Italian Rainforest, Greg Horowitt: “Partire dalle tribù sociali dell’Italia per l’ecosistema startup”. Patuano: “Ibridare startupper, ricercatori e studenti”

15 giugno 2012 scritto da Redazione

#ITALIANRAINFOREST

Appunti di viaggio trascritti al volo dall’evento in corso all’Opificio Telecom Italia.

Il Benvenuto di Gianluca Dettori: 

Benvenuti alla Rainforest italiana. Obiettivo: tracciare una nuova direzione da cui ricominciare a crescere insieme.

Ieri ci siamo incontrati al MIUR con 30 innovatori italiani e abbiamo deciso di intraprendere questa strada con una piattaforma internazionale, con un Gruppo di Lavoro e con lo sguardo rivolto al mondo. Tutto ciò partendo semplicemente da una mappa e da un canvas condiviso per visualizzarla.

Lo scopo finale sarà quello di realizzare concretamente le iniziative, con governo, regioni, università, amministrazioni comunali e centri di ricerca, per creare gli ambienti giusti per le startup e gli startupper. Il primo passo è trovare i talenti italiani, anche quelli che ci guardano dal resto del mondo – dalla Silicon Valley a Singapore –  eche possono dare un contributo al sistema per creare piattaforme di internazionalizzazione.

Greg Horowitt: 

“In Italia la forza delle reti sociali è impressionante. E’ davvero notevole come usate Twitter, Facebook e i blog. Si deve partire da queste “tribù di fiducia sociale” efficienti per consentire la circolazione delle idee”. 

Mi sono laureato in biochimica ed economia con una seconda materia in musica e, dopo avere avviato una startup nel settore tech, sono diventato un venture capitalist.

Ho lavorato 40 anni a San Diego, dove abbiamo attuato 57 programmi in 23 paesi con l’obiettivo di “esportare” il modello della Silicon Valley. Per spiegare questo modello uso la metafora della rainforest, della foresta pluviale, che è per sua natura caotica. Se prendiamo l’esempio del vigneto, lineare e ordinato, dobbiamo ricordare anche quel fungo che fa diventare l’uva ancora più buona. Lo stesso per le erbacce: sono il Google dell’economia, attualmente. Le startup sono, dunque, come rainforest caotiche e casuali, ma in realtà collegate tra di loro per rafforzarsi. La crescita avviene attraverso la condivisione della conoscenza: io ho un’idea, la scambio con te e tu ora sei in possesso della mia. E lo stesso puoi fare tu con me.

Persone con delle buone idee, persone con la capacità di attrezzarsi e il capitale: solo se metti insieme queste tre componenti hai l’opportunità di creare un business. Prima facciamo una valutazione, descriviamo il nostro genoma. Ciascuno ha il proprio DNA, che non si può cambiare, però possiamo cambiare atteggiamenti, politiche e norme. Poi dobbiamo progettare un sistema che fa leva su queste opportunità e costruire l’innovazione. Non ci azzecchiamo mai all’inizio, quindi dobbiamo creare un sistema modificabile, flessibile e che ascolti il mercato. Tutto rientra nel canvas: uno strumento visivo e visuale con tutte le ipotesi e i contributi a livello regionale. Tutti i cluster con successo si concentrano sulla leadership ma non dei soliti noti, spesso delle persone sconosciute che provengono dai settori più vari e differenti rispetto all’azienda, in modo che aumentino la cultura al suo interno.

Le slide di Greg:

Marco Patuano, AD Telecom Italia

Si deve andare dentro le università, per ascoltare i ragazzi che sono in possesso delle idee. E’ da tre anni che lo stiamo facendo e in questo periodo di tempo abbiamo raccolto 2500 progetti. Adesso abbiamo un patrimonio di idee, continuiamo a cercarle ma allo stesso tempo dobbiamo intervenire per farle accadere. A questo scopo, dobbiamo contribuire a creare un ecosistema in cui non lavoriamo da soli, agglutinando attorno a noi altri soggetti che credano in un progetto di questo tipo e condiviso. Anche per mettere insieme le risorse economiche necessarie, perché serve una certa massa critica, avere continuità nel tempo e garantire anche dei mercati di sbocco. Perché lo startupper ha bisogno di avere alle spalle un soggetto che metta i soldi del primo finanziamento ma che anche poi investa: non solo Capital ma un Working Capital.

L’annuncio:

“Ci sarà uno spazio fisico dentro una grande università italiana. E ho detto al rettore che pagherò il metro quadro più elevato quanto più l’ufficio dei miei ricercatori sarà vicino alla caffetteria, perché voglio intercettare i ragazzi e ibridarli con i miei ricercatori che hanno metodo e sono molto bravi ma non hanno più 24 anni. Ci sono un paio di grandi università che ci stanno ascoltando: qualcosa inizierà”

COMMENTI

  1. Giacomo

    Pubblicherete anche una registrazione dell’evento?

    Reply
  2. Pingback: Emilia-Romagna: una regione che per raccontarla un hashtag solo non basta « vado in messico? mi sa che resto ancora un po'

  3. Pingback: Is the EU too big as a startup ecosystem? | A Techsolutionist's Blog

Commenta

L'indirizzo email non verrà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

*

È possibile utilizzare questi tag ed attributi XHTML: <a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <strike> <strong>