Reti hi-tech Telecom Italia per Expo 2015. Marco Patuano: costruiremo la smart city del futuro

29 settembre 2011 scritto da Diomira Cennamo

Telecom Italia garantisce il primo sostanzioso contributo privato a Expo 2015: un’infrastruttura di rete del costo di 43 milioni di euro a sostegno della prima smart city del futuro, che resterà in dotazione alla città di Milano. Lo dichiara Marco Patuano, amministratore delegato di Telecom Italia, che non nasconde il suo impegno per l’innovazione e per iniziative come Working Capital.

 Marco Patuano, ad di Telecom Italia, al Tour dei Mille Trieste

Marco Patuano, amministratore delegato di Telecom Italia, al Tour dei Mille Trieste

È quello che viene considerato il primo grande segnale da parte di un’azienda privata nei confronti dell’Expo 2015. Telecom Italia si aggiudica, infatti, la gara d’appalto come partner tecnologico dell’Esposizione Universale che avrà luogo a Milano fra quattro anni. Si tratterà della fornitura dell’infrastruttura di rete, che comprenderà, tra le altre soluzioni, reti fisse in fibra ottica e wi-fi, reti mobili (comprese quelle di quarta generazione).

“Infrastrutture che resteranno in dotazione alla città di Milano anche in seguito”, precisa l’amministratore delegato di Telecom Italia Marco Patuano, ricevuto ieri a Palazzo Marino, insieme al presidente di Telecom Franco Bernabè, dal sindaco Giuliano Pisapia. Per l’amministratore delegato “quella che realizzeremo sarà un modello di città del futuro, una città molto intelligente, il prototipo di una delle città più intelligenti che si possano trovare al mondo”. Il sito di Expo ospiterà, infatti, la prima smart city del futuro: un sistema integrato e a basso impatto ambientale che consentirà di far comunicare i cittadini con le strutture che vi sorgeranno, rendendone più semplice e ‘intelligente’ la fruizione. Sarà, quindi, possibile controllare l’accensione delle luci da remoto, pianificare un itinerario di visita che utilizzerà informazioni geolocalizzate, pagare il parcheggio con lo smartphone ed espletare una serie di altre attività in maniera agevolata.

Sul tema dell’innovazione attraverso le smart cities, Telecom Italia ha già dimostrato di voler investire proprio attraverso Working Capital, progetto che sta molto a cuore all’ad Marco Patuano che, durante la tappa del Tour dei Mille a Trieste, ha dichiarato il proprio impegno diretto  nell’iniziativa e ne ha già annunciato l’edizione 2012. Sono diversi, infatti, i progetti dedicati alle città intelligenti – rese tali attraverso l’impiego delle tecnologie più avanzate – finanziati attraverso contratti di ricerca con Working Capital.

Ricordiamo tra questi: SolidWorld, di Filippo Bergamasco e Andrea Albarelli, rappresentazione tridimensionale di un territorio più o meno grande (dalla città all’intero pianeta), mappato attraverso immagini scattate dagli utenti; Gelocalizzazione 2.0, di Lorenzo Blanco e Paolo Papotti, sistema che mira a integrare le informazioni geolocalizzate con gli spostamenti degli utenti in tempo reale; MrTyp, di Laura Ferrari, per la definizione di schemi di comportamento a partire dall’analisi degli itinerari delle persone e le tempistiche ad essi associate; Context-aware browser, di Luca Vassena: un sistema mobile di navigazione web sensibile al contesto fisico in cui è immerso l’utente.

O ancora, da sottolineare il sostegno a startup come Jooink, di Alberto Mancini e Francesca Tosi, piattaforma di aggregazione di dati georeferenziati a scopi organizzativi, e Smappo, un servizio che geolocalizza eventi e li connette a una serie di informazioni utili per i partecipanti.

Dunque, l’impegno e la ricerca di Telecom Italia finalizzati a rendere le nostre città più intelligenti viene da lontano e su quel percorso, lasciatecelo dire con una punta di orgoglio, c’è anche Working Capital. Percorso che si suggella oggi nell’accordo con l’Expo nella maniera più concreta, vale a dire quella di iniziare a costruire concretamente la prima, ci auguriamo, di tante smart cities.

Il video dell’intervento di Marco Patuano al Tour dei Mille Trieste su Working Capital e l’innovazione:

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