Cosa spinge i talenti italiani a emigrare verso la terra promessa della Silicon Valley? Alcune risposte dall’incontro su “L’Italia che innova”
Roma, 19 febbraio. L’Ara Pacis ospita l’evento “L’Italia che innova”. Giorgia Petrini, l’organizzatrice, è anche autrice del libro “L’Italia che innova. 10 giovani leader 10 segreti del loro successo” e ideatrice di “Side Leaders”, il progetto che ha per missione “accrescere e sviluppare un nuovo ecosistema imprenditoriale, finanziario, didattico e sociale che punti sui migliori giovani talenti italiani dell’innovazione per veicolarne il successo sul mercato locale e globale”.
La sfida dell’incontro non era banale: analizzare i problemi dell’innovazione in Italia e proporre delle soluzioni concrete.
Roberto Bonzio, giornalista Reuters, autore del documentario “Dal west al web”, viaggio multimediale tra gli imprenditori italiani nella Silicon Valley,
ha raccontato il viaggio intrapreso a Silicon Valley per seguire lo spirito d’impresa degli italiani di frontiera, giovani talenti costretti ad andare fuori dai confini nazionali per ottenere quel successo su cui nessuno in patria è disposto a scommettere.
Nel corso dell’esperienza statunitense, Bonzio ha raccolto storie incredibili, presenti e passate, di italiani che con le proprie idee hanno cambiato la storia: da Roberto Crea, biochimico messinese che ha segnato la storia della biogenetica, a Federico Faggin, ingegnere vicentino padre del microchip e del touchpad, passando per Amedeo Peter Giannini, fondatore della Bank of America, fino a Fabrizio Capobianco, ideatore e CEO di Funambol, uno dei progetti open source più importanti a livello mondiale.
Si tratta di esperienze sconosciute ai più che permettono di comprendere quale sia il punto di forza che accomuna e porta questi straordinari italiani ad emergere all’estero e, soprattutto, cosa non vada nel sistema paese da cui essi provengono: gli italiani, forti di una preparazione dall’innegabile validità, sono capaci più degli altri di ragionare out of the box, fuori dagli schemi (di un sapere, troppo spesso, esclusivamente nozionistico), ma questa loro capacità riesce ad emergere con più facilità all’estero che non in patria, dove vige quella che Bonzio definisce la sindrome del palio di Siena ovvero una mentalità tutta italiana che spinge a realizzarsi nella sconfitta degli altri piuttosto che nella propria vittoria e che porta quindi, inevitabilmente, a guardare il successo degli altri non con ammirazione ma con sospetto, nella convinzione che esso “sottragga un’enorme fetta dalla torta delle opportunità del Paese piuttosto che, con le sue ripercussioni positive sull’intero sistema, renda la torta, e di conseguenza tutte le sue fette, più grandi”. Bonzio ha quindi parlato dei tanti italiani di frontiera in patria, ne ha ribadito la necessità per lo sviluppo del Paese e ha auspicato, riprendendo un motto che Steve Jobs ama ripetere, che essi “restino affamati e folli” e non smettano mai di credere nelle proprie idee.
Luca Ascani, Side Leaders, presidente di GoAdv
ha parlato del percorso che l’ha portato, a soli 30 anni, ad essere presidente di GoAdv, online media company che, dopo Excite nel 2007, ha recentemente acquisito il circuito Blogosfere. Per Ascani, “l’italiano all’estero ha molto più successo dell’italiano in Italia” a causa dell’insano culto per l’individualismo e della mancanza di una cultura di squadra che contraddistinguono il nostro Paese.
Silvio Gentile, Side Leaders, AD di Green Utility
è convinto che, dopo un’iniziale fase di individualismo per cui il giovane aspirante imprenditore deve inevitabilmente passare, occorra necessariamente approdare a quella cooperazione e a quel gioco di squadra che permettono in America di dar vita a strategie “win-win”. Ovviamente, è il sistema italiano in cui questo genere di mentalità si radica che deve essere cambiato, ma certo non è possibile farlo “attaccandolo quanto piuttosto provando a modificarlo dall’interno”.
Le proposte per innovare l’Italia continuano nel prossimo post…Nel frattempo: quali sono le vostre?
nella foto: Giorgia Petrini, fondatrice di Side Leaders
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Guido Arata







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per creare nuove aziende occorrono SOLDI, SOLDI, SOLDI, SOLDI, SOLDI
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c’è qualcuno che ce li mette?
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no? e allora, niente startups e niente innovazione!
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Un argomento vero, finalmente. Chi ha coniato il termine “sindrome del Palio di Siena” ha fatto centro.
Il problema è guarire. Se di sindrome si tratta, non è malattia curabile. Inoltre deve avere radici antiche. Qualche idea?