Innovazione è organizzazione. Capital formation e Capitali Coraggiosi

Lorenzo Tondi 18-09-2012

Negli ultimi anni, in particolare a partire dall’epocale crisi finanziaria del 2008, l’innovazione tecnologica e commerciale è stata un argomento centrale del dibattito pubblico, sui giornali come durante le tribune politiche. Tutti a parole si dicono favorevoli all’avvento di una generica economia dell’innovazione, ma pochissimi hanno una vaga idea di cosa questo significhi concretamente.

Come creare l’impresa del futuro? Come gettare delle fondamenta solide su cui edificare il proprio progetto imprenditoriale? Di questo si occupa dal 1995 la Society of Kauffman Fellows, un network di venture capitalist che forma le “nuove leve” del settore.

Per comprendere la genesi di un’azienda di successo bisogna prima intendersi da un punto di vista linguistico: cosa indichiamo quando parliamo di innovazione?

Per Phil Wickham, CEO della Society of Kauffman Fellows (che sarà a Roma il 26 settembre a Capitali Coraggiosi), l’innovazione è definita dalla qualità dell’organizzazione aziendale. Si fa innovazione quando si costruisce da zero o si modifica un complesso organizzativo in modo da poter rispondere in maniera più efficace alle esigenze dei consumatori.

Il processo innovativo è dunque ben lontano dal luogo comune del genio solitario rinchiuso in un laboratorio: richiede invece il contributo di una pluralità di soggetti, ognuno dei quali ha un ruolo ben definito e opera a stretto contatto con tutti gli altri.

L’inventore ha l’idea e realizza il prototipo, l’imprenditore intuisce il potenziale commerciale del prodotto, l’ingegnere cerca di conciliare le due prospettive, il manager trasforma questo piccolo gruppo di persone in una vera azienda. Il punto di riferimento di questa fase, tuttavia, è l’investitore, che porta in dote all’azienda non soltanto il capitale che ha impegnato, ma anche l’esperienza e la rete di relazioni che ha costruito negli anni.

È il venture capitalist che deve stabilire i tre pilastri della capital formation su cui si svilupperà l’impresa: consapevolezza, valutazione e allineamento.

In particolare, la valutazione è la capacità di coordinare e sistematizzare le competenze di tutti i soggetti che fanno parte del gruppo: definire il loro ruolo, il momento in cui devono intervenire, le loro prerogative, e così via.

L’allineamento va invece inteso come l’abilità di radunare tutti intorno ad una visione comune, visione che viene formalizzata nel business plan. In questo contesto è fondamentale costruire una struttura degli incentivi sostenibile, cioè un sistema che spinga tutti i componenti del gruppo a perseguire lo stesso scopo, ed è altrettanto importante reperire le risorse necessarie alla startup una volta superata la fase di seeding.

Attraverso questo percorso articolato di “formazione del capitale” si costituirà il nucleo originario dell’azienda e la base su cui fondare lo sviluppo futuro.

Lorenzo Tondi (@LorenzoTondi) studia economia a Milano. Lo trovate anche qui.

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