TOK.tv è la storia americana di una passione italiana.

Mi occupo di Social TV già dal 2007, quando il termine – tutt’oggi caratterizzato da una molteplicità di significati – non era ancora diffuso, ma lo erano tutto quell’insieme di pratiche che man mano hanno contribuito a definire il futuro dell’ecosistema Social TV e a mutare il modo in cui gli utenti interagiscono con la TV e a partire da essa sui canali Social. Non solo. In quegli stessi anni cominciarono ad accelerare il lavoro e le sperimentazioni sul fronte hardware con le smart TV, le connected TV, e non solo.
I broadcasters scoprivano che le loro narrazioni non solo traevano beneficio dalla produzione di contenuti transmediali, ma anche che erano gli utenti stessi – sempre più esperti del mezzo – ad ampliare quegli stessi universi narrativi. Vengono realizzate campagne di comunicazione e coinvolgimento sui Social, vengono lanciate applicazioni che offrono – grazie alla sincronizzazione audio con ciò che si sta guardando – contenuti aggiuntivi a quanto visto sullo schermo, attraverso il second screen rappresentato da tablet e smartphone.
All’epoca dunque stavo scrivendo la mia tesi di Dottorato, focalizzata proprio sul Social media Marketing, lo user engagement e i prodotti audiovisivi. Quando l’ho discussa, nel 2011, i tempi erano ormai maturi.
Ne parlavo già da parecchio tempo anche qui in Italia (qui la mia ultima presentazione): la tesi mi aveva portato a vincere Working Capital nel 2010, e proprio su queste pagine avevo parlato di Social TV quando il fenomeno, in Italia, era ancora decisamene poco noto.
Qui da noi molti – ne abbiamo parlato anche sabato scorso su 2024 di Radio 24 – attribuiscono a Fiorello e al suo #ilpiùgrandespettacolodopoilweekend il primo esempio di Social TV in Italia, facendo di fatto coincidere il termine con l’attività di commento su Twitter di un programma televisivo. Da questo punto di vista, l’esempio principe al momento resta XFactor (che peraltro dispone anche di un’applicazione mobile degna di interesse che permette di interagire con lo show). E’ riduttivo infatti pensare che Social TV significhi solo conversazione su Twitter. Dall’Italia, ad esempio, vengono anche i ragazzi di X2TV e qui lavora ancora il team di HyperTv che ha realizzato prodotti second screen davvero interessanti.
E’ stata una fortuna saper intercettare questi fenomeni per tempo, è stato grazie alla tesi che ho citato se un giorno Fabrizio Capobianco mi ha coinvolta nel progetto di TOK.tv, consentendomi di fatto di tradurre in modo concreto quanto fino a quel momento avevo osservato.
L’idea alla base di quella che sarebbe poi diventata una startup era straordinariamente semplice.
Come posso guardare una partita in TV insieme ai miei amici se loro non sono con me (splendidamente spiegata da Fabrizio anche qui)?
Nasce così l’idea di realizzare un’applicazione – al momento solo per iPad – che consenta di invitare fino a un massimo di tre amici a parlare con noi durante le partite (per il momento siamo focalizzati sullo sport). Da qui il nome “TOK.tv”, dove “tok” rappresenta la pronuncia americana del verbo “talk”.
La startup ha sede a San Francisco – dove vive Fabrizio Capobianco – sebbene il team sia tutto italiano. La “base” geografica e quella di interesse dell’applicazione hanno condotto alla scelta di focalizzarci per il momento sugli sport americani.
Il promo prodotto di TOK.tv è stato TOK Baseball, lanciato ad ottobre, durante le World Series (trovate qui il post dedicatoci da Mashable).
Lo scopo di TOK.tv è quindi quello di ricreare l’”esperienza sociale” del soggiorno domestico attraverso due elementi: la presenza – attraverso la voce – dei propri amici – e la contemporaneità dei flussi, quindi la sincronizzazione (vi immaginate quanto sgradevole sarebbe che qualcuno gridasse “goal!” mentre voi state ancora vedendo l’azione?), ben diversa dal flusso continuo dei commenti su Twitter che coinvolgono soprattutto con estranei e che sono esclusivamente testuali.
Non solo: durante le partite vengono visualizzati insights e statistiche di gioco, mentre una sintesi grafica di quanto sta accadendo in campo consente di non perdere nessuna azione.
Siete curiosi di vedere come funziona? Ecco la demo:
TOK.tv restituisce nuovamente alla TV quell’esperienza sociale che ne ha caratterizzato la nascita e, al tempo stesso, costituisce un unicum nel panorama della Social TV, che sembra orientarsi in modo crescente verso almeno tre scenari: l’attenzione a metriche ed analisi (ne abbiamo scritto anche sul blog di TOK.tv), la ricerca di nuovi modelli di business legati all’advertising e il ruolo sempre più rilevante assunto dalle console di gioco che mirano ad essere il centro dell’entertainment casalingo.
Il primo feedback su TOK Baseball è stato straordinario. In media, gli utenti hanno tenuto aperta l’applicazione per 57 minuti a partita. E’ la dimostrazione che la Social TV, se fatta bene, coinvolge l’utente a tal punto che si dimentica di avere un dispositivo mobile in mano (la media di utilizzo di app è nell’ordine dei minuti, di solito). E che il futuro della Social TV è roseo, perché rappresenta la nuova frontiera della pubblicità.
Adesso stiamo già lavorando sul nostro prossimo prodotto, TOK Football.

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Con TOK la TV è di nuovo Social.
Emanuela Zaccone è ovunque. Quindi anche su Twitter.






















…e come annunciato, ecco TOK Football: http://www.tok.tv/welcome-tok-football/