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	<title>Working Capital &#187; Blog</title>
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		<title>L’economia dei talenti: massimizzare il capitale umano ‘di qualità’</title>
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		<pubDate>Fri, 12 Mar 2010 14:44:48 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Diomira Cennamo</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Dal Forum Economia e Società di Bocconi e Corriere della Sera una serata dedicata agli ‘espatriati’ della ricerca e dell’innovazione. Seguita per voi da Working Capital.
Il secondo incontro del Forum “Economia e Società aperta”, organizzato dall’Università Bocconi e dal Corriere della Sera ha trattato un tema molto caro a Working Capital. La serata di ieri [...]<br /><br /><a href="http://www.facebook.com/WorkingCapital">Diventa un fan di WorkingCapital su Facebook</a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class="tweetmeme_button" style="float: left;"><a href="http://api.tweetmeme.com/share?url=http%3A%2F%2Fwww.workingcapital.telecomitalia.it%2F2010%2F03%2Fl%25e2%2580%2599economia-dei-talenti-massimizzare-il-capitale-umano-%25e2%2580%2598di-qualita%25e2%2580%2599%2F"><img src="http://api.tweetmeme.com/imagebutton.gif?url=http%3A%2F%2Fwww.workingcapital.telecomitalia.it%2F2010%2F03%2Fl%25e2%2580%2599economia-dei-talenti-massimizzare-il-capitale-umano-%25e2%2580%2598di-qualita%25e2%2580%2599%2F" height="61" width="51" /></a></div><p><em>Dal Forum Economia e Società di Bocconi e Corriere della Sera una serata dedicata agli ‘espatriati’ della ricerca e dell’innovazione. Seguita per voi da Working Capital.</em></p>
<p><img class="alignleft size-full wp-image-7536" title="conversazioni_economia_espatriati" src="http://www.workingcapital.telecomitalia.it/wp-content/uploads/2010/03/conversazioni_economia.jpg" alt="conversazioni_economia_espatriati" width="329" height="204" />Il secondo incontro del Forum “Economia e Società aperta”, organizzato dall’Università Bocconi e dal Corriere della Sera ha trattato un tema molto caro a Working Capital. La serata di ieri presso la Sala Buzzati del Corriere a Milano era infatti intitolata a <strong>“Gli espatriati: a quali condizioni tornare? E poi, è così necessario farli tornare?”</strong>. La seconda domanda rivela un atteggiamento inedito, e forse provocatorio, al problema del <em>brain drain</em>.</p>
<p>Ripercorriamo brevemente i temi più caldi affrontati dagli ospiti.</p>
<p><strong><em>Andrea Sironi, docente di Economia degli intermediari finanziari alla Bocconi</em></strong></p>
<p>sostiene che entro certi limiti la mobilità dei cervelli è un bene mentre, quando essa supera una certa soglia, non è più fisiologica. <em>“Esiste persino una visione che non considera il fenomeno negativamente e non induce a contrastarlo in quanto esso costituirebbe un beneficio per coloro che restano in patria, attraverso le commesse o i rimpatri che importano conoscenze all’avanguardia”.</em></p>
<p>Già, ma il problema sembra materializzarsi appunto quando un paese non è in grado di richiamare in patria le sue risorse. E tra i motivi di questa incapacità sembrano esserci alcuni parametri posizionati un po’ troppo in basso, come la qualità del sistema scolastico, di quello sanitario e di ambientale, ancor prima degli aspetti retributivi e fiscali.</p>
<p>Il <strong>processo di competizione internazionale</strong> che ogni Stato dovrebbe ingaggiare sullo scacchiere dell’innovazione comprende, oltre al discorso remunerativo ovviamente, la chiarezza nei percorsi di carriera, la presenza di meritocrazia, un ambiente di lavoro e ricerca positivo.</p>
<p>Una ricerca della League of European Research University sostiene ad esempio che i finanziamenti a breve termine per la ricerca sono inadeguati. Chi li persegue, di conseguenza, disincentiva i ricercatori a restare.</p>
<p>E l’Italia com’è messa dal punto di vista dell’attrattività dei cervelli? Due numeri su tutti: il 19% dei ricercatori italiani espatria, mentre arriva nel nostro paese solo lo 0,7% dei ricercatori provenienti dai paesi dell’Ocse.</p>
<p><strong><em>Michela Marzano, primo ricercatore al Centre National de la Recherche Scientifique a Parigi e docente di Filosofia morale all’Université Paris Descartes</em></strong></p>
<p>racconta la sua esperienza di ‘espatriata’ come uno strappo e una gioia al tempo stesso. La prima grande frattura si è delineata sempre più nettamente con l’ingresso in una lingua non sua. <em>“E la lingua non è un mero strumento ma rappresenta il corpo stesso del lavoro”</em>, afferma la filosofa, definita oltralpe italo-francese, che definisce l’espatrio come uno <strong>straniamento esistenziale</strong> in cui ci si sente stranieri ovunque: <em>“è come essere ovunque e in nessun luogo”</em>.</p>
<p>Marzano si occupa di etica attorno ai temi del corpo, un tema che aveva fatto ridere gli accademici italiani in cui si era imbattuta, convinti che <em>“i filosofi lavorano con lo spirito e non col corpo”</em>. Anche in Francia le cose non sono perfette, la trasparenza nelle selezioni non è massima e pure lì le possibilità di ingresso nella ricerca si vanno restringendo. Certo, la <strong>gioia</strong> di potersi dedicare al lavoro che si ama è impagabile e compensa in qualche modo il disagio identitario.</p>
<p><strong><em>Alberto Sangiovanni Vincentelli, docente alla University of California Berkeley,</em></strong> f<strong><em>ellow dell’Institute of Electrical and Electronic Engineers e membro della National Academy of Engineering degli Stati Uniti</em></strong></p>
<p>si è laureato al Politecnico di Milano nel 1971 ed è partito per l’estero addirittura con un ventaglio di possibilità, ma la scelta è caduta su Berkley, all’avanguardia nel suo settore di specializzazione, la teoria delle reti. Da allora insegna all’Università della California e ha anche avviato due imprese di successo: <em>“sono stato quasi costretto dalle aziende che volevano utilizzare le mie ricerche”</em>, chiarisce.</p>
<p>L’esperienza di Vincentelli è quella di una felice trasversalità, in cui ci si trova bene ovunque e si considera il mondo pieno di opportunità. Merito forse del sogno americano e di un paese in cui gli è stato possibile fare ricerca senza un PhD (che all’epoca in Italia non esisteva), dal momento che ciò che si apprezza al di là dell’Oceano non sono i titoli né i cognomi ma le capacità professionali e personali a tutto tondo: le pubblicazioni, le abilità imprenditoriali, persino i curricula degli allievi.</p>
<p>Inoltre, il mashup di nazionalità è per Vincentelli un’esperienza estremamente arricchente per le persone e le nazioni che la sperimentano.</p>
<p>Ma qual è la calamita che attira i ricercatori in una nazione? Lo scienziato ne è convinto: l’<strong>eccellenza</strong>. <em>“L’innovatore va là dove batte il cuore, dove c’è l’opportunità di fare, che è quello che rende felici”</em>. La domanda allora dovrebbe essere come creare le opportunità per far tornare in patria le menti brillanti. Il problema sembra essere strutturale: occorre creare un <strong>sistema di concorrenza</strong>, al cui interno non c’è spazio né per i nepotismi né per i favoritismi, perché le istituzioni avrebbero come interesse primario quello di salvaguardare la propria reputazione e di conseguenza di perseguire l’eccellenza. La mancanza di concorrenza con l’esterno, l’autoreferenzialità, determinano invece baronie e situazioni faziose che non fanno bene alla collettività. Occorre invece <em>“allineare gli interessi in modo virtuoso”</em>.</p>
<p>In effetti, per <strong><em>Aldo Cazzullo, giornalista del Corriere</em></strong> e conduttore della serata, se in Italia l’ascensore sociale non funziona come si deve, sembra anche esistere un forte <strong>iato tra ricchezza e cultura</strong>. Ovvero: cultura che non si trasforma in ricchezza e imprenditorialità lontana dalla cultura.</p>
<p align="right"><strong>Foto: A.Cazzullo, M.Marzano, A.Sangiovanni Vincentelli, A.Sironi</strong></p>
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		<title>Le startup selezionate da Working Capital: lo staff e gli obiettivi di KoinUp</title>
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		<pubDate>Thu, 11 Mar 2010 12:09:30 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Diomira Cennamo</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Un team crossdisciplinare e crossmediale che lavora per valorizzare i mondi virtuali e portarli sul telefonino. La piattaforma di atterraggio sul nuovo medium si chiama Nokia Ovi store.
KoinUp è una start-up dedicata all&#8217;esplorazione di nuovi format crossmediali tra mondi virtuali, social network e web mobile.
Pierluigi Casolari (34 anni, bresciano) è laureato in filosofia ed ha [...]<br /><br /><a href="http://www.facebook.com/WorkingCapital">Diventa un fan di WorkingCapital su Facebook</a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class="tweetmeme_button" style="float: left;"><a href="http://api.tweetmeme.com/share?url=http%3A%2F%2Fwww.workingcapital.telecomitalia.it%2F2010%2F03%2Fi-progetti-selezionati-lo-staff-e-gli-obiettivi-di-koinup%2F"><img src="http://api.tweetmeme.com/imagebutton.gif?url=http%3A%2F%2Fwww.workingcapital.telecomitalia.it%2F2010%2F03%2Fi-progetti-selezionati-lo-staff-e-gli-obiettivi-di-koinup%2F" height="61" width="51" /></a></div><p><em>Un team crossdisciplinare e crossmediale che lavora per valorizzare i mondi virtuali e portarli sul telefonino. La piattaforma di atterraggio sul nuovo medium si chiama Nokia Ovi store.</em></p>
<p><img class="size-full wp-image-7525 alignleft" title="edoardo turelli" src="http://www.workingcapital.telecomitalia.it/wp-content/uploads/2010/03/edoardo_koinup2.jpg" alt="edoardo turelli" width="237" height="242" /><strong><a href="http://www.workingcapital.telecomitalia.it/2010/03/koinup-selezionata/" target="_blank">KoinUp</a></strong> è una start-up dedicata all&#8217;esplorazione di nuovi format crossmediali tra mondi virtuali, social network e web mobile.</p>
<p><strong>Pierluigi Casolari</strong> (34 anni, bresciano) è laureato in filosofia ed ha un&#8217;attenzione alle community online. L&#8217;amicizia con <strong>Edoardo Turelli </strong>(33 anni di Chiari, Brescia) lo porta a contatto con il mondo del software e con il Seo, l&#8217;ottimizzazione dei contenuti web per i motori di ricerca.</p>
<p>Nel 2006 Pierluigi si occupa di mondi virtuali come giornalista freelance e si appassiona all&#8217;ambiente. I due amici vivono insieme il mondo delle comunità virtuali come appassionati, poi decidono di impegnarsi in un vero progetto. Nella primavera del 2009 incontrano Alessandro Santo di dPixel che parla loro del progetto Working Capital.</p>
<p>Pierluigi ed Edoardo si mettono al lavoro e scrivono una business proposal. L&#8217;idea finisce finalista al TechGarage di Roma (luglio 2009) e si presenta allo Startup 2.0 di Bilbao (Spagna). Dopo qualche incontro con Giovanni Iodice, coordinatore di Working Capital, i due portano a casa un <strong>contratto di preincubazione</strong>, con il quale si presentano al Working Capital Camp di Milano (dicembre 2009).</p>
<p><em>“Il progetto KoinUp è in continua mutazione”</em>, conferma Pierluigi, <em>“e si sta mostrando perfettamente adatto a seguire le evoluzioni del mercato”</em>. I consigli quasi quotidiani dello staff di Working Capital, uniti a veri e propri indirizzi di formazione, hanno portato a rafforzare e definire meglio la bozza iniziale.</p>
<p>Parallelamente la <strong>struttura societaria </strong>si sta via via ampliando. Alcune collaborazioni occasionali irrobustiscono la grafica e la gestione delle community, mentre per i nuovi settori vengono contattati dei responsabili specifici. L&#8217;area mobile è coperta da Simone Lombardo, programmatore specializzato su piattaforme Nokia ed iPhone, mentre la Tv è affidata a Luca Lisci, designer conosciuto nei mondi virtuali come Vive Voom, che vanta collaborazioni di prestigio come quella con Peter Greenaway per la parte virtuale dello spettacolo “The Blue Planet” (per il quale Luca ha disegnato nientemeno che la versione avatar di Dio).</p>
<p>Anche il <strong>modello di business</strong> è in continua evoluzione. <em>“Inizialmente per la community non pensavamo al Freemium, mentre ora lo consideriamo molto attentamente”</em>, ammette Pierluigi. <em>“Per le nostre iniziative cerchiamo pubblicità tradizionale, ma questo non può essere l&#8217;unico sostentamento”</em>.</p>
<p>L’asso nella manica di KoinUp è forse il <strong>machinima</strong>, tecnica di animazione che sfrutta l&#8217;intrinseca capacità dei mondi 3D di essere visibili, e quindi registrabili, da un qualsiasi punto di vista un numero infinito di volte. Nato con il videogioco Quake a metà degli anni &#8216;90, questo strumento si è evoluto in vari modi, approdando al motore 3D dei mondi virtuali, che diventano così l&#8217;ideale ambientazione per forme vecchie e nuove di spettacoli teatrali e televisivi.</p>
<p><em>“Puntiamo molto sul machinima”</em>, riprende Pierluigi, <em>“che riteniamo un ambiente di livello professionale non solo per la sperimentazione ma soprattutto per corti e format televisivi”</em>. Ecco emergere il sano pragmatismo che rafforza le basi di questa start-up: la televisione è un business più robusto di altri e quindi è un obiettivo. <em>“Ecco perché abbiamo fondato <strong>KoinUp Tv</strong>”</em>, uno spin-off che già ha online il primo progetto, il pilot <em>Reality breakdown</em> pensato da Luca Lisci.</p>
<p>In una fase dell’evoluzione della tecnologia in senso sempre più sociale non si può trascurare il collegamento con il web. YouTube, Flickr, blog, forum sono  i tanti aspetti curati dai ragazzi di KoinUp.</p>
<p>E proprio il web è trampolino di lancio per i <strong>dispositivi mobile</strong>. <em>“Noi crediamo molto nel mobile, un segmento in enorme crescita ma i cui spazi sociali sono </em><em>malamente inter</em><em>connessi ed ignorano i virtual world”</em>, si illumina Pierluigi, che di KoinUp è il Ceo. <em>“Il progetto è in fase di realizzazione piuttosto avanzata: l&#8217;applicazione uscirà in anteprima questa primavera per <strong>Ovi Store</strong>, il negozio di applicazioni web-mobile targato Nokia&#8221;</em>.</p>
<p style="text-align: right;"><strong>Nella foto Edoardo Turelli di KoinUp</strong></p>
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		<title>L’Augmented Virtuality di KoinUp, startup selezionata da Working Capital</title>
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		<pubDate>Tue, 09 Mar 2010 10:44:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Diomira Cennamo</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Working Capital presenta KoinUp, dall’idea di un editore innovativo che opera nei mondi virtuali come marketplace di creatività
Dopo il grande successo mediatico raggiunto tra il 2006 e il 2007 &#8211; quando giornali di carta e telegiornali quasi non parlavano d’altro &#8211; i mondi virtuali hanno subito un lento ma inesorabile declino che li ha visti sparire [...]<br /><br /><a href="http://www.facebook.com/WorkingCapital">Diventa un fan di WorkingCapital su Facebook</a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class="tweetmeme_button" style="float: left;"><a href="http://api.tweetmeme.com/share?url=http%3A%2F%2Fwww.workingcapital.telecomitalia.it%2F2010%2F03%2Fkoinup-selezionata%2F"><img src="http://api.tweetmeme.com/imagebutton.gif?url=http%3A%2F%2Fwww.workingcapital.telecomitalia.it%2F2010%2F03%2Fkoinup-selezionata%2F" height="61" width="51" /></a></div><p><em>Working Capital presenta KoinUp, dall’idea di un editore innovativo che opera nei mondi virtuali come marketplace di creatività</em></p>
<p><img class="alignleft size-medium wp-image-7461" title="pierluigi_koinup" src="http://www.workingcapital.telecomitalia.it/wp-content/uploads/2010/03/pierluigi_koinup1-273x300.jpg" alt="pierluigi_koinup" width="273" height="300" />Dopo il grande successo mediatico raggiunto tra il 2006 e il 2007 &#8211; quando giornali di carta e telegiornali quasi non parlavano d’altro &#8211; i mondi virtuali hanno subito un lento ma inesorabile declino che li ha visti sparire dagli organi di informazione generalisti e molti alterego umani che li popolavano impietosamente defungere.</p>
<p><strong><em>“Second Life è morta”,</em></strong> gridano ormai da anni i reporter della carta stampata all’indirizzo dell’azienda dei Linden Lab con sede a San Francisco. Second Life come antonomasia per tutti i <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/MMORPG">MMORPG</a>, ovviamente.</p>
<p>Non così per utenti e appassionati. Mondi antigravitazionali come spazi mentali in cui esprimere la propria creatività e il proprio talento specifico sono ancora lì intatti a ospitare architetti, designer, fotografi, registi in piena attività. Chi ha seguito l&#8217;evoluzione di questi mondi &#8211; tutti da costruire con un una certa abilità di scripting (programmazione degli oggetti) e di design 3D &#8211; e lo ha fatto senza pregiudizi, ha assistito al nascere e all’evolversi di un nuovo modo di vivere le passioni, ma anche di visualizzarle e animarle. Un modo poco fisico forse, ma fortemente interattivo e coinvolgente e in cui l’interattività è mediata da mouse, schermo e tastiera.</p>
<p>La modalità di videomaking utilizzata nei mondi immersivi online è il <strong><em>machinima</em></strong>, in cui – può sembrare incredibile ma è proprio così – a girare è un avatar con tanto di telecamera (virtuale, ovvio) immerso nel suo mondo esattamente come un Gabriele Salvatores o una Kathryn Bigelow lo sono nel mondo reale. E chi disegna quel mondo per ambientarvi una storia può dirsi uno scenografo (ma anche un costumista, un designer) a tutti gli effetti. Così come gli avatar attori, che spesso sono degli eccezionali doppiatori.</p>
<p>Il machinima, insieme alla fotografia virtuale (artistica e non), è una delle specificità di <strong><a href="http://www.koinup.com/" target="_blank">KoinUp</a></strong>, <strong>startup notata e selezionata da Working Capital</strong>.  Lanciata nel 2008 da Pierluigi Casolari e Edoardo Turelli, all’impresa si sono in seguito aggiunti Luca Lisci per la creatività 3D e Simone Lombardo per l&#8217;”Internet in tasca” (la sezione di implementazione mobile).</p>
<p><em>“Dei mondi virtuali si parla male, senza considerare l’esistenza di progetti concreti e con un chiaro modello di business come Imvu”</em>, esordisce Pierluigi Casolari, Ceo di KoinUp e nostra guida in questa escursione nei meandri fantastici del metaverso. Imvu, ex startup di socialità virtuale fondata nel 2004, oggi è cresciuta fino a raggiungere 40 milioni di utenti e 6 milioni di visitatori unici mensili, presentandosi così come il più grande Virtual AppStore, con un catalogo di oltre 3 milioni di oggetti in vendita. Quasi proverbiale la sua presentazione: <em>“Imvu is profitable”</em>, ovvero qui non si gioca, ma il denaro gira davvero. Certo, in forma di Linden dollars, che sono però una valuta convertibile in qualsiasi momento in real dollars, con tanto di tasso di cambio.</p>
<p><em>“Oltre ad Imvu seguiamo molti altri mondi attivi, dal ricchissimo World of Warcraft ai tanti ambienti virtuali costruiti sull&#8217;ambiente Open Sims </em>(un ambiente open source alla cui realizzazione ha collaborato Ibm, ndr)” ci racconta Pierluigi Casolari. I virtual worlds frequentati dai Koinupper sono oltre 50 ed altri che meritano interesse nascono continuamente: <em>“Blue Mars è specifico per i professionisti del 3D e come community, KoinUp sta lavorando con loro sulle agevolazioni ai suoi utenti registrati”</em>.</p>
<p><em>“KoinUp affronta i mondi virtuali e non solo Second Life in senso pragmatico, capovolgendo il rapporto con il mondo reale”</em>, afferma Pierluigi, <em>“così come porta nei mondi virtuali una serie di funzioni già di successo in RL </em>(real life, per chi non vive <em>inworld</em>)<em>”</em>. Oggi si parla molto di Augmented Reality, un complesso d&#8217;informazioni anche sensoriali che possono arricchire l&#8217;esperienza quotidiana. Normalmente si parla di dati immateriali che arricchiscono l’interazione con il mondo reale, mentre Pierluigi ed Edoardo hanno invertito la prospettiva: per loro il mondo reale può offrire spunti che, una volta digitalizzati, arricchiscono eccezionalmente l&#8217;esperienza virtuale. Dall&#8217;augmented reality all&#8217;<strong><em>augmented virtuality</em></strong>, dunque.</p>
<p><em>“I mondi virtuali sono generalmente chiusi, dei walled garden”</em>, spiega Pierluigi, <em>“per questo noi puntiamo sulla interoperabilità </em>(il passaggio disinvolto degli avatar da un mondo all’altro, ad esempio da SL a OpenSim e ritorno, ndr). <em>Un aspetto importante a questo proposito è il </em><strong>geotagging virtuale</strong><em>, un sistema di localizzazione non disponibile ovunque e farraginoso in alcuni mondi, ma i passi in avanti per la generazione di questi dati e l&#8217;esportazione verso elenchi accessibili ci sono e sono concreti”</em>.</p>
<p>In questa direzione si sono infatti già avviate alcune azioni interne ai singoli mondi, ma la stessa KoinUp cerca di accelerare il fenomeno, contattando i singoli editori dei software di gestione e spingendoli a implementare e condividere questa funzionalità con tutti gli abitanti della seconda dimensione. Del resto, i mondi virtuali sono dei social network evolutisi in tre dimensioni, dove le interazioni pullulano. Comprese quelle commerciali.</p>
<p style="text-align: right;"><em>Nel prossimo post parleremo dello staff di KoinUp e della sua strada verso il mobile.</em></p>
<p align="right"><strong> </strong></p>
<p align="right"><strong>Foto: Pierluigi Casolari, Ceo di KoinUp</strong></p>
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		<title>AAA Giovani talenti cercansi: opportunità dall&#8217;Unimitt di UniMilano</title>
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		<pubDate>Mon, 08 Mar 2010 11:01:44 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Proseguiamo il  resoconto delle opportunità presentate dall’Unimitt dell’Università statale di Milano  all’incontro “Giovani talenti cercansi” lo scorso 4 marzo.
 
Tommaso Minola, della Fondazione  Politecnico di Milano, ha presentato Mind  the Bridge-Silicon Valley, che nasce con l’obiettivo di  supportare il processo di trasformazione di progetti di ricerca in attività di  [...]<br /><br /><a href="http://www.facebook.com/WorkingCapital">Diventa un fan di WorkingCapital su Facebook</a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class="tweetmeme_button" style="float: left;"><a href="http://api.tweetmeme.com/share?url=http%3A%2F%2Fwww.workingcapital.telecomitalia.it%2F2010%2F03%2F7439%2F"><img src="http://api.tweetmeme.com/imagebutton.gif?url=http%3A%2F%2Fwww.workingcapital.telecomitalia.it%2F2010%2F03%2F7439%2F" height="61" width="51" /></a></div><p><em>Proseguiamo il  <a title="http://www.workingcapital.telecomitalia.it/2010/03/aaa-giovani-talenti-cercansi-lâappello-dellâuniversita-di-milano-agli-innovatori-di-domani/" href="../2010/03/aaa-giovani-talenti-cercansi-l%E2%80%99appello-dell%E2%80%99universita-di-milano-agli-innovatori-di-domani/">resoconto</a> delle opportunità presentate dall’Unimitt dell’Università statale di Milano  all’incontro “Giovani talenti cercansi” lo scorso 4 marzo.</em></p>
<p><strong> </strong></p>
<p><img class="alignleft size-full wp-image-7441" title="logo_mtb" src="http://www.workingcapital.telecomitalia.it/wp-content/uploads/2010/03/logo_mtb.jpg" alt="logo_mtb" width="153" height="101" />Tommaso Minola, della Fondazione  Politecnico di Milano, ha presentato <strong><a title="http://www.mindthebridge.org/" href="http://www.mindthebridge.org/">Mind  the Bridge-Silicon Valley</a></strong>, che nasce con l’obiettivo di  supportare il processo di trasformazione di progetti di ricerca in attività di  impresa, con particolare riguardo agli ambiti life science, green tech, clean  tech, high tech e ICT. Il tutto attraverso la promozione della propria idea  attraverso un tour nella Silicon Valley. Il progetto è finanziato dalla  Fondazione Cariplo e coordinato dal CrESIT, con il supporto tecnico del CIBIE  dell’Università di Pavia, della Fondazione Politecnico di Milano e della  Fondazione Mind the Bridge, un&#8217;iniziativa non profit nata in Silicon Valley allo  scopo di canali che possano facilitare l’accesso al mercato dei capitali  statunitensi da parte di imprese high-tech  italiane.</p>
<p><strong><a title="http://www.i3p.it/start-cup" href="http://www.i3p.it/start-cup"><img class="alignleft size-full wp-image-7440" title="logo_startcup" src="http://www.workingcapital.telecomitalia.it/wp-content/uploads/2010/03/logo_startcup.jpg" alt="logo_startcup" width="160" height="100" />StartCup  2010</a></strong> è una <em>business plan competition</em> universitaria che offre agli aspiranti imprenditori hi-tech la possibilità di accedere a uno  degli incubatori degli atenei promotori (Politecnico di Torino, Università degli studi di Torino e Università degli studi del Piemonte orientale A. Avogadro). Possono partecipare anche imprese di  nuova costituzione (nate dopo il 1 gennaio 2010).</p>
<p>Nell’ambito del programma verrà  offerto un servizio di tutoraggio per l’elaborazione del business plan e saranno  messi a disposizione dei premi in denaro (da 7.500 a 25.000 euro, con un  montepremi di 110 mila euro). L’iniziativa, che prevede delle fasi di selezione  regionale, è realizzata grazie ai fondi strutturali europei.  I primi 5  classificati acquisiscono il diritto di partecipare al Premio Nazionale per  l’Innovazione 2010.</p>
<p>Uscendo dalla Silicon Valley si  trovano altre opportunità per gli innovatori italiani.</p>
<p><img class="alignleft size-full wp-image-7443" title="logo_comonext" src="http://www.workingcapital.telecomitalia.it/wp-content/uploads/2010/03/logo_comonext1.gif" alt="logo_comonext" width="169" height="94" />Matteo Torri ci ha introdotto  <strong><a title="http://www.comonext.it/" href="http://www.comonext.it/">Como Next</a></strong>, il nuovo Parco  scientifico-tecnologico sorto a Lomazzo, tra Como e Milano, con il supporto  della Camera di Commercio di Como. Si tratta di una iniziativa di incubazione  localizzata che aspira a diventare una sorta di Silicon Valley a nord di Milano.  Stanno per partire alcuni bandi di concorso da tenere  d’occhio.</p>
<p><strong><a title="http://network.startupbusiness.it/" href="http://network.startupbusiness.it/">Startup business  network</a></strong> è una rete di startupper ideata e diretta dal  giornalista Emil Abirascid (<a title="http://www.lobbyinnovazione.it/" href="http://www.lobbyinnovazione.it/">Innov’azione</a>). Il suo focus è sul  Medioriente, in particolare Libano e Giordania. <em>“Si tratta di mercati molto interessanti dal punto di  vista delle potenzialità che stanno esprimendo”</em>, ha spiegato lo  stesso Abirascid, invitando tutti gli interessati a entrare nel  gruppo.</p>
<p>Tutte le proposte di supporto  all’imprenditorialità segnalate da Unimitt le trovate <a title="http://www.unimi.it/ricerca/unimitt/18980.htm" href="http://www.unimi.it/ricerca/unimitt/18980.htm">qui</a>.</p>
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		<title>AAA Giovani talenti cercansi. L’appello dell’Università di Milano agli innovatori di domani</title>
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		<pubDate>Fri, 05 Mar 2010 15:12:14 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Diomira Cennamo</dc:creator>
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		<description><![CDATA[È una questione di technology transfer, o trasferimento tecnologico, vale a dire il  processo di condivisione di conoscenza tra enti, aziende e istituzioni  finalizzato alla valorizzazione in chiave economica dei risultati della ricerca  pura. Le Università sono un po’ il traino di questo meccanismo e si stanno  attrezzando allo scopo anche [...]<br /><br /><a href="http://www.facebook.com/WorkingCapital">Diventa un fan di WorkingCapital su Facebook</a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class="tweetmeme_button" style="float: left;"><a href="http://api.tweetmeme.com/share?url=http%3A%2F%2Fwww.workingcapital.telecomitalia.it%2F2010%2F03%2Faaa-giovani-talenti-cercansi-l%25e2%2580%2599appello-dell%25e2%2580%2599universita-di-milano-agli-innovatori-di-domani%2F"><img src="http://api.tweetmeme.com/imagebutton.gif?url=http%3A%2F%2Fwww.workingcapital.telecomitalia.it%2F2010%2F03%2Faaa-giovani-talenti-cercansi-l%25e2%2580%2599appello-dell%25e2%2580%2599universita-di-milano-agli-innovatori-di-domani%2F" height="61" width="51" /></a></div><p>È una questione di <em>technology transfer</em>, o <em>trasferimento tecnologico</em>, vale a dire il  processo di condivisione di conoscenza tra enti, aziende e istituzioni  finalizzato alla valorizzazione in chiave economica dei risultati della ricerca  pura. Le Università sono un po’ il traino di questo meccanismo e si stanno  attrezzando allo scopo anche in Italia.</p>
<p><img class="alignleft size-full wp-image-7420" title="logo_unimitt" src="http://www.workingcapital.telecomitalia.it/wp-content/uploads/2010/03/logo_unimitt.jpg" alt="logo_unimitt" width="195" height="66" />Così nasce <strong><a title="http://www.unimi.it/ricerca/unimitt/9715.htm" href="http://www.unimi.it/ricerca/unimitt/9715.htm">Unimitt</a></strong>,  l’ufficio di trasferimento tecnologico dell’<strong>Università statale di Milano</strong>, lanciato  “verso una moderna università imprenditoriale”.  Unimitt svolge attività di  sostegno ai brevetti, alle startup e di diffusione e promozione della ricerca  effettuata a livello accademico all’interno della società, con lo scopo di  aiutare le iniziative imprenditoriali innovative a diventare realtà e  business.</p>
<p><em>“Abbiamo  cercato di creare un sistema di opportunità attraverso una serie di iniziative e  percorsi che, sfruttando il talento personale, consentano di trasformare  l’invenzione in innovazione”</em>, ha precisato Roberto Tiezzi, che ha introdotto le  ‘opportunità’ già avviate da Unimitt, presentate ieri nel corso dell’incontro  <strong>“Giovani talenti cercansi”</strong> nelle  aule di via Golgi 19.</p>
<p><img class="alignleft size-full wp-image-7421" title="logo_StartupMstr" src="http://www.workingcapital.telecomitalia.it/wp-content/uploads/2010/03/logo_StartupMstr.gif" alt="logo_StartupMstr" width="196" height="49" />Gianluca Dettori, business angel e  advisor di Working Capital, ha presentato il suo <strong><a title="http://www.facebook.com/group.php?gid=233406449102" href="http://www.facebook.com/group.php?gid=233406449102">Startup  Master</a></strong>, in cui alcuni investitori provenienti da vari settori  costituirà un team di mentor che seguiranno i futuri imprenditori per 8 sessioni  di lavoro in 3 mesi, con lo scopo finale di produrre un buon <em>pitch</em> del proprio progetto.  Dall’iniziativa usciranno 10 nuove potenziali imprese da indirizzare verso  programmi di investimento o promozione.</p>
<p>In questo momento storico,  sostiene Dettori, <em>“l’alternativa più  concreta per le nuove generazioni alla faticosa entrata in aziende di altri è  quella di farsela da sé la propria azienda”</em>, spiegando che <em>“quella imprenditoriale è soprattutto una mentalità  che occorre coltivare”</em>. Già, ma come? Gianluca è lapidario: <em>“non ponendosi limiti nelle ambizioni e nei  sogni”</em>. Ma per trasformare un’idea in innovazione vera – lo avremo  ripetuto fino alla noia sulle pagine di questo blog – è fondamentale saperla  spiegare e saper convincere gli altri della sua  forza.</p>
<p>Ci si iscrive direttamente sulla  pagina Facebook.</p>
<p><img class="alignleft size-full wp-image-7422" title="logo_fulbright_best" src="http://www.workingcapital.telecomitalia.it/wp-content/uploads/2010/03/logo_fulbright_best.JPG" alt="logo_fulbright_best" width="187" height="43" />Paolo Barbanti, advisor biotech e  farmaceutico, ha introdotto insieme a Gaetano Pellicano dell’Ambasciata Usa il  programma <strong><a title="http://www.bestprogram.it/" href="http://www.bestprogram.it/">Fulbright BEST Silicon Valley</a></strong>,  che ha lo scopo di inviare i giovani laureati in quell’<em>hub di innovazione</em> in cui far crescere la  propria idea attraverso corsi universitari ad hoc, <em>internship</em> in aziende avanzate del settore  di interesse e il dialogo, in aula e fuori, con potenziali competitor e business  angels.</p>
<p><em>“L’ambasciata  americana pensa che l’Italia, partner privilegiato degli Stati Uniti, abbia un  deficit di innovazione che vorrebbe aiutare a colmare”</em>, esordisce Pellicano<em>. </em>La motivazione sembra soprattutto  culturale.<em> “Noi italiani tendiamo a  sopravvalutare l’inventiva, il genio, ma è evidente che questo non  basta”</em>, afferma con decisione. <em>“In Italia abbiamo molte buone idee, ma abbiamo  bisogno di persone che ci credono e che ‘si fanno’”</em>, gli fa eco  Barbanti. In Silicon Valley, come si afferma da più parti, <em>“si è un po’ affievolita la genialità, la creatività,  lo spirito innovativo ma resta intatta la capacità di realizzare i propri  sogni”</em>.</p>
<p>Per trasformare la propria idea in  un’impresa di successo, ne sono convinti entrambi, è importante non concentrarsi  sul prodotto, ma trovare un mercato, capire cioè se il proprio trovato è davvero  competitivo. <em>“La Silicon Valley”</em>,  conclude Pellicano, <em>“è il luogo in cui è  possibile fare un reality check del mercato, cosa che non accade in  Italia”</em>.</p>
<p>L’obiettivo ultimo del programma è  quello di tornare a investire nel nostro paese, magari portando a casa una  preziosa partnership con attori americani.</p>
<p>Inglese obbligatorio, se  occorresse precisarlo.</p>
<p><em>Nel <a href="http://www.workingcapital.telecomitalia.it/2010/03/7439/">prossimo  post</a></em><em> parleremo le altre opportunità per gli imprenditori di domani presentate  nell’ambito di “Giovani talenti cercansi”: </em>Mind the bridge<em>, </em>StartCup 2010<em>, </em>ComoNext<em> e </em>Startup Business Network<em>.</em></p>
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		<title>Andrea Lo Pumo parte con la ricerca su Netsukuku con il prof. Jon Crowcroft</title>
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		<pubDate>Thu, 04 Mar 2010 09:11:49 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Diomira Cennamo</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Gli  aggiornamenti dall’Università di Cambridge del borsista di Working  Capital
Ha presentato il suo progetto  Netsukuku al barcamp di Working  Capital a Catania, il primo della serie, il 29 aprile 2009. Il concetto di Rete  distribuita che non ha bisogno del sostegno di un’autorità centrale, basato su  un sistema di [...]<br /><br /><a href="http://www.facebook.com/WorkingCapital">Diventa un fan di WorkingCapital su Facebook</a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class="tweetmeme_button" style="float: left;"><a href="http://api.tweetmeme.com/share?url=http%3A%2F%2Fwww.workingcapital.telecomitalia.it%2F2010%2F03%2Fandrea-lo-pumo-parte-con-la-ricerca-su-netsukuku-con-il-prof-jon-crowcroft%2F"><img src="http://api.tweetmeme.com/imagebutton.gif?url=http%3A%2F%2Fwww.workingcapital.telecomitalia.it%2F2010%2F03%2Fandrea-lo-pumo-parte-con-la-ricerca-su-netsukuku-con-il-prof-jon-crowcroft%2F" height="61" width="51" /></a></div><p><em>Gli  aggiornamenti dall’Università di Cambridge del borsista di Working  Capital</em></p>
<p><img class="alignleft size-full wp-image-7398" title="andrea_lo_pumo" src="http://www.workingcapital.telecomitalia.it/wp-content/uploads/2010/03/andrea_lo_pumo.gif" alt="andrea_lo_pumo" width="200" height="200" />Ha presentato il suo progetto  <strong>Netsukuku</strong> al barcamp di Working  Capital a Catania, il primo della serie, il 29 aprile 2009. Il concetto di Rete  distribuita che non ha bisogno del sostegno di un’autorità centrale, basato su  un sistema di routing peer-to-peer, è stato sviluppato dal 22enne Andrea Lo Pumo  in collaborazione con una community internazionale di sviluppatori nell’ambito  del <a title="http://it.wikipedia.org/wiki/Freaknet" href="http://it.wikipedia.org/wiki/Freaknet">FreakNet MediaLab</a>, il primo  <em>hacklab</em> (laboratorio di  informatica ad accesso libero e gratuito) nato in Italia e con base a Catania.</p>
<p>Andrea ha le idee chiare sul  progetto di ricerca che lo aiuterebbe a far evolvere e concretizzare il modello  matematico che sta alla base di Netsukuku e sa anche dove vorrebbe svolgerlo:  all’<strong>Università di  Cambridge</strong>.</p>
<p>Lo staff di Working Capital decide  di vagliare meglio il progetto e delibera: il ragazzo parte per Cambridge con un  assegno di ricerca per frequentare il <strong>Master  in Advanced computer science</strong>.</p>
<p>Intanto la notizia dell’ambizioso  progetto di una nuova Internet si diffonde e il mensile di innovazione <em>Wired Italia</em> gli tributa la <a title="http://www.workingcapital.telecomitalia.it/2010/02/wired-italia-dedica-una-copertina-ad-andrea-lo-pumo/" href="../2010/02/wired-italia-dedica-una-copertina-ad-andrea-lo-pumo/">copertina  di febbraio</a>, mentre dall’Unesco si allude a <em>“una delle tecnologie che potrebbero abbattere il  digital divide nel pianeta”</em>.</p>
<p>Nel frattempo, a Cambridge il  giovane matematico catanese frequenta con profitto i corsi di base fino a  gennaio e ottiene di condurre il suo progetto di ricerca su Netsukuku sotto la  guida del <strong>Prof. Jon Crowcroft</strong> che,  oltre ad essere il direttore (<em>Marconi  professor</em>) del Centro di Communications Systems del Computer Lab  all’Università di Cambridge, ha svolto e svolge attività di ricerca a livello  internazionale nel campo del networking.</p>
<p>Fisico di formazione, Crowcroft è  una delle figure guida del settore. Per circa vent’anni ha focalizzato le sue  ricerche sul supporto di Internet alle comunicazioni multimediali,  concentrandosi soprattutto sullo <em>scalable  multi cast routing</em>, sugli approcci pratici alla gestione del traffico  e al design dei protocolli end-to-end.</p>
<p>Noi facciamo il nostro in bocca al  lupo ad Andrea per un sereno e proficuo proseguimento degli studi. E,  ovviamente, tifiamo per lui e per il suo sogno.</p>
<p style="text-align: right;"><strong>Foto: Andrea Lo Pumo</strong></p>
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		<title>Stati Uniti, nasce la “Invest in America Alliance”</title>
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		<pubDate>Wed, 03 Mar 2010 18:30:48 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Alessio Jacona</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<div class="tweetmeme_button" style="float: left;"><a href="http://api.tweetmeme.com/share?url=http%3A%2F%2Fwww.workingcapital.telecomitalia.it%2F2010%2F03%2Fstati-uniti-nasce-la-%25e2%2580%259cinvest-in-america-alliance%25e2%2580%259d%2F"><img src="http://api.tweetmeme.com/imagebutton.gif?url=http%3A%2F%2Fwww.workingcapital.telecomitalia.it%2F2010%2F03%2Fstati-uniti-nasce-la-%25e2%2580%259cinvest-in-america-alliance%25e2%2580%259d%2F" height="61" width="51" /></a></div><p>&#8220;Rebuilding the Foundations of American Growth,&#8221; è il titolo assai significativo che Paul Otellini, Ceo di Intel, ha dato al<a href="http://www.intel.com/pressroom/archive/releases/2010/20100223corp.htm"> suo speech</a> di presentazione della “Invest in America Alliance”. Guidata proprio dal gigante tecnologico americano, l’Alliance<img class="alignright size-medium wp-image-7385" src="http://www.workingcapital.telecomitalia.it/wp-content/uploads/2010/03/invest-in-america-alliance-300x108.png" alt="invest in america alliance" width="300" height="108" /> raggruppa 17 aziende e 24 venture capital e dispone di fondi per 3,5 miliardi di dollari. Una cifra davvero notevole che verrà investita nel corso dei prossimi due anni in tech startup funding e nella creazione di nuovi posti di lavoro assumendo giovani freschi di “college graduation”.</p>
<p>Dice Otellini durante una presentazione nella quale non risparmia critiche al proprio governo :</p>
<blockquote><p>“Le economie forti e stabili nascono dalla cultura dell’investimento e dall’impegno per l’innovazione. Tutto ciò di cui abbiamo bisogno è semplicemente una chiara, coerente strategia per promuovere l’innovazione, gli investimenti e sostenere le startup. Ci sono cose che il business può e deve fare, indipendentemente da ciò che il governo riesce a ottenere.</p>
<p>Sarebbe un errore con conseguenze nel lungo termine lasciare che i nostri scienziati e ingegneri restino senza far niente dopo aver conseguito la laurea”. Per questo l’Alliance  &#8211; prosegue Otellini &#8211; nasce per essere “sia un investimento sugli innovatori di questo paese, sia un segnale per il mercato globale che testimoni l’impegno dell’America verso l’innovazione e la competitività nel futuro”.</p></blockquote>
<p>Lunga la lista di aziende che partecipano al progetto, tra cui figurano brand del calibro di eBay, Google, Adobe, Cisco, Dell, Microsoft e Yahoo!. Nel loro insieme, le “compagnie” che fanno parte dell’Alliance si impegnano a creare posti di lavoro per un totale di circa 10mila e cinquecento neo-laureati in ingegneria e informatica, ma anche in analisi finanziaria, marketing, e vendite proveniente da quasi tutti gli stati americani.</p>
<p>Sul versante del venture capital, tra i partner di cui Intel si è assicurata la collaborazione si annoverano realtà come Khosla Ventures, Storm Ventures, Advanced Technology Ventures, U.S. Venture Partners, North Bridge Venture Partners, QuestMark Partners, Sevin Rosen Funds, Telesoft Partners e Walden International.</p>
<p>Nel dettaglio, i settori del mercato in cui Otellini e i suoi si preparano a investire sono le tecnologie pulite, l’IT e le biotecnologie, giudicati “segmenti vitali dell’emergente economia statunitense”, cui si aggiungono mercati del tutto nuovi come diagnostica molecolare, la bioinformatica, la creazione di veicoli elettrici e di infrastrutture wireless.</p>
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		<title>StartUp Night 3: una serata tra amici dedicata al crowdfunding</title>
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		<pubDate>Wed, 03 Mar 2010 09:09:25 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Diomira Cennamo</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Metti una sera in un appartamento di Milano qualche bibita fresca e un gruppo di amici, conosciutisi perlopiù virtualmente, a parlare di un’impresa che si sogna o si è convinti di realizzare. Un contesto informale in cui chiacchierare di startup presenti o prossime venture e confrontarsi reciprocamente sulla bontà della propria idea o apprendere qualcosa [...]<br /><br /><a href="http://www.facebook.com/WorkingCapital">Diventa un fan di WorkingCapital su Facebook</a>]]></description>
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<p>Così, mentre di qua si parla di startup alla moda e si presentano prototipi appena partoriti da sottoporre alla prova dei pari, nella stanza di là c’è la lezione di public speaking per il provetto startupper.</p>
<p>Il tema della StartUp Night numero 3, organizzata lo scorso 1 marzo dalla giovane agenzia di comunicazione <a href="http://mikamai.com/" target="_blank">Mikamai </a>(che ha adattato i propri uffici allo scopo), è quello più in voga del <strong>crowdsourcing </strong>e l’occasione è ghiotta per discutere di quanto e quale futuro avrà chi investirà in questo settore, insieme a chi sembra avercela fatta.</p>
<p>La startup star della serata si chiama <strong><a href="http://www.kapipal.com/" target="_blank">Kapipal</a></strong> e a presentarla c’è Alberto Falossi, giovane consulente e docente universitario di Pisa. Alberto si è inventato una <strong>società di microcredito collettivo</strong> che, nell’istante esatto in cui scrivo, ha raccolto una somma totale di circa 86 mila dollari, radunati per gli obiettivi più vari: regali di compleanno, liste nozze, riparazione del motorino incidentato, trattamenti medici…</p>
<p><em>“Si tratta di una modalità di finanziamento collaborativa e collettiva. Di qui il nome Kapipal”</em>, ci racconta Alberto, <em>“<span style="font-style: normal">da capital</span>, capitale, e <span style="font-style: normal">pal</span>, amico”</em>, perché l’idea è che <em>“il capitale sono i tuoi amici”</em>. In effetti l’iniziativa parte dalla convinzione che il <em>crowd</em> non si riferisce solo al soldo, ma alla relazione stessa, che permette di affrontare alcuni problemi apparentemente insolubili se si è da soli.</p>
<p>Le raccolte private – quelle che si sceglie di non indicizzare nei motori di ricerca – sembrano avere più successo di tutte. <em>“Dopo due anni di sperimentazione nel crowdfunding, il 2010 sarà l’anno della selezione naturale”</em>, secondo Alberto. Già, perché pare che alcune imprese di cui si è parlato molto, come <em>Sellaband</em> (che si occupava di finanziamenti ai giovani musicisti), siano in difficoltà economiche, mentre altre addirittura nei guai con la legge. <em>“La legislazione non è ancora chiara”</em>, spiega lo startupper pisano. <em>“Trattandosi ufficialmente di donazioni, è difficile giustificare la ripartizione degli utili”</em>. Per di più, le leggi cambiano da Stato a Stato.</p>
<p>Di esempi di crowdfunding ve ne sono ormai nei settori più diversi: da <a href="http://www.workingcapital.telecomitalia.it/tag/venture-capital-2-0/" target="_blank">GrowVC</a> per le startup a <a href="http://spot.us/" target="_blank">SpotUs</a> per i servizi giornalistici a <a href="http://www.kickstarter.com/" target="_blank">Kickstarter.com</a>, che aiuta i giovani artisti a pubblicare la loro opera (prima, si suppone).</p>
<p>Chi farà la differenza? Alberto Falossi crede di conoscere le regole del successo del crowdfunding, che ha sintetizzato nel <strong>Kapipal Manifesto</strong>:</p>
<p>1. I tuoi amici sono il tuo capitale</p>
<p>2. I tuoi amici ti aiutano a realizzare i tuoi sogni</p>
<p>3. Il tuo capitale dipende dal numero di amici</p>
<p>4. Il tuo capitale dipende dalla fiducia</p>
<p>5. Il tuo capitale cresce attraverso il passaparola</p>
<p>La serata milanese dedicata alle startup è andata avanti così, tra piccoli gruppi di ascolto e discussione e qualcuno che ha voluto presentare la sua idea d’impresa a colleghi di interesse. Il tam tam sui social network ha funzionato e l’obiettivo, quello del networking, è stato raggiunto.</p>
<p style="text-align: right"><strong>Foto: un momento della StartUp Night 3 </strong></p>
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		<title>L’Europa finanzia i talenti top: 515 milioni di euro per gli Advanced Grants 2009</title>
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		<pubDate>Tue, 02 Mar 2010 17:39:42 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Diomira Cennamo</dc:creator>
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		<description><![CDATA[L’ultimo numero di Nòva24 ha dato ampio spazio a un evento passato altrimenti un po’ in sordina qui in Italia: quello degli European advanced grants 2009, le assegnazioni di finanziamenti a ricercatori di alto livello da parte dello European Research Council dell’Unione europea.
Si tratta di un concorso rivolto non ai progetti né agli enti, ma [...]<br /><br /><a href="http://www.facebook.com/WorkingCapital">Diventa un fan di WorkingCapital su Facebook</a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class="tweetmeme_button" style="float: left;"><a href="http://api.tweetmeme.com/share?url=http%3A%2F%2Fwww.workingcapital.telecomitalia.it%2F2010%2F03%2Fl%25e2%2580%2599europa-finanzia-i-talenti-top-515-milioni-di-euro-per-gli-advanced-grants-2009%2F"><img src="http://api.tweetmeme.com/imagebutton.gif?url=http%3A%2F%2Fwww.workingcapital.telecomitalia.it%2F2010%2F03%2Fl%25e2%2580%2599europa-finanzia-i-talenti-top-515-milioni-di-euro-per-gli-advanced-grants-2009%2F" height="61" width="51" /></a></div><p><!--[if gte vml 1]&gt;                     &lt;![endif]--><img class="alignleft size-full wp-image-7363" src="http://www.workingcapital.telecomitalia.it/wp-content/uploads/2010/03/Nuova-immagine.jpg" alt="-Kj cc" width="385" height="258" />L’ultimo numero di <a href="http://www.novaonline.ilsole24ore.com/">Nòva24</a> ha dato ampio spazio a un evento passato altrimenti un po’ in sordina qui in Italia: quello degli <em>European advanced grants 2009</em>, le assegnazioni di finanziamenti a ricercatori di alto livello da parte dello <a href="http://erc.europa.eu/index.cfm?fuseaction=page.display&amp;topicID=26" target="_blank">European Research Council</a> dell’Unione europea.</p>
<p>Si tratta di un concorso rivolto non ai progetti né agli enti, ma direttamente ai ricercatori e il cui comitato scientifico è composto esso stesso da ricercatori.</p>
<p><strong>236 i </strong><em><strong>top researcher</strong></em>, selezionati a metà gennaio tra quasi 1600 partecipanti, ognuno dei quali ha ottenuto fino a <strong>3,5 milioni di euro</strong> per cinque anni, per un totale di <strong>515 milioni di euro</strong> di stanziamenti complessivi.</p>
<p>Studiosi di <strong>26 nazionalità</strong> attivi negli istituti di ricerca di <strong>18 nazioni</strong> sono stati premiati in questa seconda edizione del concorso, che ha coinvolto i più disparati settori di ricerca, dalle scienze biologiche (38%)  a quelle socio-umanistiche (18%) passando per le discipline fisiche e ingegneristiche (44%). Il 15% dei borsisti è donna (il 3% in più rispetto all’anno scorso).</p>
<p>Quindici i borsisti italiani: <strong>Luigi Ambrosio</strong> e <strong>Maurizio Ghelard</strong><strong>i</strong> della <em>Scuola </em><em>Normale Superiore di Pisa</em>; <strong>Giorgio Parisi</strong> e <strong>Paolo Matthiae</strong> dell’<em>Università di Roma La Sapienza</em>; <strong>Andrea Ballabio</strong> della <em>Fondazione Telethon</em>; <strong>Cristina D’Ancona</strong> dell’<em>Università di Pisa</em>; <strong>Fernando Ferroni </strong>dell’<em>Istituto Nazionale di Fisica Nucleare</em>; <strong>Mauro Giacca</strong> dell’<em>International Centre for Genetic Engeneering and Biotechnology</em>; <strong>Luca Guidotti</strong> della <em>Fondazione Centro San Raffaele del Monte Tabor</em>; <strong>Massimo Inguscio</strong> del <em>Laboratorio Europeo di Spettroscopie non Lineari</em>; <strong>Carlangelo Liverani</strong> dell’<em>Università di Roma Tor Vergata</em>; <strong>Luigi Naldini</strong> dell’<em>Università Vita-Salute San Raffaele</em>; <strong>Giacomo Rizzolatti</strong>, dell’<em>Università di Parma</em>; <strong>Riccardo Valentini</strong> del <em>Centro Euro-Mediterraneo per i cambiamenti climatici</em>; <strong>Peter Wagner</strong> dell’<em>Università di Trento</em>.</p>
<p>I progetti nostrani spaziano dalla geometria alla diagnostica medica allo studio delle società antiche e della psicologia umana fino alla ricerca sui gas quantici.</p>
<p>L’Erc fa parte del <a href="http://cordis.europa.eu/fp7/home_en.html">7° Research Framework Programme</a>, di cui rappresenta la sezione specifica per le idee. È partito nel 2007 ed ha un budget di <strong>7,5 miliardi di euro</strong> per il periodo 2007-2013. Il suo scopo dichiarato è quello di stimolare l’eccellenza scientifica in Europa, supportando e incoraggiando gli scienziati più creativi, ricercatori ed ingegneri di qualsiasi nazionalità impegnati in ogni campo del sapere e che siano attivi all’interno di istituzioni europee. Il concorso viene pubblicato annualmente in autunno. L’Erc supporta anche i giovani ricercatori attraverso gli <em>Starting grants</em>, che partono di solito in estate.</p>
<p><em>“L’investimento e la fiducia nei talenti ‘top’ è cruciale per la ricerca in Europa”</em>, ha dichiarato il presidente Erc Fotis Kafatos, <em>“in tempi di flessione economica più che mai&#8221;</em>, sicuro che<em> &#8220;avrà un impatto positivo sull’economia, ma anche sull’Europa nel suo insieme”</em>.</p>
<p>Si spera che l’Europa marchi il passo di un nuovo andamento generale delle società che la compongono, perché considerino l’investimento sui cervelli una tappa fondamentale della loro crescita economica e del loro sviluppo generale.</p>
<p align="right"><strong>Foto: -Kj (flickr)</strong></p>
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		<title>I 25 top angel investor in tech statunitensi</title>
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		<pubDate>Mon, 01 Mar 2010 14:43:26 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Alessio Jacona</dc:creator>
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		<description><![CDATA[BusinessWeek pubblica la speciale classifica dei business angel statunitensi di maggior successo realizzata in collaborazione con la startup YouNoodle
I numeri sono da capogiro: considerati nel loro insieme, i 25 top angel investor del 2010 elencati in una speciale classifica realizzata da YouNoodle e pubblicata da Businessweek hanno finanziato la creazione di 740 nuove startup, favorito [...]<br /><br /><a href="http://www.facebook.com/WorkingCapital">Diventa un fan di WorkingCapital su Facebook</a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class="tweetmeme_button" style="float: left;"><a href="http://api.tweetmeme.com/share?url=http%3A%2F%2Fwww.workingcapital.telecomitalia.it%2F2010%2F03%2Fi-25-top-angel-investor-in-tech-statunitensi%2F"><img src="http://api.tweetmeme.com/imagebutton.gif?url=http%3A%2F%2Fwww.workingcapital.telecomitalia.it%2F2010%2F03%2Fi-25-top-angel-investor-in-tech-statunitensi%2F" height="61" width="51" /></a></div><p><em>BusinessWeek pubblica la speciale classifica dei business angel statunitensi di maggior successo realizzata in collaborazione con la startup YouNoodle</em></p>
<p>I numeri sono da capogiro: considerati nel loro insieme, i 25 top angel investor del 2010 elencati in una <a href="http://bwnt.businessweek.com/interactive_reports/future_of_tech_2010/" target="_blank">speciale classifica</a> realizzata da YouNoodle e pubblicata da Businessweek hanno finanziato la creazione di 740 nuove startup, favorito la creazione di quasi 327mila nuovi posti di lavoro e, soprattutto, raccolto 15,2 miliardi di dollari in finanziamenti.</p>
<p>E sebbene le classifiche in genere lasciano il tempo che trovano, questa si rivela particolarmente interessante per almeno due motivi: <strong>in primo luogo</strong>, perché fornisce una fotografia <img class="alignright size-medium wp-image-7319" style="margin: 8px" src="http://www.workingcapital.telecomitalia.it/wp-content/uploads/2010/03/money-300x199.jpg" alt="money" width="300" height="199" />ragionevolmente vicina alla realtà della movimentata e a <strong>volte troppo mitizzata</strong> scena dell&#8217;industria hi-tech statunitense.</p>
<p><strong>In secondo luogo</strong>, perché i giornalisti di BusinessWeek hanno avuto l’accortezza di fornire a corredo delle informazioni relative agli investimenti di ciascun Angel una foto, una bio essenziale e, quando disponibile, una dichiarazione. In questo modo si è finalmente dato un volto e un nome a quell’influente élite di persone che, in un modo o nell’altro, deve fare  quotidianamente i conti con un’incredibile responsabilità: investendo cifre a più zeri e scegliendo quali startup sostenere tra migliaia di candidature, questi “angeli” del business contribuiscono infatti in maniera determinante a definire la prossima ondata di innovazione che plasmerà il futuro della rete e, di conseguenza, di tutti suoi utenti.</p>
<p>Per creare la classifica dei top 25 angel investors, <a href="http://younoodle.com" target="_blank">YouNoodle</a> (che significativamente è anch’essa una startup) ha incrociato i dati relativi alle oltre 50mila aziende presenti nel proprio database, individuato centinaia di investitori e, infine, estratto i 25 dei finanziatori di maggior successo. Tra i loro nomi, figurano vecchie conoscenze come <a href="http://images.businessweek.com/ss/10/02/0225_angel_investors/8.htm" target="_blank">Jeff Bezos</a> (n.7 della classifica), universalmente noto come il fondatore di Amazon.com e già finanziatore di Google della prima ora, o come <a href="http://images.businessweek.com/ss/10/02/0225_angel_investors/2.htm" target="_blank">Chris Dixon</a> (n.1), meno conosciuto ma distintosi per aver finanziato realtà come Skype e Milo.com e finito in testa alla classifica grazie alle ottime performance dei propri investimenti.</p>
<p>E poi ancora <a href="http://images.businessweek.com/ss/10/02/0225_angel_investors/9.htm" target="_blank">Chris Sacca</a> (n. 8), <a href="http://images.businessweek.com/ss/10/02/0225_angel_investors/14.htm" target="_blank">Aydin Senkut</a> (n. 13) e <a href="http://images.businessweek.com/ss/10/02/0225_angel_investors/18.htm" target="_blank">Andrea Zurek</a> (n. 17), che si distinguono anche per essere ex dipendenti di Google resi ricchi dal successo dell’azienda e ritrovatisi con grosse disponibilità di denaro dopo il loro “rientro nel mercato”.  A loro e ai loro molti ex colleghi divenuti investitori, BusinesWeek dedica addirittura <a href="http://www.businessweek.com/magazine/content/10_10/b4169039637367.htm" target="_blank">un pezzo a parte</a> nel quale si analizza come gli Ex-Googlers “are seeding tech startups—and shaping another wave of innovation”.</p>
<p>O infine come <a href="http://images.businessweek.com/ss/10/02/0225_angel_investors/6.htm" target="_blank">Peter Thiel </a>(n.5), presidente di Clarium Capital Management, che da solo ha raccolto quasi un miliardo e seicento milioni di dollari reinvestendo i quali ha contribuito a creare oltre 69mila posti di lavoro. Dice Thiel:</p>
<blockquote><p>&#8220;You always hope for strong returns, but the companies that make you proud as an investor are the ones that produce that return by transforming the world for the better—technologically, socially, and economically&#8221;.</p></blockquote>
<p>Poche ma chiare parole in cui è possibile ravvisare tutto lo spirito, pratico e visionario a un tempo, che anima gli angel investors Americani, determina le loro scelte e, in ultima analisi, influenza anche le nostre vite.</p>
<p>Foto: CC <a href="http://www.flickr.com/photos/aresauburnphotos/2678453389/">aresauburn</a></p>
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