Scelte da startupper. La contabilità non è un optional

27 aprile 2010 scritto da Diomira Cennamo

Nelle prime fasi di vita è essenziale non improvvisare su un aspetto spesso trascurato dagli startupper: quello finanziario. Vediamo perché insieme ad alcuni esperti della materia

denaroLa startup è per definizione un oggetto molto delicato e la sua fragilità è dovuta a una serie di scelte che richiedono una certa oculatezza e che consentano di accompagnare con tutte le precauzioni del caso la nuova creatura nei suoi primi passi.

Antonio Tombolini, imprenditore web, individua in un suo post una serie di aree critiche che occorre presidiare e che spingono a non dare davvero nulla per scontato. Secondo lui sono quattro gli ordini di motivi in grado di mettere a serio rischio una startup: l’eccesso di denaro (eh sì!), una pessima esecuzione, l’idea sbagliata e un eccesso di crescita (come vi dicevo, nulla dare per scontato!).

Ma c’è un’altra area critica che ha ben poco di speculativo e molto concreta e che viene invece spesso trascurata, pur essendo un fattore determinante per il potenziale successo o insuccesso della neonata impresa. Si tratta della parte finanziaria.

Certo, non ci si può aspettare che un aspirante imprenditore magari esperto in architetture informatiche o che semplicemente abbia avuto l’idea di un’applicazione sia anche un profondo conoscitore di finanza. Tuttavia, questa competenza se non la si ha bisogna recuperarla. È un po’ anche questo, del resto, il ruolo dei venture capitalist o business angel: oltre al contributo economico, essi forniscono quell’apporto di competenza contabile che spesso manca alla nascente avventura di business.

In particolare, è cruciale capire se dal punto di vista operativo sia più opportuno propendere per un sistema contabile basato su un principio di competenza (accrual-basis) o piuttosto su un sistema basato su un principio di liquidità (cash-basis). Innanzitutto, capiamo velocemente la natura dei due approcci.

Nel primo caso, ci si affida alla fatturazione (ordini e acquisti), indipendentemente dai liquidi presenti in cassa, mentre nel secondo caso è il denaro effettivamente stipato nei vostri salvadanai che conduce il gioco.

Considerato che la startup è un oggetto per sua natura molto dispendioso e poco remunerativo, cosa conviene fare nelle sue prime fasi di vita?

Su questa spinosa questione abbiamo recuperato un parere originale, quello di Jason Cohen, multi-imprenditore, fondatore di Smart Bear Software. Sul suo blog dedicato alle startup tecnologiche, Cohen propone una formula ibrida, che ha battezzato “metodo del gatto fifone”, perfetta per i contesti caratterizzati da forte sperimentazione e che lui stesso ha utilizzato per la sua Smart Bear Software. Due le motivazioni essenziali alla base di questa scelta:

a. Le entrate contano solo quando i liquidi sono in banca (cash-basis). È imbarazzante incorrere in spese quando non vi sono ancora entrate.

b. Le spese contano immediatamente (accrual-basis). Una volta pianificate, le spese vanno effettivamente fatte.

Un sistema del genere consentirebbe, secondo Cohen, di pianificare quanto denaro ci si può permettere di perdere nell’esperimento.

Vediamo cosa pensano a riguardo i nostri advisor. Per Elena Salvano di dPixel,

L’idea di Cohen di usare un modello misto tra i principi di competenza e di cassa è senz’altro una scelta condivisibile ed in linea con uno dei criteri di base della contabilità di bilancio: la prudenza. Alle start up si associa un rischio di fallimento sicuramente maggiore rispetto alle società già avviate da tempo:  registrare i flussi in entrata, nel momento in cui questi effettivamente si realizzano, serve ad avere un quadro più realistico della situazione finanziaria dell’azienda. Inoltre, considerando che una startup necessita di investimenti all’inizio della sua attività, è possibile sapere mese per mese di quanto questa dispone effettivamente in cassa e quali spese può fronteggiare.

Al contrario, valutare i ricavi in base al principio di competenza può essere difficile e rischioso all’inizio di un nuovo business e non è scontato che queste previsioni si realizzino.
Il modello basato esclusivamente sul principio di competenza si adatta meglio ad aziende già “stabili” e, in questi casi, offre senza dubbia una visione finanziaria più accurata sull’andamento di lungo periodo.

Insomma, meglio essere prudenti in un momento così cruciale per il futuro della vostra impresa. Meglio un gatto fifone oggi…E un consiglio: su questo aspetto non improvvisate ma affidatevi a chi ne sa più di voi, se non avete le idee abbastanza chiare a riguardo.

(Foto: cc sgnecc, flickr)

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