Anche questo appuntamento con Working Capital ha messo, come di consueto, a confronto le voci dell’innovazione italiana, abilmente orchestrate da una ‘punta’ del giornalismo di settore, Riccardo Luna, direttore di Wired Italia.
Vi diamo un’anticipazione delle proposte per l’innovazione di Bari, in attesa di farvele gustare una per una e approfondirle attraverso la visione i relativi video.
Per Caterina Policaro (insegnante e blogger) “è importante recepire le esigenze della gente e comunicare ciò in cui le tecnologie possono migliorare la vita di tutti”.
Gianluca Dettori (fondatore di dPixel e parte dello staff di Working Capital) rilancia: “L’innovazione vera è quella che si cala nella vita quotidiana delle persone e l’innovatore deve perseguire questo concetto di utilità piuttosto che innamorarsi del proprio progetto”.
Giuseppe Visaggio (Professore ordinario al Dipartimento di Informatica dell’Università di Bari) spiega che “siamo di fronte a una quantità di dati e di strumenti di comunicazione che ci rendono parte di tante comunità, facendo di noi dei popoli virtuali, con modelli propri. In questo senso, il concetto di privacy deve cambiare: il fatto di immettere i propri dati nel web aiuta molto lo sviluppo della società”. Per quanto riguarda la formazione, ritiene che l’alta qualità dei progetti presentati a Bari sia solo “la punta dell’iceberg di un talento diffuso nelle nostre università e che vale la pena alimentare, coltivare e legare al territorio”.
Gabriele Galateri (Presidente di Telecom Italia) si è detto “soddisfatto e contento del fatto che Working Capital abbia creato la sensazione che l’humus italiano della ricerca e dell’innovazione sia veramente fertile. Si tratta di farlo emergere”. Infatti, per Galateri, “In Italia la qualità è assolutamente fuori discussione. Occorre invece lavorare sull’organizzazione e sulla meritocrazia”. E sottolinea l’importanza delle infrastrutture e dell’investimento governativo nell’implementazione della banda larga.
Alessandro Laterza (editore e presidente di Confindustria Bari) afferma convinto: “Non sono stupito della qualità che è emersa oggi dai progetti di ricerca presentati. Il problema del nostro paese è quello di essere una collezione di splendide eccezioni, che siamo meno bravi a organizzare e rendere sistema. Siamo leonardeschi, e questo è un punto di forza, ma abbiamo problemi a pensare in grande e a lavorare su quello che c’è già, mettendolo virtuosamente insieme”.
Gianluca Dettori ci offre una serie di dati – tristemente – interessanti sul mancato utilizzo dei fondi strutturali da parte delle istituzioni locali: la gran parte di questi fondi non viene impiegata.
Annibale D’Elia ammette: “Qui a Working Capital mi sento molto a mio agio perché mi trovo in un contesto in cui le persone raccontano delle ipotesi” e ci presenta i principi alla base del progetto di politiche giovanili a cui collabora all’interno della Regione Puglia. “Abbiamo individuato come leva il fatto di considerare i giovani una risorsa e di prendere questa cosa molto sul serio. Il primo problema a cui far fronte è l’assenza di partecipazione dei giovani: uno spreco che non ci possiamo permettere. Affrontare questo problema vuol dire eliminare le intermediazioni tra giovani e istituzioni, rendendo diretto l’accesso ai programmi di finanziamento e sostegno. Questo in modo da intercettare in maniera diretta chi ha intenzioni serie”.
Caterina Policaro ci parla della sua esperienza di insegnante e formatore: “Nelle scuole italiane la tecnologia esiste. Ma agli insegnanti bisogna spiegare l’utilità delle innovazioni tecnologiche. Se ai ragazzi manca la grammatica d’uso delle tecnologie che padroneggiano così bene, agli adulti manca la padronanza di queste stesse tecnologie. La scuola italiana dovrebbe riuscire a far parlare questi due mondi”.
Giuseppe Visaggio ci introduce nel ruolo dell’informatica all’interno della società attuale: “Ritenere l’informatica al centro del mondo è un ‘errore di sviluppo’. Occorre invece interdisciplinarità e sinergia tra tecnologi e umanisti”.
Annabella De Gennaro, giovane assessore al Comune di Bari, parla invece della sua attività istituzionale: “Stiamo cercando di dematerializzare il più possibile l’amministrazione comunale e di utilizzare le tecnologie sociali per stabilire un contatto diretto con i cittadini”. A proposito di problemi nell’innovazione, denuncia: “A volte a mancare è la voglia di crescere da parte delle stesse imprese”.