Diffondere la Cultura del Digitale: il progetto Indigeni Digitali
21 luglio 2010 scritto da Guido ArataHo incontrato Fabio Lalli, fondatore di Indigeni Digitali e gli ho chiesto di raccontarmi il suo progetto
Fabio mi racconta che da qualche anno assieme ad un ristretto gruppo di amici era solito organizzare serate nelle quali discutere di argomenti più o meno tecnici, per il gusto del confronto. Da questi incontri è maturata l’idea che sta alla base di Indigeni Digitali, che ha preso ufficialmente forma a febbraio: insieme a David Funaro ed Antonio Carella hanno allargato il gruppo e disegnato il logo ufficiale: “Un indigeno – mi spiega Fabio - con due orecchini, 4 penne arancioni. Le quattro penne sono i valori principali degli indigeni: passione per il digitale, voglia di confrontarsi, saper ascoltare e predisposizione alla condivisione“.
Il gruppo ha iniziato ad incontrarsi con cadenza regolare sperimentando di volta in volta un format differente dai precedenti: c’è stato l’aperitivo, nel quale non viene definito alcun focus e l’argomento principale è conoscere persone, e l’Ignite, nel quale ciascun presente espone progetti e casi di successo avendo a disposizione unicamente 20 slides da consumare in soli 5 minuti. “Per i prossimi eventi – mi rivela Fabio - proveremo un format che ho chiamato MashupDrink, nel quale persone con competenze diverse affrontano temi e tirano fuori ipotesi di progetto e collaborazioni, presentandole agli altri nella stessa serata“.
L’obiettivo di questi incontri è “diffondere principalmente i valori di quella che per noi è la Cultura Digitale, proprio come fanno gli indigeni che cercano di tramandare la loro storia e cultura. Attraverso questi valori vogliamo portare le relazioni tipiche del web da online ad offline“.
I primi quattro eventi fino ad ora organizzati hanno fatto registrare un’ottima affluenza – oltre 100 partecipanti – ed ho chiesto a Fabio quali canali abbia sfruttato per diffondere l’iniziativa. Mi ha raccontato che non hanno un loro social network, bensì sfruttano quelli già esistenti: “Sarebbe soltanto l’ennesimo presente sul web. Inoltre gli Indigeni sono ovunque, non si possono racchiudere in un unico sito!“.
Per il futuro Fabio ha in mente tanti altri incontri in suolo italiano e forse non si fa mancare nemmeno un pensierino verso l’estero: “Ho saputo che un ragazzo tedesco, che ho conosciuto a Roma qualche tempo fa, sta organizzando un aperitivo degli Indigeni a Monaco, fantastico!“



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