Working Capital Tour Roma 2010. Diario dell'ultima tappa dell'anno
2 dicembre 2010 scritto da Diomira CennamoL’ultima tappa del Working Capital Tour 2010 di Roma è stata un successone. Boom di presenze live e web ed esplosione della conversazione sui social media.
Gran finale ieri a Roma per il Tour 2010 di Working Capital. Una Sala Monsignor Luigi Di Liegro strapiena, che non è riuscita ad ospitare tutti coloro che sono giunti alla sede della Provincia di Roma per vivere con noi quest’ultima tappa dell’anno. In ben 12 mila ci hanno seguiti in diretta streaming, mentre l’argomento #wcap è stato il più battuto su Twitter in Italia nella giornata di ieri.
Dopo i saluti di Umberto Croppi, assessore alla cultura e alla comunicazione del Comune di Roma, quelli dell’amministratore delegato di Telecom Italia Franco Bernabè, che ha raccontato il percorso di Working Capital e la sua importanza per un’azienda come Telecom Italia: “Working Capital ha richiesto un impegno organizzativo e di capitale umano imponente. Con questo progetto, infatti, la nostra azienda ha cercato di essere portatrice di innovazione e di contribuire direttamente al sistema generale dell’innovazione in Italia”.
È stato lo stesso Franco Bernabè ad annunciare per il 2011 una serie di importanti novità legate al coinvolgimento diretto nei festeggiamenti per i 150 anni dell’Unità d’Italia e a un format tutto nuovo e potenziato, creato ad hoc per l’occasione. Mille, neanche a dirlo, saranno le idee che accederanno al progetto, con un tour in partenza da Torino, in un ripercorrere idealmente un’unificazione che correrà sul filo dell’innovazione (ma ne parleremo presto e più diffusamente, ndr). “Un’innovazione che rilancerà il futuro del nostro paese”, ha proseguito Franco Bernabè, che ha sintetizzato in una massima la filosofia di un’azienda che decide di lanciare un progetto come Working Capital: “Senza innovazione la tecnologia non serve”. Fare innovazione e cultura dell’innovazione è quindi “una responsabilità fortemente sentita da Telecom Italia”.
A parte quello che è stato sicuramente il momento topico della giornata, vale a dire la premiazione dei giovani studiosi e dei loro progetti di ricerca (li abbiamo annunciati qui), molto interessante è stato il panel delle Proposte per l’innovazione, che ha visto confrontarsi una serie di personaggi di estrazione professionale differente sulla nuova dimensione aperta dalla Rete. Una differenza arricchente, esattamente come lo è quell’amalgama di individualità e competenze che rappresenta il presente e delinea il futuro della stessa Internet.
Enrico Mentana, direttore del Tg LA7, individua la forza del web nella “socializzazione delle individualità”. Internet è il sistema che veicolerà la tv del futuro che, per questo motivo, dovrà ripensarsi profondamente proprio all’insegna di una fruizione più individuale e personalizzata, tipica della Rete.
Ignazio Licata, fisico teorico, ha sottolineato il rischio dell’autoreferenzialità del mondo digitale “in un paese dove manca il legame strutturale tra università e aziende”. Che, potremmo azzardare, è forse un po’ come tagliare i ponti tra teoria e pratica, tra prassi e principi. “Le stesse basi di dati, comunemente definite ‘ontologie’, sono in realtà il frutto di vere e proprie filosofie”. Di qui la necessità di una riflessione abilitata dall’incontro tra competenze diverse.
Franco Bernabè ha risottolineato l’importanza del sostegno all’imprenditorialità e il fatto che accanto a una buona idea sia necessaria anche la capacità di intuire i bisogni delle persone. Riguardo al problema della diffusione in Italia della banda larga come infrastruttura abilitante dell’innovazione, si è detto favorevole alla soluzione del federalismo digitale.
Carlo Maria Medaglia, responsabile scientifico del CATTID, pensa che “occorre avere la testa ‘larga’ prima ancora della banda larga”: l’infrastruttura ha bisogno di servizi.
Gianluca Dettori ha parlato invece di un’“infrastruttura culturale” di cui il nostro paese è abbondantemente dotato ma che non siamo ancora in grado di sfruttare appieno. E ritiene che Working Capital sia un’esperienza di successo proprio perché ha toccato questa realtà. I progetti presentati sono, secondo lui, estremamente avanzati dal punto di vista scientifico, ma spesso carenti dal punto di vista della divulgazione e dell’integrazione di competenze diverse. Mentre “è da qui che nascono le aziende”, conclude.
Interessante anche il racconto delle esperienze degli startupper che hanno avuto il sostegno di Working Capital sin dall’avvio del progetto nel 2009. Di questo, così come degli altri momenti della giornata – compreso quello della presentazione delle nuove idee – pubblicheremo a breve i contributi video.
Foto: Franco Bernabè, ad di Telecom Italia, all’ultima tappa del Tour 2010




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