Atooma Team a SF: il baseball e le startup

Gioia Pistola 20-08-2012

Il primo impatto con gli Stati Uniti è memorabile per tutti. E se sei una startup nata in Italia che si muove verso il centro nevralgico del business innovativo, allora la sensazione è quella di essere shakerati in una nuova cultura composta da: individualismo senza eguali, ossessione per il tempo, stile di vita open-mind, meritocrazia, competizione e (vera) fiducia nelle proprie potenzialità. Sintetizzare e metabolizzare tutto questo in solo colpo non è semplice, ma sufficiente a farci capire le grandi differenze dell’approccio italiano e farci pensare “ok, qui bisogna lavorare duramente per scrollarci di dosso alcune nostre abitudini, essere accettati ed entrare nell’ecosistema col piede giusto”.

In questa prima settimana del nostro viaggio a San Francisco e nella Silicon Valley, guidato da Mind the Bridge, c’è una lezione che esprime bene cosa possiamo imparare da loro: l’estrema vicinanza tra i valori del business e lo sport. Sembra una metafora, ma invece è un legame forte che accumuna i valori e più banalmente anche la terminologia.

Tanto per cominciare, non è affatto raro che incontri di business vengano fatti proprio in occasione delle partite di baseball, il primo sport in tutti gli Stati Uniti (è considerato uno sport nazionale). Ogni squadra è composta da nove giocatori, tra cui ruoli cruciali giocati dal pitcher e dal catcher, colui che batte e colui che riceve la palla. E qui già il primo elemento interessante: l’importanza del pitch. Non c’è molto da dire, un buon lancio può far vincere una partita. Allo stesso modo, quanto è importante un pitch per la propria business idea? La capacità di essere rapidi, informativi e – soprattutto – interessanti e stupefacenti nei primi 9 secondi in cui si decide la soglia di attenzione di tutta l’interazione. E poi, non sai mai dove potresti incontrare la persona giusta per il tuo business, forse a un party, o forse in ascensore.

Oltre al gioco di squadra e la fiducia, tuttavia comuni a molti sport, quello che è interessante è “non è sempre tutto cosi eccitante”. Alcuni infatti trovano il baseball molto noioso, proprio perché è un gioco lento, di strategia. Più lo guardi, più impari e cominci a capire dove risiede l’interesse. Che è un po’ come funzionano le cose in una startup. Pianificare, prevedere, studiare, è tutto abbastanza noioso, finché non iniziano ad arrivare i risultati e scopri l’importanza di ogni dettaglio a cui hai dedicato risorse.

Visto che questo aspetto ci ha particolarmente colpito, la prossima settimana andremo a vedere i Giants al AT&T Park, è sempre meglio immergersi in prima persona che limitarsi alle lezioni e all’apprendimento ;)

Ecco alcune espressioni qui piuttosto comuni, riprese proprio dal baseball (imparate grazie a Charles Versaggi, Director della Mind The Bridge Startup School):

  • “pitch (throw) someone a curve/curveball” – sorprendere qualcuno (un competitor?) in modo poco piacevole

  • “have a lot on the ball” – essere molto skillati e capace in un determinato campo

  • “strike out” – fallire nel raggiugimento di un obiettivo

  • “get to the first base” – partire con il piede giusto, iniziare in modo brillante

  • “play hardball” – giocare per vincere.

Gioia Pistola ( @Joygunz ) è cofondatrice di Atooma

Server is [38]