Allarme Assinform: mancano politiche per l'innovazione tecnologica

18 marzo 2010 scritto da Diomira Cennamo

Dal Rapporto Assinform 2010 emergono dati preoccupanti sul fronte IT e uno scarso investimento delle istituzioni nel settore. Le proposte strategiche e operative dell’Associazione italiana per l’information technology

macSegnali negativi per il mondo dell’Information Communication Technology italiana dal Rapporto Assinform 2010, presentato la settimana scorsa da Paolo Angelucci, presidente dell’Associazione italiana per l’information technology.

“L’innovazione sembra sparita dal vocabolario della politica economica e delle misure anticrisi”, lamenta Angelucci. “Con queste premesse anche il 2010 sarà un anno molto difficile”. Il rapporto indica infatti un decremento del 3,1% per l’indotto del settore e questo allargherà la forbice con il Pil dell’1%.

“Dobbiamo credere nel futuro e investire in innovazione”, prosegue il presidente. “E’ urgente dotare il Paese di una politica strategica per la crescita, con progetti e investimenti a lungo termine”. Da questo punto di vista, una prima proposta concreta è stata avanzata dai vertici dell’associazione di Confindustria: quella di una politica di rottamazione dei software obsoleti, finalizzata a rilanciare il mercato e a rinnovare l’impianto hardware e software di enti e aziende grandi e piccole. Un passaggio importante per essere competitivi e al passo con le esigenze di sviluppo del comparto e della società in generale.

“Nel 2009, annus horribilis per il mercato mondiale dell’Ict, l’Italia ha approfondito il ritardo tecnologico con gli altri paesi registrando una contrazione dell’IT tra le più consistenti, pari all’8,1%, a fronte di una decrescita media mondiale del settore del 5,4%”.

Tra i paesi avanzati, in effetti, il nostro è quello che nel 2009 ha più aumentato il gap tra Pil (-5%) e investimenti IT (-8,1%). Sono arretrati tutti i parametri del mercato: hardware –14,8%, software –3,6%, servizi –6,5%, grandi imprese -10,3%, medie imprese –7,3%, piccole imprese –8%. Il tutto condito da una emorragia di posti di lavoro, sia nelle aziende (-8,15% delle imprese del campione) che nel mondo della consulenza (-26,4%). Il 54,5% delle grandi imprese ha dichiarato di utilizzare meno forza lavoro esterna.
Per Angelucci è la fotografia di un paese ripiegato su se stesso che, salvo eccezioni, sembra aver perso coraggio, dimostrando paura di investire e rischiare, con conseguenze potenzialmente drammatiche: “Il disinvestimento italiano in Information Technology, pari a 1.657 miliardi di euro, è un segnale allarmante di arretramento del Paese verso assetti strutturali di basso profilo competitivo, che rischiano di condannarci alla stagnazione. Le istituzioni pubbliche e le imprese appaiono intrappolate da un approccio dal respiro troppo corto, che non riesce a superare l’orizzonte contingente dell’emergenza”.

Sebbene l’IT – prosegue - con 400.000 addetti e 97.000 imprese, sia il quarto settore industriale del paese, non solo non riscuote dalla politica la giusta attenzione, ma il suo impatto economico e occupazionale, nonché le sue potenzialità nei processi di sviluppo del Paese sono largamente sottovalutati dalle istituzioni. Eppure, per uscire dalla crisi e aprire la strada della crescita, l’Italia non ha scelta, deve riprendere a investire in Information Technology. Per questo occorre un’azione che sia un segnale chiaro di inversione di tendenza, anticipatore di una politica strategica per l’innovazione e lo sviluppo”.

Ma qual è la proposta operativa dell’associazione di settore per appoggiare la svolta? Tre sono le linee annunciate.

Ma qual è la proposta operativa dell’associazione di settore per appoggiare la svolta? Tre sono le linee annunciate. Sul piano della finanza per l’innovazione, Assinform sta per concludere un accordo innovativo con un importante istituto bancario che prevede finanziamenti a medio termine per le aziende che investono in IT e che comprende, per la prima volta, anche le componenti immateriali (software e servizi) . È stato poi attivato un gruppo di lavoro per affrontare in modo concreto e pragmatico il tema del downpricing delle tariffe IT, un’anomalia tutta italiana di un settore, poco valorizzato, che rappresenta ben il 26% dei ricavi aziendali. Per quanto riguarda la ricerca e sviluppo, infine, Assinform si è impegnata a valorizzare le tante buone pratiche presenti nell’IT italiana e a promuovere una politica di aggregazione delle imprese del settore. “L’obiettivo – conclude Angelucci – è produrre soluzioni innovative condivise che aiutino domanda e offerta a crescere, anche in una prospettiva di internazionalizzazione delle imprese IT italiane, portatrici di made in Italy tecnologico“.

(Foto: Djenan, flickr)

COMMENTI

  1. one - 18 marzo 2010 18:25

    .

    mancano SOLDI per l’innovazione tecnologica… dateci SOLDI e vedrete come innoviamo!!!

    .

  2. Pingback: L’Italia invecchia e non innova: questa la nostra grande debolezza - Italia che Raglia

Lascia un Commento

L'indirizzo email non verrà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

*

È possibile utilizzare questi tag ed attributi XHTML: <a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <strike> <strong>