L'esperienza di Umedia all'interno di Working Capital

3 febbraio 2010 scritto da Redazione

Continua l’intervista con il Ceo di Umedia, la start up che aggrega gli University-Created Content e li valorizza sul mercato. Questa volta Gianluca Reale ci parla della sua esperienza di questi mesi all’interno del programma di supporto di Working Capital.

Gianluca RealeUn esempio di successo immediato nell’adesione a un progetto come Working Capital è Universication, il programma TV trasmesso da La7 e realizzato dallo staff di Umedia, ovvero Gianluca Reale, Elena Bravetta, Tiziana Cavallo, Romeo Perrotta, coadiuvati dal direttore artistico Marcello Bianca.
Universication ha raccontato il mondo universitario con tutti gli strumenti dei grandi network. Il programma, composto da 13 puntate andate in onda la notte all’una e trenta, era prodotto da Umedia e rientrava in pieno nell’approccio multipiattaforma tv-web dell’emittente del gruppo Telecom Italia. Fin dal nome ci si riferiva alla comunicazione mainstream, facendo il verso a Californication, una serie Tv di grande successo tra i giovani.
Visto dal di fuori sembra tutto facile: qualcuno produce materiali interessanti e tecnicamente validi, si lascia aggregare senza particolari condizioni, si fa una cernita e si cercano sponsor. La realtà è molto diversa, fin dall’inizio.
“Gli accordi legali con gli atenei sono difficili”, sintetizza Gianluca Reale, Ceo di Umedia, “e conciliarli con Telecom lo è ancora di più”.
Quando nasce Working Capital i quattro ideatori di Ustation hanno un piano di massima che sta per partire, ma l’avvio del programma di Telecom Italia offre loro un momento di riflessione. “Aderire voleva dire aggiungere altre regole e posticipare l’arrivo sul mercato”, esplicita Gianluca, “ma, in cambio, offriva molte possibilità di crescita e di strutturazione”.
La decisione è favorevole e, a luglio 2009, Umedia diventa la prima start up di Working Capital supportata da un contratto d’investimento.
“Telecom ci ha fornito i servizi di costruzione del sito, consulenti lato media e consulenza sul business plan”, racconta. “Il contatto in dPixel è Alessandro Santo, ma io già conoscevo Salvo Mizzi di Telecom“.

Strutturare richiede tempo
“Dopo una prima versione, abbiamo lanciato il restyling del sito a dicembre 2009. Il lavoro attuale è ancora perfettibile, ma adesso siamo pronti”. Secondo Reale “oggi i numeri sono bassi, 15 mila utenti unici e 80-100 mila pagine al mese, ma contiamo di moltiplicarli più volte in breve tempo”. L’obiettivo è la pubblicità on-line.
I cardini del business model sono due, sponsorizzazioni e comarketing. Se il primo punto può essere sviluppato solo aumentando il numero dei visitatori, per il secondo non manca nulla ed infatti è già partito un primo esempio, Ustation Challenge: “Tim ha fornito la sponsorizzazione di un evento di comarketing, il contest, appena lanciato”. Dopo l’esperienza con La7, quindi, arriva quella con Tim.
Oggi l’attività di Umedia viene svolta in automatico dai soci, che per la redazione e il marketing si avvalgono anche di alcuni collaboratori regolari. “Siamo coperti fino a giugno”, dice Reale, “e ovviamente stiamo lavorando bene per continuare senza problemi”.

Capital, dal Working al Venture
Il termine start up viene immediatamente associato alla ricerca di capitali di ventura. Certamente è ancora presto per un’attività iniziata solo nel 2009. “Senza Working Capital, pur lanciando prima il nostro servizio, non avremmo mai imparato quello che sappiamo ora riguardo la gestione di impresa e il marketing e, molto probabilmente, non ce l’avremmo fatta”
Dopotutto l’azienda è giovanissima e, parlando di start-up, viene da pensare al vero e proprio venture capital, denaro liquido affidato al management. Anche Umedia ci pensa, ed ha le idee chiare: “Eventualità del genere le dovremo valutare insieme a Telecom Italia” conclude Reale.
Nella parte finale della sua intervista, che pubblicheremo la prossima settimana, il Ceo di Umedia ci parlerà meglio degli sviluppi attuali e futuri del progetto Ustation, a partire dal contest “Ustation Challenge”.

La prima parte dell’intervista a Gianluca Reale è disponibile qui.

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