L’Augmented Virtuality di KoinUp, startup selezionata da Working Capital

9 marzo 2010 scritto da Diomira Cennamo

Working Capital presenta KoinUp, dall’idea di un editore innovativo che opera nei mondi virtuali come marketplace di creatività

pierluigi_koinupDopo il grande successo mediatico raggiunto tra il 2006 e il 2007 – quando giornali di carta e telegiornali quasi non parlavano d’altro – i mondi virtuali hanno subito un lento ma inesorabile declino che li ha visti sparire dagli organi di informazione generalisti e molti alterego umani che li popolavano impietosamente defungere.

“Second Life è morta”, gridano ormai da anni i reporter della carta stampata all’indirizzo dell’azienda dei Linden Lab con sede a San Francisco. Second Life come antonomasia per tutti i MMORPG, ovviamente.

Non così per utenti e appassionati. Mondi antigravitazionali come spazi mentali in cui esprimere la propria creatività e il proprio talento specifico sono ancora lì intatti a ospitare architetti, designer, fotografi, registi in piena attività. Chi ha seguito l’evoluzione di questi mondi – tutti da costruire con un una certa abilità di scripting (programmazione degli oggetti) e di design 3D – e lo ha fatto senza pregiudizi, ha assistito al nascere e all’evolversi di un nuovo modo di vivere le passioni, ma anche di visualizzarle e animarle. Un modo poco fisico forse, ma fortemente interattivo e coinvolgente e in cui l’interattività è mediata da mouse, schermo e tastiera.

La modalità di videomaking utilizzata nei mondi immersivi online è il machinima, in cui – può sembrare incredibile ma è proprio così – a girare è un avatar con tanto di telecamera (virtuale, ovvio) immerso nel suo mondo esattamente come un Gabriele Salvatores o una Kathryn Bigelow lo sono nel mondo reale. E chi disegna quel mondo per ambientarvi una storia può dirsi uno scenografo (ma anche un costumista, un designer) a tutti gli effetti. Così come gli avatar attori, che spesso sono degli eccezionali doppiatori.

Il machinima, insieme alla fotografia virtuale (artistica e non), è una delle specificità di KoinUp, startup notata e selezionata da Working Capital.  Lanciata nel 2008 da Pierluigi Casolari e Edoardo Turelli, all’impresa si sono in seguito aggiunti Luca Lisci per la creatività 3D e Simone Lombardo per l’”Internet in tasca” (la sezione di implementazione mobile).

“Dei mondi virtuali si parla male, senza considerare l’esistenza di progetti concreti e con un chiaro modello di business come Imvu”, esordisce Pierluigi Casolari, Ceo di KoinUp e nostra guida in questa escursione nei meandri fantastici del metaverso. Imvu, ex startup di socialità virtuale fondata nel 2004, oggi è cresciuta fino a raggiungere 40 milioni di utenti e 6 milioni di visitatori unici mensili, presentandosi così come il più grande Virtual AppStore, con un catalogo di oltre 3 milioni di oggetti in vendita. Quasi proverbiale la sua presentazione: “Imvu is profitable”, ovvero qui non si gioca, ma il denaro gira davvero. Certo, in forma di Linden dollars, che sono però una valuta convertibile in qualsiasi momento in real dollars, con tanto di tasso di cambio.

“Oltre ad Imvu seguiamo molti altri mondi attivi, dal ricchissimo World of Warcraft ai tanti ambienti virtuali costruiti sull’ambiente Open Sims (un ambiente open source alla cui realizzazione ha collaborato Ibm, ndr)” ci racconta Pierluigi Casolari. I virtual worlds frequentati dai Koinupper sono oltre 50 ed altri che meritano interesse nascono continuamente: “Blue Mars è specifico per i professionisti del 3D e come community, KoinUp sta lavorando con loro sulle agevolazioni ai suoi utenti registrati”.

“KoinUp affronta i mondi virtuali e non solo Second Life in senso pragmatico, capovolgendo il rapporto con il mondo reale”, afferma Pierluigi, “così come porta nei mondi virtuali una serie di funzioni già di successo in RL (real life, per chi non vive inworld). Oggi si parla molto di Augmented Reality, un complesso d’informazioni anche sensoriali che possono arricchire l’esperienza quotidiana. Normalmente si parla di dati immateriali che arricchiscono l’interazione con il mondo reale, mentre Pierluigi ed Edoardo hanno invertito la prospettiva: per loro il mondo reale può offrire spunti che, una volta digitalizzati, arricchiscono eccezionalmente l’esperienza virtuale. Dall’augmented reality all’augmented virtuality, dunque.

“I mondi virtuali sono generalmente chiusi, dei walled garden”, spiega Pierluigi, “per questo noi puntiamo sulla interoperabilità (il passaggio disinvolto degli avatar da un mondo all’altro, ad esempio da SL a OpenSim e ritorno, ndr). Un aspetto importante a questo proposito è il geotagging virtuale, un sistema di localizzazione non disponibile ovunque e farraginoso in alcuni mondi, ma i passi in avanti per la generazione di questi dati e l’esportazione verso elenchi accessibili ci sono e sono concreti”.

In questa direzione si sono infatti già avviate alcune azioni interne ai singoli mondi, ma la stessa KoinUp cerca di accelerare il fenomeno, contattando i singoli editori dei software di gestione e spingendoli a implementare e condividere questa funzionalità con tutti gli abitanti della seconda dimensione. Del resto, i mondi virtuali sono dei social network evolutisi in tre dimensioni, dove le interazioni pullulano. Comprese quelle commerciali.

Nel prossimo post parleremo dello staff di KoinUp e della sua strada verso il mobile.

Foto: Pierluigi Casolari, Ceo di KoinUp

COMMENTI

  1. Pierluigi Casolari - 9 marzo 2010 15:51

    Grazie per l’articolo. Il pezzo racconta molto bene, il modo in cui i mondi virtuali sono percepiti oggi. Il concetto di augmented virtuality, spiega molto bene il fatto che oggi sempre di più il virtuale (e i mondi virtuali) è percepito come uno spazio di potenzialità. Potenzialità di comunicazione, di collaborazione o potenzialità creative. Che è l’aspetto che maggiormente interessa a Koinup

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