Un progetto editoriale di successo: la storia di Robin Good

6 agosto 2010 scritto da Guido Arata - 3 Commenti »

Robin Good è il fondatore di MasterNewMedia, progetto editoriale oggi presente in 4 lingue e capace di generare oltre 1 milione di fatturato tramite la pubblicità. Lo ho incontrato e mi ha raccontato la sua storia.

Robin ha avuto il primo contatto con Internet nel 1994, su consiglio di un amico: la prima cosa che ha fatto è stato collegarsi al sito della Casa Bianca. In quegli anni lavorava come consulente  per le Nazioni Unite, un impiego al quale era giunto dopo la delusione maturata come collaboratore delle principali emittenti radio-televisive: “Ero schifato – mi svela Robin – da un ambiente dominato dalle raccomandazioni, e nel quale non era possibile arrivare oltre un certo livello“. Per questo ha scelto di rivolgersi alle Organizzazioni Internazionali, convinto che si trattasse di ambienti di lavoro più corretti e trasparenti. Ma “Dopo 10 anni mi sono accorto che tante cose negative del primo mondo erano anche lì“.

In parallelo alla sua attività da consulente Robin portava avanti corsi nei quali insegnava ai dipendenti delle aziende ad utilizzare gli strumenti offerti dalla Rete. E’ stato questo incarico ad accendere in lui la lampadina dalla quale ha poi preso forma la sua carriera da online publisher. L’insoddisfazione per il suo lavoro da consulente lo ha portato a raccogliere le email delle persone con le quali era entrato in contatto ed istituire con questa lista una newsletter, tramite la quale dispensare consigli e notizie riguardanti l’innovazione, la comunicazione online e gli strumenti offerti dalla Rete. E’ stato questo l’embrione di MasterNewMedia.

Tramite la newsletter Robin ha potuto constatare l’interesse crescente attorno a tali tematiche, ed ha deciso di aprire un vero e proprio sito web grazie al quale raggiungere non soltanto gli iscritti alla newsletter bensì potenzialmente l’intero popolo del Web. “Avevo iniziato - mi racconta Robin - affrontando molti temi, quali la comunicazione, le nuove tecnologie, progetti online e tanto altro, ma nel tempo ho smussato questi angoli riducendo il mio focus“. Erano gli anni nei quali i progetti editoriali online si trovavano di fronte ad un bivio: abbracciare tematiche più ampie possibili in maniera da attirare grandi moli d’utenza, oppure focalizzarsi su di una nicchia. Quest’ultima è stata la strada seguita da Robin, e si è dimostrata una scelta vincente, in quanto gli ha permesso di ergersi come punto di riferimento per la sua nicchia: “La consapevolezza del principio e la sua attuazione non sono state contemporanee: ho deciso di rivolgermi ad una nicchia perché mi sono accorto che MasterNewMedia finiva con frequenza tra i primi risultati di Google ogni volta che davo vita a serie di articoli focalizzati su di un ben preciso tema“.

Nel 2002 Robin ha poi aperto il suo primo account AdSense, e nel giro di un anno ha iniziato a ricevere mensilmente assegni a tre zeri, che gli hanno dimostrato la bontà del proprio progetto. Da qui la decisione di espandersi anche in altri Paesi, con il lancio delle versioni in portoghese, spagnolo ed italiano. Ognuno di questi canali veniva affidato ad un Editor, con il quale Robin si divideva i ricavi pubblicitari, che hanno subito un notevole incremento quando nel 2005 Google gli ha permesso di entrare a far parte della ristretta cerchia degli account Pro di AdSense: “Potevo personalizzare totalmente a piacere gli annunci, e questo mi ha permesso di integrarli al meglio con il layout del portale“.

Nonostante i fatturati di MasterNewMedia ogni anno facciano registrare cifre superiori al milione di dollari, Robin mi ha confidato che il suo obiettivo per il futuro è divenire indipendente dalla pubblicità: “Sto seguendo un modello di business che non dipenda da Google, da Bing e da nessun altro. Il mio obiettivo è instaurare un modello di business che dipenda unicamente da un seguito di fans disposti a seguirmi e pagare per usufruire dei miei consigli“. In questa direzione vanno progetti ormai consolidati quali i POP Workshop ed i POP Campus, dai quali Robin sta raccogliendo ottimi risultati.

Yoc.to: molto più di uno shorter di URL

3 agosto 2010 scritto da Guido Arata - 1 Commento »

Era circa un anno fa quando seduti ad un tavolino tra i Navigli milanesi Simone Tornabene mi raccontava di un’idea che da tempo gli girava per la testa. Oggi questa idea si è trasformata in una vera e propria startup, molto interessante.

Alla base di Yoc.to – questo il nome del progetto – c’è l’idea dell’URL Shortening: il servizio riceve un URL restituendone uno abbreviato. Servizi di questo genere sono andati incontro ad una larga diffusione con l’esplosione di Twitter, terreno sul quale è basilare ridurre al minimo gli sprechi di caratteri. Ma non è questo l’obiettivo che anima Yoc.to: “Vogliamo dar vita ad uno strumento - mi racconta Simone - per tracciare ed analizzare le performance di diffusione di un contenuto web, e fornire una soluzione di monetizzazione per i links in uscita“.

Sono ormai sempre più numerose le persone che sfruttano Twitter ed i social network per comunicare e per fare informazione, diffondendo ogni giorno decine di link rimandanti ai più svariati contenuti. “Si tratta – mi spiega Simone - di una vera e propria attività, e come tale richiede strumenti di misurazione e necessita di un tornaconto economico. Yoc.to risponde ad entrambe le esigenze“.

Al momento sono già attivi sulla piattaforma – oltre al classico contatore di click sul link shortato – tre algoritmi proprietari in grado di calcolare il rendimento dell’attività del singolo utente e di definirne l’importanza dei link: “Siamo in grado di indicare quali sono gli utenti più esperti di un argomento (influencer), i trend del momento a livello di argomenti di cui si parla (buzz), ed offriamo infine la prima e al momento unica soluzione realmente scalabile di monetizzazione dei link in uscita di un contenuto“.

Tutto questo è già attivo nella beta privata del servizio, approntata in circa 8 mesi di sviluppo. In questo momento l’obiettivo di Simone è il reperimento di fondi “Non soltanto in chiave nazionale: il nostro servizio è da subito pronto per la platea internazionale“.

Doochoo: l’aggregatore delle opinioni online

28 luglio 2010 scritto da Guido Arata - 2 Commenti »

Doochoo è una startup con sede a San Francisco che si propone di rivoluzionare il mondo dei sondaggi online, offrendo un modo semplice per aggregare e combinare le opinioni rilasciate ogni giorno dagli utenti del Web

In rete, lo sappiamo, circola una quantità elevatissima di opinioni, a tal punto da esser considerato il territorio più fertile per il word of mouth (il passaparola). Dai blog a Facebook alle grandi testate editoriali uno degli strumenti più utilizzati per creare engagement con i lettori è lo strumento del sondaggio: rapido da creare, rapido da compilare, non richiede sforzo all’utente il quale pertanto è propenso a partecipare al gioco. E’ così da diversi anni, e da tutto questo tempo sussiste un grosso problema: ogni sondaggio resta slegato dagli altri. Si tratta di micro-isolette a se stanti, senza alcun collegamento con le altre. E’ facile intuire come si tratti di un’occasione mancata, di una notevole limitazione imposta allo strumento. Questa è stata la constatazione dei fondatori di Doochoo, Armando Biondi e Paolo Privitera.

Doochoo è infatti una startup che si propone di rivoluzionare il mondo dei sondaggi online, offrendo nuove dinamiche per la raccolta delle opinioni. L’obiettivo è dar vita ad un database di opinioni collegate tra loro in maniera intelligente al quale chiunque si può collegare per estrapolare o inserire informazioni. Per questo motivo il servizio si articola su più livelli: il cuore è costituito da un motore semantico in grado di estrapolare informazioni da un testo e collegare in maniera intelligente le opinioni stabilendovi relazioni. Il livello successivo è composto dalle API di Doochoo, le quali danno la possibilità a qualunque sviluppatore di terze parti di accedere ai dati strutturati di Doochoo e/o di contribuire all’allargamento del database. L’ultimo livello è quello dell’ecosistema di applicazioni che si interfacciano a Doochoo.

Al momento il team Doochoo ha rilasciato una prima applicazione, chiamata Couchin, dedicata al mondo della televisione: l’utente può comunicare al mondo quale programma sta guardando e scrivere la sua opinione a riguardo. L’obiettivo è trasformare il guardare la televisione in un’esperienza collettiva, da condividere in tempo reale con gli amici. Ogni nuova opinione postata tramite Couchin contribuisce all’allargamento del database di Doochoo. Si tratta della prima applicazione che si interfaccia con Doochoo, ed in quanto tale si può considerare un prodotto dimostrativo della potenza della piattaforma. A questa seguirà a breve PickOne, dedicata all’organizzazione delle giornate in compagnia. Come si può notare, il team Doochoo sta sviluppando applicazioni che si rivolgono potenzialmente ad un vasto numero di utilizzatori (quasi tutti guardano la televisione, e quasi tutti escono con gli amici) e questa scelta è dettata dalla necessità di iniziare a popolare il proprio database dando così il via al meccanismo semantico.

Diffondere la Cultura del Digitale: il progetto Indigeni Digitali

21 luglio 2010 scritto da Guido Arata - 3 Commenti »

Ho incontrato Fabio Lalli, fondatore di Indigeni Digitali e gli ho chiesto di raccontarmi il suo progetto

Fabio mi racconta che da qualche anno assieme ad un ristretto gruppo di amici era solito organizzare serate nelle quali discutere di argomenti più o meno tecnici, per il gusto del confronto. Da questi incontri è maturata l’idea che sta alla base di Indigeni Digitali, che ha preso ufficialmente forma a febbraio: insieme a David Funaro ed Antonio Carella hanno allargato il gruppo e disegnato il logo ufficiale: “Un indigeno – mi spiega Fabio - con due orecchini, 4 penne arancioni. Le quattro penne sono i valori principali degli indigeni: passione per il digitale, voglia di confrontarsi, saper ascoltare e predisposizione alla condivisione“.

Il gruppo ha iniziato ad incontrarsi con cadenza regolare sperimentando di volta in volta un format differente dai precedenti: c’è stato l’aperitivo, nel quale non viene definito alcun focus e l’argomento principale è conoscere persone, e l’Ignite, nel quale ciascun presente espone progetti e casi di successo avendo a disposizione unicamente 20 slides da consumare in soli 5 minuti. “Per i prossimi eventi – mi rivela Fabio - proveremo un format che ho chiamato MashupDrink, nel quale persone con competenze diverse affrontano temi e tirano fuori ipotesi di progetto e collaborazioni, presentandole agli altri nella stessa  serata“.

L’obiettivo di questi incontri è “diffondere principalmente i valori di quella che per noi è la Cultura Digitale, proprio come fanno gli indigeni che cercano di tramandare la loro storia e cultura. Attraverso questi valori vogliamo portare le relazioni tipiche del web da online ad offline“.

I primi quattro eventi fino ad ora organizzati hanno fatto registrare un’ottima affluenza – oltre 100 partecipanti – ed ho chiesto a Fabio quali canali abbia sfruttato per diffondere l’iniziativa. Mi ha raccontato che non hanno un loro social network, bensì sfruttano quelli già esistenti: “Sarebbe soltanto l’ennesimo presente sul web. Inoltre gli Indigeni sono ovunque, non si possono racchiudere in un unico sito!“.

Per il futuro Fabio ha in mente tanti altri incontri in suolo italiano e forse non si fa mancare nemmeno un pensierino verso l’estero: “Ho saputo che un ragazzo tedesco, che ho conosciuto a Roma qualche tempo fa, sta organizzando un aperitivo degli Indigeni a Monaco, fantastico!

La quarta edizione della Startup Night ed il futuro dell’iniziativa

21 luglio 2010 scritto da Guido Arata - 1 Commento »

Il 12 Luglio si è tenuta a Milano la quarta edizione della Startup Night, evento dedicato al mondo delle startup. Ho incontrato i suoi organizzatori che mi hanno raccontato com’è andata

La settimana scorsa si è tenuta a Milano la quarta edizione della Startup Night, evento organizzato da Lorenzo Viscanti e Roberto Chibbaro. Si tratta di un momento di aggregazione della community che lavora su progetti web innovativi, ed ha l’obiettivo di farne incontrare i membri. Da questi incontri spesso scaturiscono accordi, alleanze e collaborazioni che un domani possono sfociare in progetti vincenti.

Anche questa quarta edizione si è tenuta all’insegna dell’informalità, una caratteristica imprescindibile – a detta di Chibbaro – per un progetto che mira unicamente ai contenuti: “La formalità è nemica dei contenuti. In un mondo come quello della Rete, dove la velocità dei contenuti e le idee si moltiplicano di giorno in giorno, è d’obbligo eliminare le sovrastrutture. Se così non fosse avremmo 20 minuti di inutili formalità e soltanto 5 minuti per i contenuti“.

Gli organizzatori hanno contato all’incirca 120 partecipanti, e sono rimasti contenti nel constatare l’elevato numero di progetti presentati, oltre alla presenza di numerosi sponsor ed investitori. Questa edizione è importante anche perchè ha segnato un cambiamento nel format della Startup Night: per la prima volta la serata è stata accompagnata da un barcamp dedicato a “Come lanciare una startup”: “Grazie alle molte richieste ci siamo accorti – mi spiega Roberto - che c’era bisogno di aiutare con gli aspetti pratici e tecnici del lanciare il proprio business. E non parlo di fondi, o investimenti, ma di informazioni basilari quali quelle legali, commerciali, o tecniche. C’è molto bisogno di formazione in questo campo, e speriamo che il nostro progetto possa dare un contributo significativo in tal senso“.

Per il futuro Roberto mi rivela che l’obiettivo è andare oltre a questo genere di incontri, iniziando a stabilire una presenza sul territorio nelle varie zone d’Italia: “Abbiamo avuto già diverse richieste. L’Italia è tutta ricca, quindi se davvero vogliamo essere un fertilizzante dobbiamo lavorare in tutte le zone“.