Le SSRL: cosa sono e come ci semplificheranno la vita

15 febbraio 2012 scritto da Lorenzo Tondi

Spicca tra i provvedimenti contenuti nel “decreto liberalizzazioni”, per il risalto che ne è stato dato dai media, un articolo dedicato ai giovani che vogliono avviare un’impresa.
Si tratta, per la precisione, dell’art. 3, che introduce una nuova figura societaria, la “società semplificata a responsabilità limitata”, inserendo nel Codice Civile l’articolo 2463-bis.

La nuova società è riservata ai soggetti di età inferiore ai 35 anni, e prevede alcune novità importanti rispetto alla vecchia srl:
1) Viene meno l’obbligo di rivolgersi al notaio: è sufficiente una semplice scrittura privata, sia per l’atto di costituzione sia per il trasferimento delle quote di partecipazione.
2) Il capitale sociale minimo scende da 10.000 euro a un euro.
3) L’iscrizione della società nel registro delle imprese avviene con una semplice comunicazione ed è esente da imposte di bollo e di segreteria.
Al compimento del trentacinquesimo anno d’età o si modifica il tipo di società o il socio in questione perde tale qualifica. Qualora tutti i soci dovessero compiere i 35 anni, alla mancata trasformazione della società segue lo scioglimento della stessa.

Tutto bene quindi? Non proprio.

Viene da chiedersi, ad esempio, perché l’esecutivo non abbia deciso di permettere la costituzione e la gestione di questa nuova società a tutti, e non solo agli under 35. Avrebbe potuto modificare direttamente la normativa sulla srl ordinaria, semplificandone le caratteristiche, invece di aggiungere un altro articolo ad un Codice Civile già complesso. So bene che il rasoio di Occam è sconosciuto ai nostri legislatori, ma da un governo tecnico mi sarei aspettato un atteggiamento più pragmatico.

Inoltre l’impossibilità di condurre una srl semplificata per gli over 35 fa sì che gli oneri amministrativi e notarili siano soltanto rimandati al momento in cui l’imprenditore, per non essere estromesso dalla società, dovrà trasformarla in srl ordinaria.

C’è poi la questione del capitale sociale minimo: abbassarlo ad un euro favorisce chi non ha soldi, è vero, ma non risolve il problema che sta a monte, e cioè la mancanza stessa di questi soldi. Se già il sistema bancario esita a far credito alle imprese esistenti, come potrebbe finanziare un giovane imprenditore che offre come garanzia un capitale di 10, 20 o 30 euro? Sia chiaro, non che con il limite precedente di 10.000 euro le cose fossero molto diverse.

Sulla pagina Facebook di Working Capital se ne è parlato ed emerge chiara la critica ad una norma che probabilmente parte con le intenzioni giuste ma pone limiti che hanno poco senso di esistere.
Il più netto è Gianmarco Carnovale che oltre a ricordare che “non è detto che chi si dà all’imprenditoria abbia meno di 35 anni” pone anche l’accento su un aspetto meno visibile, ovvero: “spesso può essere presente un socio minoritario senior che fa da mentor, che qui è escluso; allo stesso modo vengono vietati fondi di microseed, business angels e venture capital”.
Gianandrea Gattinoni pensa che la proposta sia di fondo inutile visto che “si deve ancora vedere una startup che funzioni senza un minimo di soldi” e rilancia con una soluzione per tutti: “detasserei i soldi investiti nelle startup, senza guardare se le aprono i giovani o no”.

Lorenzo Tondi ( @lorenzotondi ) studia economia a Milano. Lo trovate anche qui.

COMMENTI

  1. David N. Welton - 15 febbraio 2012 19:06

    Lorenzo, non sono perfetti le SSRL, ma e` un passo nella direzione giusta. E` vero che sarebbe molto meglio se quelle riforme fossero estese a *tutte* le Srl, ed e` cio` che noi di SrlFacile.org speriamo di ottenere.

  2. Lorenzo Tondi - 16 febbraio 2012 14:32

    Certo, la direzione è quella giusta, è l’efficacia della norma che è dubbia. Staremo a vedere, sarò ben felice di essere smentito dai fatti.

  3. Francesco Lentini - 20 febbraio 2012 00:00

    E’ un passo nella direzione sbagliata, poichè sancisce un principio discriminatorio: lo Stato aiuta l’imprenditore, purchè sia una persona giovane. Se ne deduce che l’essere imprenditori è una faccenda per persone giovani, e chi giovane non è… può andare a fare il pensionato senza pensione.
    La retorica giovanilista è tipica dei periodi di crisi. Si mobilitano i giovani per mandarli al fronte. Il comitato dei saggi si rivolge ai figli della Nazione perchè diventino il bastone dello loro vecchiaia, e cos’ via.
    Signori, così non se ne esce.

  4. Mercor - 23 febbraio 2012 18:03

    ecco il percorso per aprire una SSRL: http://www.mercor.org/ssrl/

  5. Federico - 25 febbraio 2012 21:22

    L’iniziativa è lodevole ma:

    1) Il processo di conversione è ben lungi dall’essere concluso senza variazioni; da alcuni insider ci sono già evidenti opposizioni da parte delle lobby (notai, commercialisti, avvocati, …) che subiscono evidenti danni dal decreto.

    2) Per partire, qualora tutto fosse ratificato, può essere un mezzo “che prima non c’era” ma non quello risolutivo: onestamente si faceva prima a ridurre i costi per la costituzione di una SRL.
    Ah, evitiamo di ribadire che costituire una SRL costa 3k Euro, mediamente i costi effettivi sono di molto superiori, non è infrequente che la “summa” si aggiri fra i 7 e gli 11k a cui aggiungere i costi ciclici annuali (ad esempio un commercialista per bilanci e gestione contabilità).

    Personalmente, dovendo avviare una startup a breve attendo di vedere cosa succede con le SSRL ma prendo in seria considerazione una LTD a Londra o una LLC in USA.

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