Local è bello. L’avanzata delle micro web tv
25 febbraio 2010 scritto da Diomira CennamoLogiche, ambizioni, problemi e futuro di un nuovo fenomeno mediatico: Massimo Bernardini (conduttore Rai), Alberto Abruzzese (docente Iulm) e i critici televisivi Mirella Poggialini (L’Avvenire) e Francesco Specchia (Libero) a colloquio con Giampaolo Colletti, giovane autore di “Tv fai-da-web”
Nell’era del broadcast-yourself siamo tutti potenziali editori: ci bastano un computer collegato a Internet tramite connessione a banda larga e una telecamera, anche piccola, per realizzare dei contenuti televisivi che possono essere condivisi con il mondo attraverso piattaforme di distribuzione gratuita. Et voilà, ecco creato –in poco tempo e con pochissimo budget – il nostro canale.
Obiettivo delle micro web tv è raccontare fedelmente ciò che succede sotto casa a una platea innanzitutto locale e a chiunque, anche geograficamente distante, sia interessato agli accadimenti di un territorio. Il fenomeno è in forte crescita: nel giro di un anno il loro numero in Italia è più che raddoppiato, passando da 42 nel 2008 a 88 nel 2009, fino ad arrivare alle 240 unità in queste prime settimane del 2010.
Questi sono solo alcuni dei dati analizzati dal libro di Giampaolo Colletti “Tv fai-da-Web”, appena edito dal Gruppo 24Ore e presentato martedì scorso alla Libreria Feltrinelli di Corso Buenos Aires a Milano, dove abbiamo assistito a un interessante dibattito su questo nuovo mezzo di comunicazione, che sfida tutte le logiche dei media tradizionali.
Se ancora non sono stati celebrati i funerali della tv generalista, per Francesco Specchia “non si può non considerare il fatto che essa perde un milione di spettatori l’anno”. Ma attenzione a non confondere i due fenomeni: “mentre la tv generalista deve suscitare interesse, le web tv parlano a chi ha già un interesse specifico”, ha commentato Mirella Poggialini, secondo la quale “sono il segno di una identità recuperata e in cui la vera innovazione è il loro carattere spontaneo, veicolo principe di verità. Al contrario dei reality, che annunciano di scendere nel quotidiano, le web tv di condominio sono davvero prive di trucco. È questo il loro valore e il motivo per cui devono restare dilettanti”.
Contenuti di maggiore qualità o comunque di maggiore spessore, verrebbe naturale pensare. La prima web tv italiana, Teletorre 19, nasce nel 2001 in un quartiere di Bologna. Molte di esse hanno intento di denuncia. Giampaolo Colletti è convinto: “hanno un vero intento sociale, non ambizioni di vetrina”.
Per Alberto Abruzzese “è il luogo, sia esso fisico o di interessi, la vera collocazione ideale delle tv via web. Se hai un forte senso del luogo, hai un forte senso del mondo”. “Un terzo luogo tra pubblico e privato, un luogo di prossimità”, aggiunge Colletti.
A muovere le web tv locali è per Abruzzese una “forte tensione comunitaria” e ciò si traduce in un recupero di senso rispetto all’impoverimento dei canali generalisti. Non è azzardato pensare che questi nuovi mezzi di comunicazione possano “diventare il bacino di nuove professionalità dotate di nuovi modi di pensare il mondo”.
“A breve il fenomeno sarà solo un aspetto di un sistema integrato in cui convergeranno media vecchi e nuovi”, è la previsione di Specchia: “realtà internet, realtà locale e nazionale si mescoleranno e allora sarà davvero una rivoluzione”.
Se i modelli di strutturazione del contenuto nelle web tv seguono molto quelli della tv tradizionale, con l’idea di palinsesto, è anche vero che i modelli di business non sono ancora chiari. Ma c’è a riguardo molta ‘sperimentazione’: una tv del palermitano organizza tombolate in diretta web, mentre quella di un gruppo di pastori sardi ha un canone annuale di qualche centinaio di euro e chi lo sottoscrive riceve in omaggio un set di prodotti caseari. Il suo conto è in attivo al punto da riuscire a sostentare le settanta famiglie consorziate.
In effetti il problema economico è centrale per il futuro delle microtelevisioni. Secondo Bernardini, c’è il rischio che le grandi realtà editoriali fagocitino queste piccole realtà, così com’è successo alle radio quarant’anni fa: “un’esperienza di localizzazione completamente polverizzatasi a vantaggio delle radio commerciali”, ha ricordato. Bisogna inventarsi qualcosa di nuovo, perché l’adv “non è più un feticcio”: gli investimenti in pubblicità calano vistosamente (-20-30%) e i grandi broadcaster si stanno orientando verso i contenuti premium, già diventati il business principale per alcuni di essi.
Non so se siete d’accordo, ma sembra quasi di trovarsi di fronte a un panorama da startup di massa. Idee originali e meritevoli in cerca di un modello di business vincente. Quello che può fare la differenza per i microeditori.
nella foto: Alberto Abruzzese, Giampaolo Colletti, Massimo Bernardini



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“Le web tv parlano a chi ha già un interesse specifico” – questo è soprattutto il punto focale della situazione.
Io collaboro con OstiaTv (www.ostiatv.com) che è testata giornalistica.
In effetti ci cerca chi è interessato a Roma e il Lazio e a tutto quel che potrebbe esserci successo..
Complimenti a Giampaolo Colletti per “Tv fai da Web”. E’ davvero un lavoro meritevole il suo!
Il lavoro di Giampaolo è utilissimo in questo momento soprattutto perchè focalizza l’attenzione su un humus creativo e sociale interessante per coloro che operano a 360 gradi nel mondo dei media e della comunicazione. La forte tensione comunitaria che contraddistingue le micro web tv è una caratteristica che si ritrova anche nel fenomeno dei media universitari che con il nostro progetto Ustation stiamo portando in superficie proprio come network. Le singole realtà di media universitari, inoltre, operano a livello di informazione locale proprio come un medium di servizio. La grande novità è la spinta creativa che da tali media ‘underground’ scaturisce quotidianamente e l’augurio è che questa creativià non si assopisca mail e grazie alla democrazia del web sia valorizzata e diffusa.