattutto, per racconta una storia, un progetto o un’idea usando la formula dell’Ignite: 5 minuti, 20 slide, 15 secondi a slide.

Enlighten us, but make it quick”, recita il claim della manifestazione la cui origine risale al 2006, quando Brady Forrest, Technology Evangelist per O’Reilly Media, e Bre Pettis di Etsy.com inventarono il format e lo inaugurarono durante un evento organizzato dalla casa editrice statunitense e svoltosi a Seattle. L’evento è libero e aperto a tutti: chiunque può proporre qualsiasi argomento a patto di saperne sintetizzare e riassumere efficacemente gli aspetti fondamentali in una presentazione che, seppur breve, quando ben fatta riesce a essere molto efficace, costringe il relatore a focalizzare sugli aspetti che davvero contano e “accende” il confronto con il pubblico, oltre a dare la possibilità di parlare a molte più persone di quanto non avvenga in un contesto “tradizionale”.

Ovviamente, tra le 60 città che a livello planetario organizzeranno un evento Ignite c’è anche Roma, dove Elastic e Antù hanno messo in piedi una serata di presentazioni per il 4 marzo a partire dalle 18.30 (presso l’Antù in Via Libetta 15c). L’evento, oltre che rientrare nella Global Ignite Week, inaugura anche una serie di appuntamenti mensili pensati per favorire l’incontro e il confronto a Roma tra coloro che hanno storie o progetti da raccontare e se la sentono di farlo in cinque, serrati minuti di presentazione.

Se la cosa è di vostro interesse, allora vi sarà certamente utile leggere questi consigli per preparare al meglio un intervento redatti da un veterano della manifestazione come Bill Gurstelle. In più non dovreste perdere l’illuminante presentazione di Luca Sartoni: un Ignite su come si prepara un Ignite che ben sintetizza lo spirito e le modalità di questa innovativa e stimolante forma di racconto.

Elevator Pitch for dummies

15 gennaio 2010 scritto da Nicola Bruno - 29 Commenti »

Pubblichiamo un post in cui Luca Sartoni consiglia agli ispiranti imprenditori alla ricerca di fonti di finanziamento come preparare ed eseguire un elevator pitch nel migliore dei modi.

Per Elevator Pitch si intende una rapida, concisa ed efficace descrizione della propria idea imprenditoriale (o della propria attività professionale). Tale presentazione deve essere talmente ben levigata e scorrevole che persino vostra zia, quella mezza sorda, deve capirla o quantomeno rimanerne affascinata.

Come preparare un Elevator Pitch

Ci sono alcuni elementi dell’elevator pitch che sono assolutamente obbligatori e che devono essere scolpiti a caratteri cubitali nella vostra mente mentre preparate la presentazione:

Il luccichio
Gli americani lo chiamano “hook” ma in italiano, chiamarlo “gancio” o “amo” non rende bene l’idea. Il luccichio è l’elemento con il quale aprire il proprio pitch. Dev’essere splendente nella notte e deve attirare l’attenzione anche del più assonnato degli interlocutori. Serve a creare empatia e a preparare gli ascoltatori al succo del discorso.

Il succo
Questa parte deve tirare fuori la vostra forza. Qui dovete far capire velocissimamente chi siete, cosa fate, cosa volete fare in futuro e come volete farlo. Dovete esporre tutta la bancarella. dovete dimostrare di aver lavorato duramente e con passione alla vostra idea. Niente frasi confuse, niente “mah”, “forse”, “vedremo”. Solo “facciamo”, “faremo” e “in questo modo”.

La richiesta
Dovete concludere il pitch con una richiesta. Dato che il pitch non serve a far vedere quanto è bella la vostra cravatta o il vostro tailleur ma serve a farvi ottenere qualcosa da qualcuno, dovete rompere gli indugi e chiedere ciò di cui avete bisogno. Se cercate soldi, chiedete soldi. Se cercate contatti chiedete contatti. Se cercate supporto, chiedete supporto.

Errori da evitare assolutamente in un Elevator Pitch

Lunghezza eccessiva
Un buon pitch dura 90 secondi. Se fosse 60 sarebbe meglio. Se lo fate in 30 allora iniziamo ad essere vicini all’ottimo. La sintesi è d’obbligo, perché dimostra che avete lavorato alla rifinitura della presentazione e che non avete tempo da perdere. Inoltre che rispettate il tempo degli altri.
Chi ascolta i pitch normalmente lo fa di mestiere e ne subisce dai 30 ai 60 alla settimana. Farla corta facilita il lavoro di tutti: vi fa fare bella figura se l’idea è buona e vi fa sbattere fuori dalla porta più velocemente se l’idea è una scemenza. Per la buona pace di tutti i presenti.

Ridondanza
Spesso si sente ripetere più e più volte la stessa cosa, in modo confuso e inutile. A causa di questo i pitch diventano interminabili bofonchiamenti senza senso e senza appeal. Le cose devono essere dette una e una sola volta, in modo chiaro, conciso e preciso. Poche parole ma buone e ben organizzate.
Abbiamo capito che vuoi fare uno spremi carciofi via web, ma devi dirci dove prendi i carciofi, chi lo farà insieme a te, come intendi farti pagare e quanto.

Incertezza
Non c’è spazio per l’incertezza in un buon pitch. E l’unico modo per ammazzare l’incertezza è ripetere, ripetere, ripetere. Non fate l’errore di ripetere il pitch allo specchio. O vi concentrate sul pitch, o vi concentrate sugli errori. In ogni caso sono due fasi separate. Quindi potete obbligare i vostri amici a subire il pitch 50 volte (si, 50 volte almeno) oppure vi registrate e vi riascoltate in un secondo momento.

Molto meglio far la figura da somari con il sorriso sulle labbra, piuttosto che a testa china e balbettando. Si il segreto è tutto qui.

Il peggior errore in assoluto

Vedere chiodi ovunque perché abbiamo in mano il martello.
Questo è l’errore tipico di chi cerca supporto alla propria idea imprenditoriale. Non è un errore tecnicamente imputabile al pitch ma attraverso i pitch salta subito all’occhio e all’orecchio. Siete davvero sicuri che la vostra idea serva a qualcosa? Sicuri-sicuri? Sicuri-sicuri-sicuri? Non è che per caso avete appena comprato un nuovo martello e quindi vedete chiodi dappertutto?

Se il vostro progetto è di aprire una catena di gelaterie non dovete aprire dicendo “ci sono poche gelaterie al mondo…” ma “d’estate fa caldo, e tutti noi odiamo il caldo, vero?”.

Prima evidenziate il problema, che deve essere chiaro, poi proponete la vostra soluzione. Mai il contrario.

Luca SartoniBlogger da diversi anni, Luca Sartoni è PR & Media Strategist di 123people per l’italia e manager-fondatore del Romagna Business Club, oltre che titolare di LucaSartoni.com. In passato è stato il responsabile dell’Official Training Program per l’Italia del social network XING e blogger per RCS Periodici – New Media, oltre che Italian Chief Editor per Intruders.tv.

Gianluca Dettori lancia Startup Master, un corso per aspiranti imprenditori

14 gennaio 2010 scritto da Nicola Bruno - 5 Commenti »

Arriva finalmente in Italia un corso di startup design, in collaborazione con università ed esperti del settore, finalizzato a insegnare agli aspiranti imprenditori come si presenta un pitch e come si fa impresa.

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Il nuovo anno si apre con un’interessante iniziativa per il mondo delle start up italiane. Da pochissimi giorni è stato lanciato Start Up Master, un corso di startup design ideato da Gianluca Dettori, partner di dpixel, in collaborazione con le Università. Startup Master è un corso ‘hands on’ che ha l’obiettivo di aiutare le startup a mettere a posto il proprio business plan e la relativa documentazione per potersi poi affacciare al mondo del venture capital e ricercare finanziamenti.
Destinato a chi vuole fare uno spin-off universitario, aggregarsi ad un team imprenditoriale che intende fare una startup o sviluppare il proprio progetto, Startup Master avrà inizio quest’anno e non avrà limiti di area tematica, accettando progetti appartenenti a qualunque settore innovativo ad alta crescita con una preferenza per il settore Internet/ICT, Internet of things, social media, clean & green, nanotecnologie, medical devices e diagnostica avanzata, nuovi materiali e food innovation.

Il gruppo di lavoro sarà a numero chiuso, con massimo 30 partecipanti. Le persone ammesse potranno lavorare sul proprio business plan in collaborazione con un team di mentor e i loro progetti saranno valutati a fine corso da una commissione composta da investitori di venture capital.

Anche chi non è stato ammesso ai workshop operativi potrà comunque seguire le lezioni dal vivo presso le Facoltà oppure online. Le sessioni di lavoro (8-10) saranno infatti trasmesse in video streaming e webchat, grazie alla collaborazione con Oilproject. É possibile partecipare al progetto iscrivendosi su Facebook al gruppo Startup Master, inviando un messaggio sul profilo Twitter, oppure mandando il proprio progetto imprenditoriale e curriculum all’indirizzo startupmstr@gmail.com .

Nonostante il progetto Start Up Master sia ancora in progress, al momento in cui scriviamo si conoscono già i primi tre nomi dei mentors che prenderanno parte al progetto:
- Roberta Profeta
- Nico Sica – Itsme
- Massimo Melica – Studio Legale Melica, Scandelin & Partners.

La sessione d’esame, prevista al termine del corso, consiste in una pitching session (5 minuti per presentare più 10 minuti per rispondere alle domande) di fronte a 5 investitori di venture capital early stage, già confermati:

- Salvo Mizzi – Telecom Italia/Working Capital
- Diana Saraceni – 360 Capital Partners
- Cristina Bini – Finlombarda
- Gianluca Dettori – dpixel

Giulio Cesareo: consigli per la creazione e la gestione di un team di successo

13 gennaio 2010 scritto da Guido Arata - 4 Commenti »

Al Working Capital di Milano Giulio Cesareo ha tenuto un interessante keynote sulle modalità di creazione e gestione di un team di successo.

Al Working Capital di Milano Giulio Cesareo – Ceo Directa Plus Ltd. – ha tenuto un keynote riguardante le giuste strategie per dare vita ad un team di successo, durante il quale ha fornito numerosi spunti interessanti. Come già sottolineato da Franco Bernabè il team è uno dei fattori principali di un progetto, il valore aggiunto in grado di permettere il salto di qualità. É per questo che bisogna prestare grande attenzione alla squadra con la quale si lavora: saperla gestire, ascoltare, indirizzare.

Uno dei primi errori nei quali si è soliti incappare è il desiderio di vincere troppo, di far valere la propria idea. Cesareo assicura che se alla fine della giornata siamo sempre stati noi ad influenzare le scelte e ad aver detto l’ultima parola, allora c’è qualcosa che non va e dobbiamo fermarci a riflettere. É infatti fondamentale per gli equilibri del gruppo saper controllare la propria voglia di vincere.

Un secondo errore molto frequente è il non sapere scusarsi, vivendo nel mito del capo-cavaliere che non sbaglia mai. Ammettere l’errore e porgere le proprie scuse è innanzitutto un gesto di umanità, ma può trasformarsi pure in uno strumento molto importante e potente. Il team percepisce gli errori e se si accorge che il proprio capo non è pronto a fare mea culpa si sente preso in giro e demotivato. E ancora una volta a risentirne è l’equilibrio complessivo.

Un valore importantissimo per un capo è la capacità di ascolto. Sapere ascoltare i componenti del team è di fondamentale importanza per fare squadra e motivarli adeguatamente. Cesareo consiglia di richiedere almeno una volta all’anno una “wishlist”, nella quale ciascuno possa esprimere i propri consigli, reclami e desideri riguardanti l’attività lavorativa. Non si tratta soltanto di un accorgimento atto a far sentire i membri del team più importanti: stimola anche l’attenzione, invitando le persone ad essere sempre attente e a interessarsi della vita del gruppo lavorativo.

Cesareo ha aperto poi una breve parentesi riguardante la strategia dell’”empowerment”, che consiste nel conferire grande libertà a ciascun collaboratore. Si tratta di una strada difficile da perseguire e che nella pratica porta spesso numerosi problemi; eppure nei casi in cui funziona è straordinariamente capace di generare valore. Come gestirla quindi? Bisogna fare come si farebbe con i propri figli, ovvero concedendo al team libertà in modo graduale, passo dopo passo. Soltanto così è possibile educare i collaboratori alla libertà e all’autoregolamentazione.

A chi decide di non adottare l’empowerment Cesareo consiglia in ogni caso di divenire bio-empatico, ossia di non imporre orari e limitazioni spaziali: saranno i membri del gruppo, a poco a poco, ad adattarsi e a inserire all’interno dei propri ritmi quelli dell’attività lavorativa. Soltanto così le ore di lavoro saranno più produttive. Chi si trova rinchiuso all’interno di orari che non lo rispecchiano, infatti, lavora male e, nella peggiore delle ipotesi, inizia a fingere di lavorare.

Il capo deve essere inoltre in grado di sedare i malcontenti e le crisi che si presentano numerose all’interno del team. Cesareo la definisce “depolarizzazione costruttiva” e spiega che è possibile attuarla solamente rimanendo il più possibile distaccati e razionali: se in momenti di crisi il capo dà dei segnali e degli input troppo presto, questi finiscono con l’influenzare l’andamento delle cose e non sempre in maniera positiva.

Importantissimo è poi sapere comunicare: le parole che si spendono devono essere impeccabili, perché tutto nasce e muore da lì. Infine, è necessario fare sempre del proprio meglio, perché soltanto così si impara a conoscersi e a migliorarsi continuamente.