Peppe Sirchia: come abbiamo portato la Rainforest in Italia

28 giugno 2012 scritto da Redazione

“Partite dalle tribù sociali dell’Italia, per creare una rainforest di startup su modello della Silicon Valley” spiegava Greg Horowitt durante il meeting di Roma, Italianrainforest – I Segreti della Silicon Valley. Peppe Sirchia, è uno che ha costruito la tribù delle startup digital in Sicilia, iniziando dal Commodore 64.

Peppe Sirchia è fondatore di Meedori, giovane startup che offre soluzioni tecnologiche su misura in crowdsourcing. E’ l’organizzatore dello Startup Weekend di Catania e sta costruendo StartupCT - hub di associazioni e di imprese - che si legge però “Startup City”. Un network di startup che collaborano assieme per creare un ecosistema dell’innovazione, a cominciare dal digitale.

“Per mettere in piedi un network informale tra associazioni e aziende per lo sviluppo della Startup City…”. Per fare la StartupCT del Mediterraneo cosa serve?

Ci sono due attori fondamentali per la buona riuscita di questo processo di cambiamento che vuole vedere Catania come Startup City del Mediterraneo.
Da un lato ci siamo noi, l’humus del territorio, i grandi player dell’innovazione e gli investitori.
Noi stiamo facendo il nostro lavoro.
Ci siamo riuniti in questo network informale che abbiamo chiamato “StartupCT” (si scrive CT ma li legge City) che vede collaborare associazioni ed imprese che “remano tutte verso un’unica direzione”: creare un ecosistema forte e multi-nodo sul territorio.
Attualmente il network è formato dai Giovani di Confindustria Catania, Indigeni digitali, Youthub, la crew della Girl Geek Dinner Sicilia, le aziende IQUII e Meedori ed il Blog di Tecnoetica curato dal Prof. Davide Bennato.
Stiamo raccogliendo le idee, le stiamo aiutando a crescere, le stiamo confrontando tra loro, unendo, limando. Un processo che una volta innescato è difficile da interrompere,una reazione a catena che sta facendo crescere a ritmi vorticosi la qualità della proposta imprenditoriale dei giovani del territorio.
Di cosa abbiamo bisogno? Bisogna che qualcuno che ci ascolti e che ci dia voce. Così come appena fatto da Working Capital, la cui presenza “fisica” sul territorio, oltre ad un fattore di crescita reale, ha dato fiducia, speranza a tutti noi che stiamo creando il nostro futuro spendendo tempo ed energia per rincorrere un sogno.

Peppe Sirchia a Startup Weekend Catania

Occorre fiducia sul territorio. I primi dobbiamo essere noi, continuando a percorrere questa strada, superando le difficoltà ma guardando con convinzione alla meta.
Occorre che gli investitori credano che si possa fare impresa in Sicilia, che la cultura è cambiata e che la “voglia di fare” che si legge negli occhi di questi ragazzi non è legata ad una moda temporanea ma è sincera.
Che vengano ad ascoltare cosa abbiamo da dire, che ci aiutino a capire come migliorare e rendere ancora più performanti le nostre idee, il resto verrà da se.

Scrivi “credo nel networking, sia on che off line. Credo che la condivisione sia la linfa vitale del nuovo tessuto imprenditoriale”. Ci spieghi perché?

Perché è il concime ideale per la creazione di un ecosistema stabile. A mio avviso, soprattutto in campo digital, il concetto di concorrenza va reinterpretato. Scambiandosi informazioni, consigli, contatti e, perché no, risorse tutto il sistema può reggere e le probabilità che un nodo collassi diminuiscono.
Oggi la “comunità” startup è molto legata, mi chiamano in tanti, quasi giornalmente, a volte anche in piena notte perché necessitano di un consiglio, di un chiarimento perché non vogliono sbagliare e vogliono fare bene, instancabili.
Ovviamente ci vuole quel tocco di autocritica, personalmente non sarò la persona giusta per dare consigli sul “come fare bene” ma posso mettere a disposizione la mia esperienza sul “cosa non fare” perché ho commesso degli errori in passato, sono caduto e mi sono rialzato.

Dal Commodore 64 alla fondazione della startup Meedori, passando per Startup Week end Catania. Racconti la tua storia?

Il mio amore per l’informatica ha origini lontanissime, credo che il passaggio dal Commodore 64 faccia parte della vita di ogni buon nerd della mia generazione.
Già alle scuole medie avevo creato un piccolo database degli studenti della mia scuola. A 19 anni mi trovo nel bel mezzo della deflagrazione della new economy. L’università era ancora impreparata ai nuovi skill richiesti dalle aziende del web, così, ancora ragazzetto, mi ritrovo a girare in lungo e largo per lo stivale in veste di consulente per importanti corporate.
Nel 2008 comincio la mia carriera da Startupper ma mi muovo alla cieca, non avendo alcun tipo di riscontro sul territorio e nessun “mentor” da seguire: improvvisavo. Ho commesso un paio di errori ma non mi sono scoraggiato, mi sono rialzato ed ho ripreso il cammino. Meedori è nata nel 2011 dall’unione della mia esperienza e di quella di Tony Burgo (mio compagno di avventura). Analizzando quanto fatto nel passato, abbiamo deciso di dare molto peso alla collaborazione ed alla condivisione con l’esterno: networking, networking, networking. Fino ad oggi ci ha premiati. L’esperienza dello Startup Weekend è stata la prima delle più grandi scommesse messe in campo da Meedori insieme a Rocco Miccichè ed Alessio Vasta. Eravamo i primi ad avere dubbi che tale format potesse funzionare sul territorio così da fissarci degli obiettivi abbastanza bassi (40 partecipanti). Son bastati pochi giorni per ricrederci. Due volte in Sold out, costretti a fermare le registrazioni una volta superata la quota 80 iscritti. Un grande successo, che ha dato il “La” a quanto avvenuto dopo, compresa la nascita di StartupCT.

Meedori, è startup che “offre soluzioni tecnologiche su misura sfruttando al meglio il crowdsourcing certificato”. Come funziona?

A volte quel “Certificato” crea qualche dubbio. Meedori è un network di competenze predisposto ad avviare, gestire e portare a frutto progetti innovativi in campo digital. Dall’analisi dell’idea allo sviluppo delle applicazioni di supporto, dalla brand identity al social media marketing: il modello Meedori permette la gestione completa del progetto dall’idea all’execution.
Il concetto di crowding certificato è legato al fatto che gestiamo diverse collaborazioni esterne, soprattutto freelance, che “assembliamo” in team che seguono il processo di crescita del progetto dall’inizio alla fine. In pratica è come se creassimo dei team “temporanei” che lavorano quasi esclusivamente per il progetto. Con la possibilità di aumentare l’apporto di risorse in caso di emergenze o deadline imminenti (una sorta di cloud di risorse). A differenza del Crowding tradizionale conosciamo bene i nostri collaboratori, spesso li incontriamo fisicamente prima di avviare una qualunque collaborazione anche se questi sono disseminati per il mondo (abbiamo collaboratori anche a Londra e negli Stati Uniti). Siamo ancora in piena fase startup ma le premesse sono ottime.

E non hai mai pensato di lasciare la Sicilia per fare startup?

Si, fino a non molto tempo fa la mia immagine di profilo sui Social era una valigia di cartone, volevo trasferirmi a Berlino, uno degli hub più importanti per le Startup europee. Mi sentivo schiacciato dalla lentezza del nostro paese e non assaporavo aria di miglioramento da nessuna parte. L’incontro con il mio socio, con Lorenzo Sfienti di Indigeni Digitali e Antonio Perdichizzi (presidente dei Giovani di Confindustria Catania) mi hanno dato speranza: ho capito che era finito il tempo di aspettare che le cose cambiassero e cominciare a cambiarle dal basso, con quella che amo definire la rivoluzione dei piccoli. Oggi non voglio più partire, anzi, un obiettivo di Meedori, fissato per il primo semestre 2012, era quello di portare lo sviluppo di una Startup berlinese a Catania e ci siamo riusciti.

COMMENTI

  1. Flaminia

    la Sicilia si dovrebbe trasformare in una grande Silicon Valley, la Bangalore italiana e fornire servizi qualificati a tutta l’Europa ed al bacino mediterraneo….. Forza!

    Reply
  2. Pingback: Come abbiamo portato la Rainforest in Italia | Peppe Sirchia

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