Giuseppe Di Piazza: occorre trovare il modo di riconoscere il valore dell'autorevolezza

18 gennaio 2010 scritto da Guido Arata

httpv://www.youtube.com/watch?v=Q6w6WxNr2cc

Durante la tappa milanese del Working Capital Tour è stato intervistato Giuseppe Di Piazza – direttore di Sette – che ha parlato dei problemi dell’editoria ai tempi di Internet e delle difficoltà che i processi di innovazione riscontrano in Italia.

Al Working Capital di Milano Giuseppe Di Piazza è stato intervistato in merito ai cambiamenti che la Rete ha portato nel mondo dell’editoria. Di Piazza ha riconosciuto che il principale problema consiste oggi nel riconoscere il diritto d’autore dei contenuti pubblicati su Internet: le grandi testate editoriali che negli anni hanno acquisito autorevolezza troppo spesso vedono circolare in Rete i propri contenuti senza la possibilità di monetizzarli. É quindi necessario trovare il modo per riconoscere valore al marchio di autorevolezza, ed è proprio in questa direzione che sta andando la battaglia di Rupert Murdoch. Il proprietario del colosso News Corporation è infatti convinto che l’era dell’equazione “Internet = gratuito” finirà presto: l’informazione – perlomeno quella prodotta dalle testate della News Corp – diventerà a pagamento, con benefici per tutti.

Eppure c’è chi non è d’accordo ed è convinto che la libera circolazione delle informazioni sia in grado di restituire valore alla fonte, seppure in tempi non immediati. Di Piazza crede che – stando così le cose – il valore di ritorno sia costituito da nuova autorevolezza e popolarità, senza però alcuna possibilità di business.

Il direttore di Sette è stato poi interrogato circa lo stato dell’innovazione in Italia, nella quale Di Piazza riconosce due velocità: quella dei suoi cittadini e quella – decisamente inferiore – di chi governa. Questa situazione non è addebitabile ai partiti, in quanto a rallentare la corsa del Paese, lasciandolo indietro rispetto alle altre nazioni, sono apparati e istituzioni ormai obsoleti.

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