Individuare ed avvicinare il migliore investitore
2 settembre 2010 scritto da Guido ArataUno dei momenti chiave per una startup è quello della ricerca dei finanziamenti. Iniziamo oggi una serie nella quale spieghiamo come affrontarlo. Per iniziare vediamo oggi come trovare il venture capital più adatto alla startup ed in seguito come avvicinarlo.
Per la ricerca di un venture capital un ottimo amico è sicuramente Google, così come lo sono i sempre più frequenti eventi ed iniziative itineranti dedicate al mondo del business online (come appunto il Working Capital). Un’altra tattica è l’utilizzo di LinkedIn, sul quale sono stati istituiti appositi Gruppi, con l’obiettivo di raggruppare i ventures italiani. Tra questi segnalo l’Italian Young VC Group. Altrimenti è recentissima ed esaustiva la lista stilata da Luca Lani.
Una volta individuato il venture al quale ci si vuole rivolgere, va intrapresa la fase di studio: bisogna seguire ogni sua attività divenendone Fan su Facebook, Followers su Twitter, iscrivendosi al relativo canale LinkedIn e quant’altro. Così facendo si potrà venire a conoscenza di utili informazioni, quali le tipologie di finanziamento che è solito avanzare e le startup che già sta finanziando. Se, sulla base di queste informazioni, si è ancora convinti che il venture in questione sia quello di cui si ha bisogno, si può procedere allo step successivo.
Bisogna a questo punto individuare il miglior canale per mettersi in contatto con il venture. Trattandosi di attività volte all’ascolto ed al dialogo prendere contatti non è assolutamente complesso. Ma proprio per questo il mio consiglio è di fare in modo che la richiesta non diventi “una tra le tante“. Sconsiglio ad esempio di sfruttare il form dei contatti offerto dal sito istituzionale; il mio consiglio è di individuare una persona del team del venture in questione e di avvicinarla tramite le numerose piattaforme social sulle quali sicuramente sarà attivo (Facebook, Twitter, Linkedin). I ventures infatti prestano molta attenzione alle persone che si celano dietro un progetto, ancor prima che al progetto stesso. Per questo iniziare un rapporto umano con l’investitore, ancor prima di avanzargli la richiesta di incontro, è utilissimo.
E’ buona norma iniziare ad instaurare un contatt in maniera indiretta, ad esempio tramite RT e citazioni su Twitter, Mi Piace su Facebook e quant’altro. Dopo qualche tempo si può provare a stabilire un contatto diretto, nel quale gli si chiedono informazioni circa la possibilità di sottoporre un progetto al venture per il quale lavora.
Nel prossimo appuntamento entriamo nella fase cruciale, ovvero la gestione del primo contatto ufficiale con il venture e la stesura del primo documento esplicativo del progetto.



SUCCESSIVO
info.workingcapital@telecomitalia.it






















Ciao Guido,
la mia esperienza (almeno in Silicon Valley, dove probabilmente il volume e’ piu’ alto) e’ che nessun VC ti rispondera’ mai se ci vai direttamente, che sia con Facebook, Twitter o altro. Qui ti rispondono solo se conoscono la persona che ti ha introdotto, perche’ fa da primo filtro (nessuno vuole perdere la faccia con una intro di una ciofeca). Ergo, una volta studiato se il fondo e’ quello giusto, vale la pena cercare qualcuno che li conosce… Non e’ una raccomandazione all’italiana, e’ una introduzione… L’altro elemento chiave qui e’ incontrare al primo meeting il General Partner, non l’associate (che e’ quello che ti risponde su Twitter ;-) L’associate puo’ solo dire no. Non puo’ dire si’. Se tutto va benissimo, il passo successivo all’analisi dell’associate (che viene con settimane di due diligence) e’ un meeting con un General Partner. Ergo, meglio arrivare al General Partner subito. Con l’introduzione giusta e un exec summary ben fatto.
fabrizio
Direi che il “contatto indiretto” tramite RT e Like sia una prassi assolutamente improduttiva, ce ne sono sciami di persone su Facebook che “likano” ogni cosa dei soliti 4 o 5 contatti sperando in chissà quale benevolenza, ed è quanto di più fastidioso si possa vedere, anche perchè di solito, chi si serve di tale prassi, non vedendo i tappeti rossi in una settimana o due abbandona di botto il likamento e allora si capisce perfettamente il fine, quindi figura barbina assicurata!
La vedo come una cosa abbastanza infantile per dirla fuori dai denti.
Ciao Giorgio,
come ti ho già risposto su Facebook, mi aspettavo un’obiezione del genere perchè si tratta di un concetto difficile da rendere e facilmente fraintendibile. Intanto metto le mani avanti dicendoti che non ho assolutamente invitato a linkare quotidianamente a 4-5 contatti, non lo dico in nessuna parte dell’articolo, nel quale invece invito a prendere contatti ed iniziare un interazione con la persona prima di contattarla per sottoporle un progetto. Ed invito a farlo – ovviamente – mediante gli strumenti che i social network offrono. Non dico niente di più, tutto il resto è tua interpretazione.
Veniamo al perchè di una simile attività preventiva: il rapporto venture-imprenditore si basa su rapporti umani, c’è bisogno di dimostrare al venture il proprio valore, perchè loro prestano quasi più attenzione a quello che al progetto in se. E provare a dimostrare il proprio valore e le proprie competenza difronte ad un investitore ai vari incontri è “ovvia” come cosa. Il mio consiglio è invece iniziare un rapporto con l’investitore prima di contattarlo, facendosi notare appunto tramite le interazioni permesse sui social network. Così quando lo si contatterà, lui saprà già chi gli sta scrivendo, avrà già avuto modo di apprezzarne (o nei casi negativi disprezzarne) le competenze.
G.
Io sono del tutto in accordo con Guido ed il suo articolo; per confermare la validità di quanto dice, cito un piccolo aneddoto.
Qualche giorno fa è avvenuta questa curiosa conversazione via Twitter, fra me e Cristina Cacioppo.
http://bettween.com/facens/cecacioppo/desc
Inizialmente ho iniziato a seguirla poiché sia Spencer Fry (fondatore di Carbonmade, con il quale scambiavo qualche mail in merito al modello Freemium, su cui entrambi abbiamo scritto un articolo; qui il mio http://www.iubenda.com/blog ) che Fred Wilson (http://www.avc.com) la citavano come compagna di conversazione.
Da lì è seguito quel piccolo scambio di battute. Dopo il primo messaggio ho cercato meglio chi lei fosse, ed è uscito fuori che lavora proprio con Fred Wilson in Union Square Ventures (http://www.unionsquareventures.com/).
Alla fine l’ho anche io ridotta ad una sorta di spot, forse in una maniera un po’ goffa, ma credo ne sia valsa la pena.
Non è la prima volta che mi accadono coincidenze simili; sono certo neppure l’ultima.
Andrea Giannangelo
Ciao Guido, non credi che il tuo punto di vista sia scontato e obsoleto? Proviamo a cambiarlo: è l’aspirante imprenditore, o colui il quale ritiene di avere una buona idea, a selezionare l’investitore. Infatti il primo non ha bisogno del secondo (gli investitori sono tanti), mentre è il secondo ad avere bisogno del primo (l’idea è unica).
Se la vedi così, potresti cominciare a pubblicare articoli in cui si spiega quali dovrebbero essere le caratteristiche del perfetto vc: apertura mentale, serietà, affidabilità, etc.
Cosa ne pensi?
Ciao Francesco,
la vedo una buona idea se non fosse che ad oggi – non avendo mai fatto parte di un fondo d’investimento – non ho l’esperienza per parlare di come dovrebbe essere il “perfetto” venture. Il mio punto di vista è quello di chi sta “dall’altra parte”, non mi va di sforare su altri settori che – al momento – non mi competono.
Per il momento mi preoccupo di offrire valore dove mi compete, un domani si vedrà
G.