Tendenze, ispirazioni e progetti. Raccontati dagli aspiranti imprenditori durante il tour. Tutorial, suggerimenti e risorse utili a chi coltiva un’idea che vuole far diventare un’impresa. Aggiornamenti sulle attività dal team di Working Capital e dai progetti sostenuti da Telecom Italia.

Antonio Rossano: una piattaforma per il community funded reporting ed il crowdfunding

20 novembre 2009 scritto da Guido Arata - Inserisci un commento »

Antonio Rossano al Working Capital ha parlato di Pulitzer, una piattaforma di community funded reporting e di crowdfunding grazie alla quale gli utenti potranno finanziare inchieste giornalistiche e progetti legati all’editoria.

Antonio Rossano ha presentato Pulitzer, una nuova piattaforma web orientata al community funded reporting ed al crowdfunding. Si tratta di due settori molto simili: il primo consiste nella ricerca di finanziamenti per supportare inchieste giornalistiche, mentre il secondo impiega i fondi ricavati per progetti di vario genere. Su Pulitzer i finanziatori sono gli stessi utenti, che possono proporre un’inchiesta giornalistica e contribuire alla sua sostenibilità economica con offerte libere. Negli USA il leader del settore è Spot.us, capace di raccogliere oltre 40.000 dollari nei primi sei mesi di vita. Pulitzer, a differenza del concorrente USA, non vuole essere un’associazione no-profit, e il suo modello di business si basa sull’acquisizione del 10% dei ricavi finali di ciascun progetto.

Spot.us ha fatto scuola ed oltreoceano ben presto si è iniziato a parlare di community funding, con gli esperti del settore che si sono divisi tra i favorevoli e gli scettici. Il principale motivo di scetticismo muove dalla consapevolezza che non soltanto simili servizi devono raggiungere un grande numero di offerte da parte degli utenti, bensì devono avere alle spalle un ecosistema di giornalisti capaci, pronti a dar vita a inchieste serie e ben strutturate. Se tale dualismo viene a mancare – anche soltanto per una volta – la credibilità del progetto viene permanentemente minata.

Anche il crowdfunding è una pratica sempre più diffusa in rete, spesso svolto senza utilizzare piattaforme apposite. Un recente esempio arriva dalla Corea del Sud, dove il noto portale di informazione OhMyNews, dopo essere andato incontro a una grave crisi dei bilanci, ha scritto un post nel quale informava i lettori della situazione e chiedeva un supporto finanziario. Entro pochi giorni oltre 2.000 lettori hanno contribuito a risanare i conti del gruppo.

Diego Taglioni: seguire l’utente sui social network mobile per proporgli una pubblicità mirata

20 novembre 2009 scritto da Guido Arata - Inserisci un commento »

Diego Taglioni presenta un motore per profilare ciascun possessore di cellulare studiandone l’attività sui sempre più diffusi social network mobile. Le informazioni così ricavate verranno incrociate con una piattaforma di advertising, per dar vita a soluzioni pubblicitarie “intelligenti” e più redditizie.

Il prodotto che Diego Taglioni ha presentato al Working Capital è un motore di profilazione (U-Hopper) che intende rivoluzionare il mobile advertising. Diego è infatti convinto che oggi le potenzialità della pubblicità su dispositivi mobili siano sfruttate solo in parte, e che i classici SMS pubblicitari o i messaggi visualizzati nella parte bassa di un’applicazione siano sistemi ben poco efficaci. La sua tecnologia invece profila l’utente, ne definisce i campi di interesse, e sceglie automaticamente gli annunci pubblicitari a lui più adatti, nella forma ritenuta migliore.

Per profilare l’utente U-Hopper usa le informazioni che le persone – anche inconsapevolmente – diffondono sui social network mobile. Questi sono sempre più utilizzati tra i possessori di smartphone, basti pensare che ad oggi gli utenti europei che si collegano via mobile a simili servizi sono 26,7 milioni, e che diventeranno 134 nel 2012 (stando alle stime di Informa): un possessore di cellulare su cinque. Per quanto riguarda l’Italia, Nielsen parla di 293.000 utenti che utilizzano abitualmente i social network dal loro device mobile. Tra questi, oltre il 15% si iscrive a questi servizi direttamente dal cellulare.

Considerando la diffusione di questo fenomeno, l’idea è quella di profilare gli utenti degli operatori mobili, attraverso i dati ricavati dai servizi a valore aggiunto (VAS) e dai social network che essi utilizzano in mobilità. Per far registrare gli utenti al motore di profilazione è inoltre previsto l’utilizzo di virtual voucher e coupon.

Giorgio Ventre: le grandi realtà imprenditoriali devono avvicinarsi alle università

19 novembre 2009 scritto da Guido Arata - Inserisci un commento »

Il Presidente del CRIAI, nel suo intervento al Working Capital, invita le aziende a prestare ascolto alle idee dei giovani universitari, tra i quali sono presenti le vere menti in grado di guidare l’innovazione italiana.

Il Prof. Giorgio Ventre ha aperto il proprio intervento alla tavola rotonda del Working Capital definendosi un “innovatore classico”, ovvero uno di quelli che ancora credono nell’imprenditoria quale generatrice di valore. Questo significa -- ad esempio -- realizzare progetti in grado di fornire lavoro ai giovani, di migliorare la vita della gente comune, il tutto in maniera stabile e duratura. Ed è proprio la sostenibilità sulla lunga distanza, spesso, a mettere in luce i problemi di un progetto all’apparenza solido. Per questa ragione è ancora titubante nel definire Facebook ed altri ben noti servizi web come grandi realtà imprenditoriali moderne, preferendo aspettare per valutarne la resistenza nel tempo.

Volgendo lo sguardo all’Italia, il Presidente del CRIAI si è detto estremamente ottimista, contento di poter constatare un nuovo interesse delle grandi realtà imprenditoriali nei confronti dei settori legati all’innovazione. Persiste, però, la diffidenza dei confronti delle risorse nostrane, siano esse progetti, prodotti o risorse umane.

Sarebbe invece opportuno prestare attenzione ai centri di ricerca italiani e alle università, ambienti che concentrano le menti più preparate e competenti, in grado di dar vita alla vera innovazione. Questa consapevolezza è alla base dell’invito che Ventre rivolge alle aziende: avvicinarsi agli universitari e sapere ascoltare cosa hanno da dire e da insegnare. Le occasioni per farlo -- in suolo italiano -- iniziano a sorgere, dal Working Capital al TesiCamp, e vanno sfruttate.

Paolo Napoletano: una tecnologia per dialogare con il computer

18 novembre 2009 scritto da Guido Arata - Inserisci un commento »

Paolo Napoletano presenta YouPlease, una tecnologia che permette all’utente di impartire ordini al proprio dispositivo tramite comandi vocali.

Paolo Napoletano ha presentato alla platea del Working Capital Napoli YouPlease, una tecnologia che fornisce al computer e agli smartphone la capacità di ascoltare la voce dell’utente ed eseguire i comandi che vengono loro impartiti. Alla base del progetto vi sono elaborati algoritmi di riconoscimento vocale, che per funzionare richiedono all’utente l’utilizzo di frasi semplici e brevi. Per il momento i periodi possono contenere elementi che forniscano informazioni riguardo a cosa, quando, dove e come eseguire la singola azione.

Di speech recognition si è iniziato a parlare con insistenza soltanto di recente, ma in pochi sanno che i primi tentativi di riconoscere la lingua parlata e trasformarla in sequenze di bit interpretabili da un calcolatore risale già agli anni ‘50, quando il dipartimento della difesa USA commissionò e finanziò ricerche in questo campo. Nel 1980 si interessò al settore IBM, che iniziò la produzione di applicativi in grado di trasformare il proprio PC in una macchina con cui interagire completamente attraverso la voce.

Oggi, il settore della speech recognition si è diviso tra le tecnologie speaker dipendent, che adattano il riconoscimento alla voce e alla pronuncia del singolo utilizzatore, e quelle speaker indipendent, che permettono l’identificazione di massima di un discorso in forma orale e che per questo risultano meno precise ma impiegabili in più situazioni. Per maggiori informazioni sulle tecnologie di speech recognition consigliamo la lettura di questa ricerca pubblicata dagli Studi RAI.

In questo settore, che abbiamo visto essere in fase di sviluppo da oltre cinquant’anni, Paolo ha spiegato che il valore aggiunto del suo YouPlease è rappresentato dall’offerta all’utente di un linguaggio chiaro, semplice e soprattutto rapido per dialogare con la macchina.

Roberto Esposito: il browser game che giochi nella vita reale

18 novembre 2009 scritto da Guido Arata - 1 Commento »

Roberto Esposito ha ideato un browser game a missioni molto particolare: il giocatore deve svolgere nella realtà le missioni che gli vengono proposte, documentandone la riuscita con foto e video.

Roberto Esposito, protagonista di questo elevator pitch, è convinto che internet stia favorendo la fusione tra il virtuale e la vita reale. Da questa considerazione muove il suo progetto, un browser game che ha una particolarità: le missioni si devono svolgere per davvero, nel mondo reale. Si chiama Crashdown e presenta una serie di prove che ciascun iscritto deve svolgere nella realtà, documentandone la riuscita con materiale foto e video.

Accanto all’originalità dell’idea, è interessante la fusione – messa in risalto da Roberto – tra social media e gioco online: tutto il materiale multimediale che accompagna la riuscita di una missione viene infatti pubblicato sui principali social network, così da stimolare un positivo meccanismo di passaparola. In questa direzione si sono mossi – con successo -- grandi nomi del gaming online quali Live Poker, con lo sviluppo di applicazioni per Facebook il cui obiettivo è viralizzare il gioco e invogliare sempre più persone a parteciparvi.

Per quanto riguarda i modelli di business, Roberto vuole puntare sulla vendita di account pro e sull’advertising tradizionale, ossia sulle due forme di revenue più diffuse tra le piattaforme di gaming online. Un settore interessante e in rapida crescita, come testimoniano i numeri: TrustPartners prevede il raggiungimento di 13,1 miliardi di dollari di valore nel 2012, di cui 71 milioni attribuibili al mercato italiano.