Youth Action for Change. I giovani protagonisti dello sviluppo
21 maggio 2010 scritto da Diomira Cennamo
Youth Action for Change è la prima organizzazione globale nata per sostenere i giovani nella partecipazione civile allo sviluppo dei territori in cui vivono, attraverso la frequenza di corsi online completamente gratuiti basati su un sistema peer to peer, in cui i giovani che hanno delle conoscenze in un determinato settore le trasmettono a coloro che non le hanno ma che vorrebbero fare qualcosa di concreto per lo sviluppo del loro paese.
Si tratta di un modello innovativo, lanciato con un microbudget di 150 euro dall’allora ventiduenne Selene Biffi, che ha fondato l’omonima organizzazione no profit con sede legale in provincia di Milano, a casa sua. Abbiamo incontrato Selene, che ci ha raccontato come si realizza un sogno, per quanto ambizioso, come il suo.
“Quando andavo in giro a presentare il progetto della piattaforma web a istituzioni e fondazioni qui in Italia mi rispondevano ‘passa fra vent’anni’. Non credevano che un giovane potesse parlare dei giovani in questi termini e non se la sentivano di investirci. Oggi il nostro sito è utilizzato da 1200 utenti per il 95% di paesi in via di sviluppo e con tutor di ogni parte del mondo. Abbiamo vinto venti premi internazionali, attribuitici dal Consiglio d’Europa, dall’ONU, dalla Provincia di Milano e importanti aziende multinazionali hanno sponsorizzato i nostri progetti”. L’ultimo riconoscimento sarà consegnato a YAC la prossima settimana in Brasile dalle Nazioni Unite per uno dei loro ultimi progetti, “Forgotten Diaries”, una piattaforma di blogging per dar voce ai ragazzi di zone interessate da conflitti, è sostenuto dal Centro Pulitzer, che ha dedicato dei tutor ai corsi di formazione per diventare reporter. Un progetto che di premi ne ha incassati in tutto otto, tra cui quello del Cesvi per il miglior progetto umanitario del 2009.
“L’idea è quella di dare a ogni giovane gli strumenti per diventare protagonisti attivi della propria comunità e il nostro motto è ‘Education in action’ perché crediamo che il sapere in sé non è potere ma il sapere applicato sì”, spiega Selene. “Non ci interessa impiantare la Ong sul campo o inviare volontari nelle zone disagiate, ma formare gli abitanti perché possano contribuire direttamente allo sviluppo dei propri territori, anche perché sono loro che conoscono da vicino i problemi e le vere priorità. Noi forniamo loro degli strumenti operativi che possono poi adattare al contesto particolare in cui vivono e che conoscono molto meglio di chiunque altro”.
Tra i vari progetti già realizzati un sistema di raccolta e riciclo dei rifiuti in Nigeria, elaborato da un ragazzo diversamente abile in seguito a un corso sostenuto dall’Onu e sostenuto dalle istituzioni locali, l’istituzione di un fondo di erogazione di borse di studio in India e un sistema di automonitoraggio delle comunità indigene delle Filippine attraverso la produzione di video, pensato da una giovane del posto.
Il team di YAC, composto nel 2008, è formato da 14 giovani tra i 18 e i 29 anni ubicati nei cinque continenti (stanziati in Australia, El Salvador, Belgio, Italia, Slovenia, India, Ghana, Cambogia, Armenia, Egitto, America Latina), che comunicano tramite skype e gli altri strumenti web. Il sistema dell’ufficio virtuale non soltanto rende fattibile la comunicazione tra i membri dello staff, ma si rivela anche un vantaggio logistico importantissimo per abbattere i costi.
Tutti questi ragazzi sono volontari che per mantenersi lavorano nel settore bancario, delle relazioni pubbliche, del giornalismo, delle fondazioni e delle istituzioni pubbliche.
I corsi di formazione durano da uno a tre mesi e comprendono lo studio di materiale scritto, articoli, video e chat con esperti senior e prevedono una serie di attività complementari come temi, brainstorming, raccolte di dati, stesura di progetti originali.
Dopo la laurea in International Economics and Management all’Università Bocconi, Selene frequenta un master in International Humanitarian Action, che si svolge per sei mesi in Irlanda e sei mesi in Spagna. Nel 2009 vince una borsa di studio per un corso di specializzazione di un mese in Public Policy ad Harvard. Svolge da sette anni consulenze in politiche giovanili e partecipazione giovanile per le Nazioni Unite, il Consiglio d’Europa, la Columbia University, il G8, l’OCSE e alcune grandi aziende. Per l’Italia ha lavorato con la Provincia di Pesaro-Urbino.
Forse cinque anni di sforzi e riconoscimenti di livello mondiale hanno avuto un’eco anche qui in Italia, dal momento che Selene è appena stata invitata – ci rivela in anteprima – dal Ministero della Gioventù a partecipare come testimonial per il sociale al Festival dei Giovani Talenti che si terrà a novembre.
“Questo mi rende felice perché finalmente anche il sociale viene riconosciuto come ambito di talento, vale a dire come un’area professionale seria e non come una scelta di ripiego. In questo settore l’improvvisazione porta solo danni”.
Se dovesse dare un consiglio a chiunque abbia in tasca un progetto e voglia realizzarlo sarebbe questo: “Occorre sviluppare la determinazione, che è fondamentale insieme alla passione per il tema che si tratta. Capire che ognuno può cambiare le cose. Io sono partita pensando non di cambiare il mondo ma di fare qualcosa che fosse utile almeno a qualcuno. Oggi sono orgogliosa del fatto che la mia organizzazione sia italiana”.
Di progetti per il futuro Selene ne ha. “Innanzitutto stiamo lavorando per rendere il progetto più sostenibile e meno dipendente dai grants delle Fondazioni. Un’ipotesi è quella di affiancare nell’offerta della piattaforma alla formazione gratuita ai ragazzi quella a pagamento per le istituzioni e le aziende relativamente alle tematiche della partecipazione giovanile. Sto inoltre lavorando a un progetto di alfabetizzazione per i paesi in via di sviluppo che dovrebbe partire a settembre”.



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