Working Capital Tour Bologna 2010. Le Proposte per l’innovazione di Giovanni Boccia Artieri, Frieda Brioschi e Giampaolo Colletti
21 giugno 2010 scritto da Diomira CennamoCi avviamo verso la conclusione del nostro ‘resoconto per post’ della tappa bolognese del Working Capital Tour 2010. Uno dei momenti della giornata è stato il panel composto da alcuni protagonisti dell’innovazione locale e nazionale, che hanno messo sul piatto progetti presenti e futuri e arricchito delle proprie visioni il dibattito sull’innovazione in Italia.
Ve ne abbiamo presentato un primo set nel post Working Capital Tour Bologna 2010. Le Proposte per l’innovazione di Gabriele Galateri di Genola, Dario Braga, Giuliano Poletti e Gianluca Dettori.
Ecco a voi ora le Proposte per l’innovazione di:
Giovanni Boccia Artieri, Presidente del Corso di laurea Scienze della Comunicazione dell’Università di Urbino
Frieda Brioschi, Presidente di Wikimedia Italia
Giampaolo Colletti, Fondatore di Altratv.tv
Le Proposte per l’innovazione vi danno appuntamento a Bari per la seconda tappa del Working Capital Tour 2010.




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Il dibattito sull’innovazione in Italia? E quale sarebbe questa innovazione? La nostra rete per caso? Il livello di (dis)servizio fornito da Telecom? Per non parlare dei costi e delle voci che compaiono e scompaiono dalle bollette?
come si fa a parlare di innovazione quando PER COLPA DI TELECOM il networking qui in Italia è restato all’età della pietra??
Ma quand’è che ci svegliamo e apriamo gli occhi?
Qui ci sono le aziende solo per farsi pubblicità e non hanno nessun interesse a investire in nessun progetto.
Come si fa a cercare i talenti del web in un paese dove la RETE è la peggiore d’Europa?
Invece di spendere soldi in queste pagliacciate perchè non portate l’ADSL a tutti e fate in modo che l’attuale rete sia degna di questo nome, così vediamo dove sono i veri talenti?
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Stefano,
c’è del vero in ciò che dici, ma lascerei perdere l’ADSL. Sulla cosiddetta banda larga non siamo più sottosviluppati, come solo 4-5 anni fa, e questo grazie a Telecom-Alice, l’unica connessione che funziona e che ti mettono a posto dopo “solo” una settimana dalla chiamata.
Secondo me il problema è altrove e non riguarda solo Telecom. Pensiamo a una delle ultime baggianate premiate con una borsa di studio da 20.000 papere, ovvero l’analisi “semantica” dei messaggi di Twitter allo scopo di “capire” cosa pensa la gente e “prevedere” le scelte dei consumatori, allo scopo (ovvio) di influenzarne le scelte future.
Da quando esiste l’idiota – raramente utile – servizio chiamato Twitter, le global companies credono di aver individuato un sistema infallibile per sondare il mercato a costo zero. Logico che ci creda Telecom, e noi lasciamoglielo credere. Quel che mi lascia di stucco è che ci creda un giovane del 2010, il quale potrebbe dedicare la propria intelligenza a ben altri progetti. Che so… qualche idea a favore dei consumatori, qualcosa che li renda più consapevoli e meno propensi a farsi fregare. Cioè l’esatto contrario di quel che vuole fare l’amico di Bologna…
Ciao,
sul discorso della rete di Telecom sono d’accordo. Ormai nelle zone periferiche del paese gli investimenti
sulle linee telefoniche sono nulli, e quindi si puo’ parlare di ADSL a banda larga solo nelle zone
metropolitane.
Ma per questo anche gli operatori alternativi non fanno molto di piu’:
d’altronde dove non c’e’ guadagno, non si investe.
Per l’iniziativa Working Capital mi sembra una bella idea, ho visto i video di presentazione di AddApp e MAG.0 e mi sembrano due belle idee. Poi da qui a diventare delle cose applicabili il salto e’ lungo: sul progetto Twitter
non saprei, pero’ dire che Twitter e’ inutile…. un servizio con 100 milioni di utenti…. mi sembra forse eccessivo.
Vabbè, il punto non è se alcuni servizi sono utili o inutili. Secondo me un servizio è utile a prescindere dal numero di utenti che ne vanno pazzi. Dovremmo discutere del perchè alcuni progetti ottengono dei finanziamenti e altri no.
Osservo da alcuni mesi i signori incaricati delle selezioni – mi riferisco alla società Dpixel facente capo a G. Dettori – e sono giunto ad una prima serie di conclusioni.
Primo: vengono finanziati i team composti da giovanissimi. Ciò sembrerebbe cosa buona e giusta, me è in netta contraddizione col buon senso – il quale dice che un’idea valida può spuntare a qualsiasi età.
Secondo: questa gente rifiuta le idee veramente nuove, perchè ne ha terrore e/o perchè non le capisce. Terrore di perdere tempo e denaro, ma questo è in netta contraddizione col concetto stesso di venture-capital. Se non accetti il rischio di perdere dei soldi, che capitale di rischio è?
Ma il sospetto è che le idee veramente nuove non siano capite. Se ci fate caso, più della metà dei progetti ammessi a finanziamento hanno a che fare con la televisone. Sono delle web-tv o variazioni sul tema.
Secondo-bis: hanno la precedenza i progetti appoggiati a progetti esistenti (Google, Twitter), insomma idee ben collaudate di cui si suppone la natura “virale”.
Questo modus operandi potrà anche dare qualche effimero risultato, ma risulta perdente nel medio e lungo periodo. Intendo dire perdente per il sistema Italia, ma anche per i soggetti coinvolti, che dopo eventuali, rapidi guadagni (comunque da dimostrare) non potranno evitare di seguire le sorti del sistema di cui fanno parte.
Un boomerang insomma, ma non vorrei fare la Cassandra della situazione e auguro a questi giovani ogni bene. E’ solo l’idea che ho fino a questo momento.