L'Italia vola in Silicon Valley. Destinazione Singularity University

1 luglio 2010 scritto da Diomira Cennamo

Una dura selezione ha premiato il nostro paese: il 10% dei ricercatori che parteciperanno al programma della Singularity University parla italiano.

orban e coSono sette i ricercatori italiani appena selezionati per frequentare la Singularity University, ambizioso progetto educativo-imprenditoriale con sede al NASA Ames Research Park, che fa capo all’agenzia spaziale americana, in Silicon Valley.

Sono approdati il 19 giugno a Moffett Field in California assieme ad altri 73 brillanti ricercatori provenienti da tutto il mondo. Un risultato singolare, quello conseguito dai cervelli italiani, che rappresentano quasi il 10% del totale dei partecipanti a questa seconda edizione del programma. Lo scopo della Singularity University è quello di chiamare a raccolta, educare e ispirare dei ‘dream team’ di leader dedicati a comprendere e applicare tecnologie e conoscenze avanzate per contribuire ad affrontare le grandi sfide dell’umanità.

Gli italiani che ce l’hanno fatta sono Chiara Giovenzana, Eric Ezechieli, Luca Escoffier, Chiara Turelli, Valentina Margaria, Diva Tommei, Francesco Galietti. In tasca hanno già idee e progetti rivoluzionari. Ad esempio Luca, laureato in Giurisprudenza a Parma, sta sviluppando a Seattle la sua tesi di dottorato sui temi della brevettabilità e della standardizzazione delle invenzioni del settore delle nanotecnologie. Valentina, ricercatrice oncologica, si sta occupando dell’individuazione di nuovi target molecolari coinvolti nella genesi dei tumori. Eric è un economista dedito alla progettazione e realizzazione di percorsi che accelerano cambiamenti che creano valore economico e allo stesso tempo rigenerano l’ambiente e le persone. Chiara, biotecnologa, vuole mettere su una startup biotech. O ancora Chiara, umanista che intende creare un’azienda che produca energia pulita e valorizzi in nuovi cicli produttivi materie prime seconde.

La selezione è stata effettuata in base al profilo etico e alle capacità imprenditoriali per la creazione di un futuro migliore, oltre che al possesso delle più avanzate competenze nei settori dai quali dipende un futuro prospero per la specie umana: energia, ambiente, medicina, bio e nano tecnologie, robotica, intelligenza artificiale, reti informative, studi sul futuro, spazio e scienze fisiche, finanza e imprenditoria, legale e etica.

Durante le dieci settimane di corso, gli studenti avranno la possibilità di confrontarsi con personalità dal curriculum eccezionale, come premi Nobel, astronauti e grandi imprenditori, sui temi più cogenti del nostro tempo, come salute umana, fame e sete, sicurezza, equilibri ambientali, dignità dell’uomo e diritti umani, educazione, con lo scopo di progettare soluzioni operative.

David Orban, advisor del progetto, che vive tra la California e l’Italia, ci spiega che “la Singularity University nasce nel momento in cui il beneficio di un’estrema specializzazione è controbilanciato da un’incapacità di comunicazione tra le singole discipline, arrivando a volte persino a determinare un bilancio negativo. Per questo motivo, diventa importante riconfigurare un curriculum anche molto avanzato con un’impostazione interdisciplinare. La possibilità che questo avvenga attraverso strutture esistenti è quasi nulla perché c’è un grande incentivo da parte delle istituzioni e delle persone a mantenere percorsi già esistenti, con una bassissima propensione a reinventare le strutture deputate all’apprendimento. L’approccio della Singularity University è proprio di tipo interdisciplinare. Altro fulcro alla base della sua nascita è l’ampliamento drastico dell’impatto che può avere una certa azione a livello geografico, motivo per cui chiunque può attrezzarsi per comprendere le sfide fondamentali ed esistenziali dell’umanità e orientare le proprie priorità all’analisi dei fenomeni e ad avere così, potenzialmente, un impatto concreto nella risoluzione dei problemi di livello globale. Infatti, il tema della Singularity University è quello di migliorare la vita di un miliardo di persone entro dieci anni, affrontando le sfide dell’umanità: l’energia, il cibo, l’acqua, l’abitazione, la sostenibilità ambientale come fondamento trasversale di tutto”.

Per quanto riguarda i giovani italiani che sono da poco partiti per la Silicon Valley, David Orban è convinto che “potranno applicare quello che avranno appreso oltreoceano con effetti moltiplicatori se troveranno al loro rientro in Italia interlocutori in grado di seguirli nella radicalità dei loro ragionamenti e progetti di sviluppo e se sarnno disposti a implementare questa conoscenza a ondate sempre più ampie”.

Per approfondimenti, visitate il sito del team italiano della Singularity University: http://www.su4i.org/.

Potete seguire le esperienze del team italiano anche su http://www.startupbusiness.it/category/su4i/.

Foto: i giovani ricercatori italiani della Singularity University con David Orban (fonte: SU4I)

COMMENTI

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  2. Michele - 17 luglio 2010 17:04

    Pagherei oro per partecipare ad un simile progetto. A loro va tutta la mia stima ed ammirazione, oltre che un po’ di sana invidia. :)

    In bocca al lupo ragazzi.

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