#Foi11: un percorso trasversale per ripensare i nuovi trend dell’innovazione

21 giugno 2011 scritto da Paola Santoro

Firenze ha dato il via ufficiale ai lavori della settima Edizione di Frontiers of Interaction, un’esperienza totalizzante durante la quale esplorare temi ed idee dell’Interaction Design.

Orchestrata da Matteo Penzo e Leandro Agrò con la collaborazione di Marcello Merlo, anche quest’anno Frontiers presenta un programma con ospiti d’eccezione e un format sempre più innovativo e interattivo.

Frontiers non è un semplice ciclo di conferenze, ma un’esperienza di partecipazione attiva che vede tra i protagonisti professionisti accreditati provenienti da tutto il mondo, innovator, startupper, studenti, blogger, giornalisti e appassionati da tutta Europa.

L’originale e versatile location dell’Otel Varietè ha accolto quindi un’audience multidisciplinare che, confrontandosi con i nuovi talenti dell’innovazione, durante i workshop ha messo in circolo idee, creatività ed empatia.

Dopo la presentazione ufficiale degli organizzatori, Roberto Bonzio, avvincente storyteller e fondatore di Italiani di Frontiera, ha sprigionato una forte energia che ha coinvolto tutta la sala. Dalle sue storie di frontiera nasce un’idea di innovazione che passa attraverso un percorso trasversale, supera la logica e tenta di vedere quello che ancora non c’è per poi realizzarlo attraverso la strada della condivisione.

Con questa forte ispirazione sono partiti i workshop su 5 differenti temi: E Health, Social Shopping, Infovis, UX e Open Data.

I workshop E Health, tenuti da Roberto Ascione e AJ Triano, Arna Ionescu, Fabio Sergio e Thomas Sutton, hanno raccontato lo sviluppo di tecnologie e servizi digitali nel campo della sanità elettronica lungo un cammino attraverso gli scenari dell’ eHealth mobile e di nuove prospettive per la creazione di soluzioni dirompenti che durano nel tempo.

Di Social Shopping si è parlato prima con Silvio Cioni e Luca Quattrin e poi con Lynn Teo, i quali, dopo una descrizione del nuovo trend emergente nel settore del retail, hanno dato il via a simulazioni sul come cambia l’esperienza d’acquisto e sulle interazioni sociali in una nuova realtà in cui è sempre più urgente l’integrazione tra digitale e fisco.

Daniele Galiffa, Paolo Ciuccarelli e Donato Ricci, nel loro workshop Infovis sulla visualizzazione e comprensione della società italiana tra etica ed estetica, hanno delineato lo scenario dell’amministrazione delle risorse pubbliche e delle Regioni attraverso la rete e la gestione di data set aperti.

Nel workshop UX Steve Portigal ha analizzato i punti di svolta del dialogo tra cliente e designer facendo vivere l’importanza della collaborazione attraverso simulazioni di role playing.

Dave Malouf nel workshop sul Gesture Design ha ripensato in maniera fluida la funzione degli oggetti che ci circondano per capire come il movimento comunica con il sistema di cui siamo parte generando differenti risposte emotive.

Christian Morbidoni e Massimo Zaglio hanno delineato una precisa analisi sulla situazione italiana raccontando esempi di applicazioni già sviluppate e introdotte in contesti italiani e stranieri sull’opportunità dell’Open Data.

A conclusione dei lavori della prima giornata il Disruptive Workshop di Luke Williams ha messo tutti di fronte alla portata delle sfide che ci riserva un futuro incerto e in continua e rapidissima evoluzione.

Un disruptive design approach, ripensato e applicato al proprio business, consente di superare i clichè, ipotizzare alternative e lavorare su un’idea che crei un nuovo valore.

Grazie alla qualità degli speakers e a un’appassionata organizzazione, l’audience ha generato brainstorming vivaci dando vita a un contagio energetico prolifico e creativo che ha generato contenuti di qualità e creato l’occasione  per sfidare l’incertezza e l’immobilità verso una controcultura visionaria ma fortemente ancorata alla realtà.

COMMENTI

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