Dalla Singularity University le startup che vogliono salvare il mondo

30 settembre 2010 scritto da Diomira Cennamo

Sono stati presentati i progetti partoriti dai giovani ricercatori di tutto il mondo che hanno preso parte al corso intensivo della Singularity University di questa estate. Ve li raccontiamo.

singularity university

Si chiama Singularity University ed è una summer school un po’ speciale: il suo obiettivo è quello di cambiare il mondo. Due mesi e mezzo di corsi con le menti più brillanti dei principali settori dell’innovazione, tra cui alcuni premi Nobel, astronauti, imprenditori. Quello di cui vi vogliamo parlare oggi riguarda ciò che ha fruttato l’esperienza dei 73 giovani ricercatori, di cui 7 nostri connazionali (ne abbiamo parlato in questo post).

Le idee di sviluppo nate dal gruppo internazionale che si è incontrato a Moffett Field (California) sono le seguenti, che vi tratteggiamo per settore di intervento.

  • Cibo

Agropolis è un progetto imprenditoriale che applica la coltura idroponica e il vertical farming su scala locale. Il progetto è già pronto per lo startup e sta avviando una serie di collaborazioni per mettere in piedi un prototipo.

  • Energia

Amunda mira a fondare mercati in piccola scala nel settore dell’energia che abbiano come obiettivo lo sviluppo sostenibile e quindi la salvaguardia dell’ambiente. L’innovazione è dotarli di tool online come Google Earth.

  • Acqua

Naishio intende ingaggiare tecnologie convergenti (bio + nano + solare) per desalinizzare l’acqua di mare in maniera più efficiente.

Sensoria è un sistema di depurazione dell’acqua che utilizza tecnologie a sensori biologici.

  • Spazio

Made in space utilizza stampanti 3D per costruire parti di ricambio delle astronavi, evitando di dover trasportare tonnellate di pezzi in caso di guasto. Quello che viene trasportato è il materiale di base, con elevati risparmi per la missione spaziale.

  • Upcycling (Uso sostenibile dell’energia)

Anche Fre3dom lavora con un processo di stampa 3D che consentirebbe alle comunità locali dei paesi in via di sviluppo di fabbricarsi da sé pezzi di ricambio per attrezzature rotte. Il team ha già identificato un nuovo materiale bioplastico particolarmente adatto allo scopo.

BioMine mira ad estrarre metalli riutilizzabili dai rifiuti elettronici.

i2cicle ha l’obiettivo di ricollocare sul mercato prodotti di scarto industriale.

Si tratta di startup speciali, ad alto potenziale tecnologico ma soprattutto con mission di sviluppo planetario che, forse ancora più delle meno pretenziose startup, avranno bisogno di finanziamenti per potersi convertire in realtà.

Ma la presenza di alcuni Venture Capital alla Summer school potrebbe far scoccare la scintilla. E chissà…

Potete trovare i video di alcune presentazioni dei progetti sul canale YouTube SingularityHub.

Foto: una sessione della Singularity University (David Orban)

COMMENTI

  1. Francesco Lentini - 3 ottobre 2010 13:16

    Incredibile che si pensi di cambiare il mondo in questo modo, per esempio con sistemi di depurazione dell’acqua (Sensoria) o estraendo metalli da rifiuti elettronici (BioMine). Non sono un astronauta e nessuno sta pensando di darmi il premi Nobel, ma penso sarebbe meglio NON sporcare l’acqua e produrre MENO rifiuti elettronici. O no?

    Il pianeta è al collasso, un quinto delle specie di piante che esistono, il cuore della vita organica, si trova a un passo dall’estinzione. E ci tocca leggere boiate simili. Ultimi bagliori di un crepuscolo.

Lascia un Commento

L'indirizzo email non verrà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

*

È possibile utilizzare questi tag ed attributi XHTML: <a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <strike> <strong>