Cresce l'innovazione nelle imprese italiane. I dati Istat

30 dicembre 2010 scritto da Diomira Cennamo

Fine anno, ancora tempo di bilanci. Abbiamo pensato di proporvi la ricerca Istat sul rapporto tra imprese italiane e innovazione, lasciandoci con una nota positiva.

L’Istat ha da poco diffuso i dati di una ricerca relativa al triennio 2006-2008, in cui si evidenziano alcuni indici relativi al tasso di innovazione nello scenario imprenditoriale italiano. Il campione interessato ha riguardato 20 mila aziende.
Sono il 33%, pari a oltre 69 mila, le imprese che hanno svolto attività di innovazione. Di queste, il 30,7% è costituito da imprese innovatrici, quelle, cioè, che hanno introdotto almeno un’innovazione sul mercato o nel proprio processo produttivo. Il 2,4% è rappresentato da imprese con attività di innovazione che non si sono tradotte in nuovi prodotti, servizi o processi al termine del periodo considerato.
Il bilancio è in crescita: le imprese innovatrici sono cresciute del 3% rispetto al periodo precedente.
Vediamo invece come si distribuisce l’innovazione nei diversi ambiti imprenditoriali: il 41% si riscontra nell’industria, il 20,3% nelle costruzioni e il 23,9% nei servizi.
Interessante anche considerare la dimensione delle imprese innovatrici. Nella sfera delle imprese da 10 a 49 addetti il 28,2% ha prodotto innovazione; nella sfera 50-249 addetti il 49,8% e in quella di aziende da almeno 250 addetti il 65,1%. Pare quindi che le dimensioni facciano la differenza sulla tendenza all’innovazione.
Veniamo ora ai settori dell’offerta. Nell’area industriale, il maggior tasso di innovatività si incontra nel farmaceutico (con il 75,5%), segue quello dell’elettronica (69,1%), poi il chimico (63,4%) e quello automobilistico (66,3%). Nell’area dei servizi, le imprese più innovatrici sono quelle del comparto telecomunicazioni (66,3%), seguono la produzione di software (60,9%) e la ricerca e sviluppo (60,8%).
Le imprese italiane, inoltre, tendono a innovare sia a livello di prodotto che di processo di produzione (oltre il 50%). Il 27,8% delle imprese ha innovato solo nei processi, mentre il 20,5% esclusivamente in termini di prodotti o servizi. La tendenza a un’innovazione più organica è una novità rispetto al passato, quando l’innovazione tendeva a riguardare essenzialmente il processo.
L’impegno finanziario destinato all’innovazione scende leggermente (3% in meno rispetto al 2006), con 28 miliardi di euro, e riguarda per i due terzi le imprese industriali. Scendendo nei dettagli della spesa, ecco i dati.

  • Acquisto di macchinari, impianti e attrezzature: 39,2%
  • Ricerca e sviluppo interni: 34%
  • Ricerca e sviluppo acquisiti dall’esterno: 9,3%
  • Marketing e formazione del personale: 7,1%
  • Progettazione industriale: 6,4%
  • Acquisto di tecnologia attraverso servizi di consulenza, licenze, brevetti: 4%

Quanto alle fonti di finanziamento, il 28,7% delle imprese ha ricevuto un sostegno pubblico. Il 15,6% di esse ha innovato attraverso la cooperazione con partner: il 58% delle imprese ha scelto i propri fornitori e il 43,1% i consulenti.
Il 70,4% delle imprese innovatrici ha introdotto innovazioni anche nell’organizzazione (55,6%) o nel marketing (48,5%).
Venendo all’impatto ambientale, il 44,3% ha ottimizzato i processi di produzione, mentre il 41,8% ha innovato in termini di consumo e utilizzo dei beni.

Questi, invece, gli obiettivi finali dell’introduzione di attività innovative.

  • Miglioramento della qualità di prodotti e servizi: 88%
  • Ampliamento della gamma di prodotti o servizi: 78%
  • Miglioramento della salute e della sicurezza sul lavoro: 69%
  • Maggior flessibilità nella produzione: 68,1%
  • Accesso a nuovi mercati: 62,8%
  • Riduzione del costo del lavoro: 58,2%

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