Nicola Greco: da Roma a Oxford. Un viaggio per rivedere priorità e ambizioni

20 febbraio 2012 scritto da Nicola Greco

La sera prima delle Venice Sessions 2009 ero ad una cena che uno come me si sognava da tempo. Seduto tra Weinberger, Bernabè, Sorrell, professori ed esperti. Sono bastate due persone straniere, attorno a un tavolo di tutti italiani a cambiare la lingua dei nostri discorsi e la mia vita.

Il mio tentativo di partecipazione alla conversazione si era ridotto a dire il minimo indispensabile. In quel momento avevo capito quanto fosse importante la conoscenza dell’inglese e quanto una lingua potesse essere un barriera fra persone, culture e idee. È stato un po’ come mettersi gli occhiali e vedere finalmente l’Italia come una macchia nel Mediterraneo e scoprire che Roma, la mia città, è stata sì il centro del mondo, ma qualche decina di secoli fa.

Questa è l’unica cosa che ricordo di com’era prima di venire qui. Dopo quella cena ho deciso di cambiare ogni cosa alla radice. Ora scrivo da Oxford, secondo piano di uno dei dormitori di un liceo internazionale. Sono all’ultimo anno di Baccalaureato Internazionale, 6 materie, 3 di indirizzo (le mie: matematica, fisica e inglese) e una manciata di progetti da seguire – di questi magari ne parleremo più avanti. Tornando al discorso, già prima di questa svolta Internet mi aveva insegnato ad essere una persona “internazionale”. Ad esempio, la international community che fondai tre anni fa - BuddyPress-Dev – contava 1100 sviluppatori provenienti da tutto il mondo (Sud Africa, Canada, India…) mi aveva insegnato ad “espandere” i miei orizzonti e prospettive, ma arrivare qui è stato spalancare gli occhi. Nella classe di matematica siamo 9 studenti di 7 nazionalità diverse, ognuno con i propri simboli e metodi – per capirci, ero l’unico ad utilizzare o conoscere Ruffini.

Non che sia una cosa che consiglierei a chiunque, ma di sicuro consiglio a chiunque di aprire gli occhi e pensarsi cittadino del mondo, prima che cittadino italiano. La competizione è ovunque, come ovunque è la cooperazione. Per intenderci, uno studente italiano, una volta uscito dall’università, non è in una competizione tra nordsud Italia, ma in una con Cina, India, Brasile… Aprire gli occhi vuol dire mettersi in guardia ed essere pronti a saper mostrare il proprio valore aggiunto e, a mio parere, questo vale non solo per un individuo, ma per gruppi, start-up e aziende.

Pensare internazionale è forse l’unico consiglio di questo post di apertura.

Le cose funzionano diversamente all’estero? Tutto il mondo, alla fine, è paese. Da quando sono venuto qui, ho visto cose muoversi e andare alla grande sul panorama tecnologico, tra gruppi su Facebookazioni sul campo. Anche se ancora Londra conta in un mese il numero di eventi che si contano in Italia in un anno – ma questa non è affatto una critica – ci stiamo muovendo e questo mi pare un ottimo punto di partenza.

Nicola Greco è su twitter @nicolagreco

COMMENTI

  1. Claudio Rava - 21 febbraio 2012 00:13

    “uno studente italiano, una volta uscito dall’università, non è in una competizione tra nord e sud Italia, ma in una con Cina, India, Brasile”

    Purtroppo questa consapevolezza ce l’hanno davvero pochi ragazzi miei coetanei che quest’anno si sono laureati. Alla maggior parte di essi pesa persino muoversi dalla propria regione, figuriamoci in un altro paese europeo e ancora peggio extra-europeo.
    Ma pian piano le cose migliorano, internet sta abbattendo sempre più queste barriere culturali ed esperienze come la tua possono sicuramente essere uno sprono per tanti.

    Ciao Nicola, in bocca al lupo!

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