Tendenze, ispirazioni e progetti. Raccontati dagli aspiranti imprenditori durante il tour. Tutorial, suggerimenti e risorse utili a chi coltiva un’idea che vuole far diventare un’impresa. Aggiornamenti sulle attività dal team di Working Capital e dai progetti sostenuti da Telecom Italia.

Catania città innovativa: chiamata a raccolta delle idee di sviluppo della città

16 marzo 2010 scritto da Diomira Cennamo - Inserisci un commento »

Parte venerdì 19 a Palazzo Platamone il terzo appuntamento degli “Stati generali” dedicato ai progettisti che hanno in testa il rinnovamento di Catania

cataniaA quasi un anno dal primo barcamp di Working Capital, parte a Catania una iniziativa di venture capital molto particolare. Gli “Stati Generali dell’Innovazione” sono un ambizioso progetto volto a fare della città di Catania il ‘venture capitalist’ delle idee innovative che incamera e che nascono per migliorarne il futuro.

Le sue sfide sono: la digitalizzazione dell’amministrazione comunale, considerata la maggiore ‘impresa cittadina’; la creazione di un fondo privato da 5 milioni di euro per la realizzazione delle migliori idee proposte per lo sviluppo della città; il coinvolgimento degli attori istituzionali per il supporto ai progetti più strutturali.

Scopo finale è la creazione di una città intelligente attraverso il riferimento a progetti analoghi già realizzati con successo in città come Helsinki, San Francisco, Seoul, Amsterdam, Edimburgo.

Alla call for ideas, che mira a raccogliere e realizzare i progetti di maggior successo, si affiancano una serie di seminari tenuti da esperti di innovazione e società.

“Catania città innovativa”, si terrà venerdì 19 marzo a Palazzo Platamone a partire dalle 9,30 e sarà introdotto da Mariano Maugeri (Sole24Ore) e Davide Bennato (Università di Catania). In apertura sarà presentata la piattaforma web IThinkCatania, strumento nato per raccogliere le idee progettuali per lo sviluppo della città.

Sarà poi aperto un tavolo operativo, condotto da una serie di personaggi di spicco dell’innovazione locale e nazionale, che vaglierà tutte le idee emerse e darà luogo all’open barcamp, con il procedimento dell’elevator pitch, ormai tappa obbligata per i progettisti.

Quattro le aree di interesse: “la cultura dell’innovazione”, “il pubblico e il sociale”, “l’innovazione come impresa” e “l’innovazione radicale”.

Trovate qui il programma completo della giornata e qui il wiki per gli aggiornamenti sul barcamp.

Foto: Catania, piazza Duomo

Fa’ la cosa giusta: web 2.0 e startup hitech tra le frontiere della sostenibilità

16 marzo 2010 scritto da Diomira Cennamo - Inserisci un commento »

Siamo stati a “Fa’ la cosa giusta”, che ha dato spazio anche a internet e ai progetti d’impresa tecnologici all’insegna della sostenibilità.

“Fa’ la cosa giusta”, la fiera nazionale del consumo critico e degli stili di vita sostenibili, si è appena conclusa a Milano. Tanti gli espositori presenti, dai produttori di beni ecologici e biologici agli operatori del turismo sostenibile passando per le associazioni umanitarie ed ecologiste fino agli editori ferrati sul tema sostenibilità nei suoi diversi settori di declinazione.

Tra le attività in programma laboratori per imparare a fare il pane, a maglia, a coltivare un orto. Ma anche convegni. Tra questi “Internet e non profit”, un incontro a cura di Informatici senza Frontiere, che ci ha svelato alcuni aspetti del Web 2.0 applicato alle Ong.

“Sebbene la soglia di accesso ai social media sia sempre più bassa, il mondo del non profit non le sta usando”, ha subito chiarito Roberto Paolillo, del Dipartimento di Informatica dell’Università Bicocca, che ha svolto una ricerca su un campione di 240 Ong sulla qualità dei relativi siti internet. “Le conclusioni sono sconcertanti”, ha affermato Paolillo, “la metà di esse non ha un sito o ha una presenza rudimentale in rete. Il web 2.0 non raggiunge neppure l’1%”.

Situazione, quella italiana, molto indietro rispetto ai ‘competitor’ americani, che sono invece entrati pienamente nell’ottica del social networking integrato, vale a dire realizzato facendo leva sulla presenza “molteplice e distribuita” all’interno di un sistema di piattaforme (o ecosistema) del web 2.0.

Le organizzazioni non profit nostrane non sembrano aver compreso l’importanza dei nuovi media digitali per poter supportare le loro attività vitali: la promozione, la raccolta di fondi e di volontari, la connessione con la propria comunità di riferimento e con quella oggetto di aiuto. Tutto questo in una maniera estremamente accessibile dal punto di vista tecnico ed economico. Eppure le Ong sono uno dei pochi settori in crescita nell’epoca della crisi globale.

Tra gli stand di “Fa’ la cosa giusta” abbiamo incontrato quello di Progetto Kublai, l’iniziativa del Ministero dello Sviluppo Economico per la promozione di progetti di sviluppo locale. Alberto Cottica, capo progetto di Kublai, ci ha spiegato i motivi della partecipazione alla fiera del sostenibile: “È un’opportunità per alcuni dei progetti ‘incubati’ da Kublai di incontrare potenziali partner e per confrontarsi con il settore di riferimento”. Si tratta di uno dei primi esperimenti di presenza fieristica per il progetto e in quanto tale si è rivelato un utile rodaggio. Ma Alberto ha le idee chiare su dove vuole arrivare: “Sarebbe bello strutturare uno stand collettivo per dare modo ai diversi progetti di emergere immediatamente”.

I progetti del mondo Kublai presentati a Fa’ la cosa giusta sono a diversi stadi di sviluppo. Alcune sono già delle startup, altre sono già avviate altre ancora sono in fase progettuale. Eccoli.

Film Voices

Progetto per la realizzazione di audiodescrizioni di film per non vedenti e ipovedenti (vincitore del Kublai Award 2010)

Pazienti.org

Social network in cui i pazienti possono valutare le terapie ricevute e i cui feedback vengono recapitati ai medici per migliorare il servizio sanitario. Il sito è già attivo in Uk e vorrebbe approdare in Italia.

Fooda Cucina Sociale

FOODA Associazione per il Food Design è un’organizzazione di progettisti, studiosi, comunicatori, aziende e istituzioni che promuove la cultura progettuale degli “atti alimentari” come elemento culturale, economico e ambientale

Balla coi cinghiali

Festival culturale a impatto zero, che si svolge da sette anni e promuove una visione della cultura a 360 gradi e senza barriere fra i generi

2LifeCast

Video broadcaster crossmediale di contenuti ed eventi live creati dagli utenti

Critical City

Gioco di ‘trasformazione urbana’

PortoQui

Iniziativa nata per mettere a sistema il turismo nautico con le aziende agricole presenti sul territorio offrendo ai diportisti un servizio avanzato di gestione della cambusa e valorizzando l’offerta turistica locale

Exploring democracy

Un’indagine sui rapporti di interazione della comunità sociale con lo spazio fisico urbano

Equalway

Cooperativa nata con l’obiettivo di realizzare un framework collaborativo a favore dei gruppi di acquisto solidale (Gas) e dei piccoli produttori che lavorano in ambito equosolidale, biologico e a tutela dei prodotti tipici e delle biodiversità

Foto: br1dotcom, flickr

L’Italia degli innovatori in mostra all’Expo di Shanghai

15 marzo 2010 scritto da Diomira Cennamo - Inserisci un commento »

padiglione italiaIl Ministro per la Pubblica amministrazione e l’innovazione Renato Brunetta e il Commissario generale del Governo Beniamino Quintieri hanno presentato “Italia degli innovatori”, mostra temporanea arricchita da una serie di eventi correlati dedicata alle eccellenze tecnologiche italiane, che si terrà nel padiglione Italia dal 24 luglio al 7 agosto 2010 in occasione dell’imminente Expo di Shanghai (1 maggio – 31 ottobre 2010).

Nell’ambito della più grande esposizione mondiale, incentrata sul futuro delle città (il titolo è “Better city better life”), saranno in mostra 265 progetti, relativi all’innovazione tecnologica per le città, per i cittadini e la qualità della vita in generale, presentati da imprese, consorzi, università, centri di ricerca, parchi scientifici e tecnologici. I progetti sono stati selezionati in base a criteri di originalità e spettacolarità con riferimento al contesto internazionale, allo stadio di sviluppo dell’innovazione e alle prospettive di utilizzo economico o sociale.

Il comitato tecnico di valutazione è stato costituito da Emil Abirascid (direttore della rivista Innov’azione), Angelo Airaghi (senior advisor di Finmeccanica), Pierino Gauna (consigliere di Animp, presidente di Transfima), Riccardo Luna (direttore Wired), Mario Zanone Poma (presidente di Mediocredito Italiano, presidente della Camera di Commercio Italo-Cinese e vicepresidente della Fondazione Italia-Cina) e Renato Ugo (presidente Agenzia per la diffusione delle tecnologie per l’innovazione).

I progetti riguardano differenti settori di applicazione: costruzioni, architettura ed urbanistica (33), ambiente (59), salute (45), comunicazione e media (26), mobilità (25), e-government e servizi al cittadino (11), sicurezza (14), conservazione del patrimonio storico (13), protezione civile (6) e altri settori (33).
La torta dei soggetti selezionati (in tutto 233) è così ripartita: 81% imprese o consorzi, 9% università, 6% centri di ricerca, 4% parchi scientifici tecnologici. Il 59% proviene dal nord, il 29% dal centro, il 12% dal sud e dalle isole. Il 24% è alla prima esperienza internazionale.

454 le proposte giunte online nel periodo di apertura del bando, dal 3 giugno al 30 settembre 2009. La lista delle proposte selezionate è consultabile nella sezione “Italia degli innovatori” del sito www.innovazionepa.gov.it.

Il Ministero ha fatto sapere che si impegnerà in maniera permanente nella promozione del talento imprenditoriale nostrano attraverso la creazione di un sito internet ad hoc, annunciato come una sorta di “mostra permanente delle innovazioni tecnologiche italiane”.

Foto: il padiglione Italia all’Expo di Shanghai (cc Stefano Meneghetti)

L’economia dei talenti: massimizzare il capitale umano ‘di qualità’

12 marzo 2010 scritto da Diomira Cennamo - Inserisci un commento »

Dal Forum Economia e Società di Bocconi e Corriere della Sera una serata dedicata agli ‘espatriati’ della ricerca e dell’innovazione. Seguita per voi da Working Capital.

conversazioni_economia_espatriatiIl secondo incontro del Forum “Economia e Società aperta”, organizzato dall’Università Bocconi e dal Corriere della Sera ha trattato un tema molto caro a Working Capital. La serata di ieri presso la Sala Buzzati del Corriere a Milano era infatti intitolata a “Gli espatriati: a quali condizioni tornare? E poi, è così necessario farli tornare?”. La seconda domanda rivela un atteggiamento inedito, e forse provocatorio, al problema del brain drain.

Ripercorriamo brevemente i temi più caldi affrontati dagli ospiti.

Andrea Sironi, docente di Economia degli intermediari finanziari alla Bocconi

sostiene che entro certi limiti la mobilità dei cervelli è un bene mentre, quando essa supera una certa soglia, non è più fisiologica. “Esiste persino una visione che non considera il fenomeno negativamente e non induce a contrastarlo in quanto esso costituirebbe un beneficio per coloro che restano in patria, attraverso le commesse o i rimpatri che importano conoscenze all’avanguardia”.

Già, ma il problema sembra materializzarsi appunto quando un paese non è in grado di richiamare in patria le sue risorse. E tra i motivi di questa incapacità sembrano esserci alcuni parametri posizionati un po’ troppo in basso, come la qualità del sistema scolastico, di quello sanitario e di ambientale, ancor prima degli aspetti retributivi e fiscali.

Il processo di competizione internazionale che ogni Stato dovrebbe ingaggiare sullo scacchiere dell’innovazione comprende, oltre al discorso remunerativo ovviamente, la chiarezza nei percorsi di carriera, la presenza di meritocrazia, un ambiente di lavoro e ricerca positivo.

Una ricerca della League of European Research University sostiene ad esempio che i finanziamenti a breve termine per la ricerca sono inadeguati. Chi li persegue, di conseguenza, disincentiva i ricercatori a restare.

E l’Italia com’è messa dal punto di vista dell’attrattività dei cervelli? Due numeri su tutti: il 19% dei ricercatori italiani espatria, mentre arriva nel nostro paese solo lo 0,7% dei ricercatori provenienti dai paesi dell’Ocse.

Michela Marzano, primo ricercatore al Centre National de la Recherche Scientifique a Parigi e docente di Filosofia morale all’Université Paris Descartes

racconta la sua esperienza di ‘espatriata’ come uno strappo e una gioia al tempo stesso. La prima grande frattura si è delineata sempre più nettamente con l’ingresso in una lingua non sua. “E la lingua non è un mero strumento ma rappresenta il corpo stesso del lavoro”, afferma la filosofa, definita oltralpe italo-francese, che definisce l’espatrio come uno straniamento esistenziale in cui ci si sente stranieri ovunque: “è come essere ovunque e in nessun luogo”.

Marzano si occupa di etica attorno ai temi del corpo, un tema che aveva fatto ridere gli accademici italiani in cui si era imbattuta, convinti che “i filosofi lavorano con lo spirito e non col corpo”. Anche in Francia le cose non sono perfette, la trasparenza nelle selezioni non è massima e pure lì le possibilità di ingresso nella ricerca si vanno restringendo. Certo, la gioia di potersi dedicare al lavoro che si ama è impagabile e compensa in qualche modo il disagio identitario.

Alberto Sangiovanni Vincentelli, docente alla University of California Berkeley, fellow dell’Institute of Electrical and Electronic Engineers e membro della National Academy of Engineering degli Stati Uniti

si è laureato al Politecnico di Milano nel 1971 ed è partito per l’estero addirittura con un ventaglio di possibilità, ma la scelta è caduta su Berkley, all’avanguardia nel suo settore di specializzazione, la teoria delle reti. Da allora insegna all’Università della California e ha anche avviato due imprese di successo: “sono stato quasi costretto dalle aziende che volevano utilizzare le mie ricerche”, chiarisce.

L’esperienza di Vincentelli è quella di una felice trasversalità, in cui ci si trova bene ovunque e si considera il mondo pieno di opportunità. Merito forse del sogno americano e di un paese in cui gli è stato possibile fare ricerca senza un PhD (che all’epoca in Italia non esisteva), dal momento che ciò che si apprezza al di là dell’Oceano non sono i titoli né i cognomi ma le capacità professionali e personali a tutto tondo: le pubblicazioni, le abilità imprenditoriali, persino i curricula degli allievi.

Inoltre, il mashup di nazionalità è per Vincentelli un’esperienza estremamente arricchente per le persone e le nazioni che la sperimentano.

Ma qual è la calamita che attira i ricercatori in una nazione? Lo scienziato ne è convinto: l’eccellenza. “L’innovatore va là dove batte il cuore, dove c’è l’opportunità di fare, che è quello che rende felici”. La domanda allora dovrebbe essere come creare le opportunità per far tornare in patria le menti brillanti. Il problema sembra essere strutturale: occorre creare un sistema di concorrenza, al cui interno non c’è spazio né per i nepotismi né per i favoritismi, perché le istituzioni avrebbero come interesse primario quello di salvaguardare la propria reputazione e di conseguenza di perseguire l’eccellenza. La mancanza di concorrenza con l’esterno, l’autoreferenzialità, determinano invece baronie e situazioni faziose che non fanno bene alla collettività. Occorre invece “allineare gli interessi in modo virtuoso”.

In effetti, per Aldo Cazzullo, giornalista del Corriere e conduttore della serata, se in Italia l’ascensore sociale non funziona come si deve, sembra anche esistere un forte iato tra ricchezza e cultura. Ovvero: cultura che non si trasforma in ricchezza e imprenditorialità lontana dalla cultura.

Foto: A.Cazzullo, M.Marzano, A.Sangiovanni Vincentelli, A.Sironi

Le startup selezionate da Working Capital: lo staff e gli obiettivi di KoinUp

11 marzo 2010 scritto da Diomira Cennamo - 1 Commento »

Un team crossdisciplinare e crossmediale che lavora per valorizzare i mondi virtuali e portarli sul telefonino. La piattaforma di atterraggio sul nuovo medium si chiama Nokia Ovi store.

edoardo turelliKoinUp è una start-up dedicata all’esplorazione di nuovi format crossmediali tra mondi virtuali, social network e web mobile.

Pierluigi Casolari (34 anni, bresciano) è laureato in filosofia ed ha un’attenzione alle community online. L’amicizia con Edoardo Turelli (33 anni di Chiari, Brescia) lo porta a contatto con il mondo del software e con il Seo, l’ottimizzazione dei contenuti web per i motori di ricerca.

Nel 2006 Pierluigi si occupa di mondi virtuali come giornalista freelance e si appassiona all’ambiente. I due amici vivono insieme il mondo delle comunità virtuali come appassionati, poi decidono di impegnarsi in un vero progetto. Nella primavera del 2009 incontrano Alessandro Santo di dPixel che parla loro del progetto Working Capital.

Pierluigi ed Edoardo si mettono al lavoro e scrivono una business proposal. L’idea finisce finalista al TechGarage di Roma (luglio 2009) e si presenta allo Startup 2.0 di Bilbao (Spagna). Dopo qualche incontro con Giovanni Iodice, coordinatore di Working Capital, i due portano a casa un contratto di preincubazione, con il quale si presentano al Working Capital Camp di Milano (dicembre 2009).

“Il progetto KoinUp è in continua mutazione”, conferma Pierluigi, “e si sta mostrando perfettamente adatto a seguire le evoluzioni del mercato”. I consigli quasi quotidiani dello staff di Working Capital, uniti a veri e propri indirizzi di formazione, hanno portato a rafforzare e definire meglio la bozza iniziale.

Parallelamente la struttura societaria si sta via via ampliando. Alcune collaborazioni occasionali irrobustiscono la grafica e la gestione delle community, mentre per i nuovi settori vengono contattati dei responsabili specifici. L’area mobile è coperta da Simone Lombardo, programmatore specializzato su piattaforme Nokia ed iPhone, mentre la Tv è affidata a Luca Lisci, designer conosciuto nei mondi virtuali come Vive Voom, che vanta collaborazioni di prestigio come quella con Peter Greenaway per la parte virtuale dello spettacolo “The Blue Planet” (per il quale Luca ha disegnato nientemeno che la versione avatar di Dio).

Anche il modello di business è in continua evoluzione. “Inizialmente per la community non pensavamo al Freemium, mentre ora lo consideriamo molto attentamente”, ammette Pierluigi. “Per le nostre iniziative cerchiamo pubblicità tradizionale, ma questo non può essere l’unico sostentamento”.

L’asso nella manica di KoinUp è forse il machinima, tecnica di animazione che sfrutta l’intrinseca capacità dei mondi 3D di essere visibili, e quindi registrabili, da un qualsiasi punto di vista un numero infinito di volte. Nato con il videogioco Quake a metà degli anni ‘90, questo strumento si è evoluto in vari modi, approdando al motore 3D dei mondi virtuali, che diventano così l’ideale ambientazione per forme vecchie e nuove di spettacoli teatrali e televisivi.

“Puntiamo molto sul machinima”, riprende Pierluigi, “che riteniamo un ambiente di livello professionale non solo per la sperimentazione ma soprattutto per corti e format televisivi”. Ecco emergere il sano pragmatismo che rafforza le basi di questa start-up: la televisione è un business più robusto di altri e quindi è un obiettivo. “Ecco perché abbiamo fondato KoinUp Tv, uno spin-off che già ha online il primo progetto, il pilot Reality breakdown pensato da Luca Lisci.

In una fase dell’evoluzione della tecnologia in senso sempre più sociale non si può trascurare il collegamento con il web. YouTube, Flickr, blog, forum sono  i tanti aspetti curati dai ragazzi di KoinUp.

E proprio il web è trampolino di lancio per i dispositivi mobile. “Noi crediamo molto nel mobile, un segmento in enorme crescita ma i cui spazi sociali sono malamente interconnessi ed ignorano i virtual world”, si illumina Pierluigi, che di KoinUp è il Ceo. “Il progetto è in fase di realizzazione piuttosto avanzata: l’applicazione uscirà in anteprima questa primavera per Ovi Store, il negozio di applicazioni web-mobile targato Nokia”.

Nella foto Edoardo Turelli di KoinUp