Elevator Pitch for dummies

15 gennaio 2010 scritto da Nicola Bruno

Pubblichiamo un post in cui Luca Sartoni consiglia agli ispiranti imprenditori alla ricerca di fonti di finanziamento come preparare ed eseguire un elevator pitch nel migliore dei modi.

Per Elevator Pitch si intende una rapida, concisa ed efficace descrizione della propria idea imprenditoriale (o della propria attività professionale). Tale presentazione deve essere talmente ben levigata e scorrevole che persino vostra zia, quella mezza sorda, deve capirla o quantomeno rimanerne affascinata.

Come preparare un Elevator Pitch

Ci sono alcuni elementi dell’elevator pitch che sono assolutamente obbligatori e che devono essere scolpiti a caratteri cubitali nella vostra mente mentre preparate la presentazione:

Il luccichio
Gli americani lo chiamano “hook” ma in italiano, chiamarlo “gancio” o “amo” non rende bene l’idea. Il luccichio è l’elemento con il quale aprire il proprio pitch. Dev’essere splendente nella notte e deve attirare l’attenzione anche del più assonnato degli interlocutori. Serve a creare empatia e a preparare gli ascoltatori al succo del discorso.

Il succo
Questa parte deve tirare fuori la vostra forza. Qui dovete far capire velocissimamente chi siete, cosa fate, cosa volete fare in futuro e come volete farlo. Dovete esporre tutta la bancarella. dovete dimostrare di aver lavorato duramente e con passione alla vostra idea. Niente frasi confuse, niente “mah”, “forse”, “vedremo”. Solo “facciamo”, “faremo” e “in questo modo”.

La richiesta
Dovete concludere il pitch con una richiesta. Dato che il pitch non serve a far vedere quanto è bella la vostra cravatta o il vostro tailleur ma serve a farvi ottenere qualcosa da qualcuno, dovete rompere gli indugi e chiedere ciò di cui avete bisogno. Se cercate soldi, chiedete soldi. Se cercate contatti chiedete contatti. Se cercate supporto, chiedete supporto.

Errori da evitare assolutamente in un Elevator Pitch

Lunghezza eccessiva
Un buon pitch dura 90 secondi. Se fosse 60 sarebbe meglio. Se lo fate in 30 allora iniziamo ad essere vicini all’ottimo. La sintesi è d’obbligo, perché dimostra che avete lavorato alla rifinitura della presentazione e che non avete tempo da perdere. Inoltre che rispettate il tempo degli altri.
Chi ascolta i pitch normalmente lo fa di mestiere e ne subisce dai 30 ai 60 alla settimana. Farla corta facilita il lavoro di tutti: vi fa fare bella figura se l’idea è buona e vi fa sbattere fuori dalla porta più velocemente se l’idea è una scemenza. Per la buona pace di tutti i presenti.

Ridondanza
Spesso si sente ripetere più e più volte la stessa cosa, in modo confuso e inutile. A causa di questo i pitch diventano interminabili bofonchiamenti senza senso e senza appeal. Le cose devono essere dette una e una sola volta, in modo chiaro, conciso e preciso. Poche parole ma buone e ben organizzate.
Abbiamo capito che vuoi fare uno spremi carciofi via web, ma devi dirci dove prendi i carciofi, chi lo farà insieme a te, come intendi farti pagare e quanto.

Incertezza
Non c’è spazio per l’incertezza in un buon pitch. E l’unico modo per ammazzare l’incertezza è ripetere, ripetere, ripetere. Non fate l’errore di ripetere il pitch allo specchio. O vi concentrate sul pitch, o vi concentrate sugli errori. In ogni caso sono due fasi separate. Quindi potete obbligare i vostri amici a subire il pitch 50 volte (si, 50 volte almeno) oppure vi registrate e vi riascoltate in un secondo momento.

Molto meglio far la figura da somari con il sorriso sulle labbra, piuttosto che a testa china e balbettando. Si il segreto è tutto qui.

Il peggior errore in assoluto

Vedere chiodi ovunque perché abbiamo in mano il martello.
Questo è l’errore tipico di chi cerca supporto alla propria idea imprenditoriale. Non è un errore tecnicamente imputabile al pitch ma attraverso i pitch salta subito all’occhio e all’orecchio. Siete davvero sicuri che la vostra idea serva a qualcosa? Sicuri-sicuri? Sicuri-sicuri-sicuri? Non è che per caso avete appena comprato un nuovo martello e quindi vedete chiodi dappertutto?

Se il vostro progetto è di aprire una catena di gelaterie non dovete aprire dicendo “ci sono poche gelaterie al mondo…” ma “d’estate fa caldo, e tutti noi odiamo il caldo, vero?”.

Prima evidenziate il problema, che deve essere chiaro, poi proponete la vostra soluzione. Mai il contrario.

Luca SartoniBlogger da diversi anni, Luca Sartoni è PR & Media Strategist di 123people per l’italia e manager-fondatore del Romagna Business Club, oltre che titolare di LucaSartoni.com. In passato è stato il responsabile dell’Official Training Program per l’Italia del social network XING e blogger per RCS Periodici – New Media, oltre che Italian Chief Editor per Intruders.tv.

COMMENTI

  1. titticimmino - 15 gennaio 2010 18:47

    bel post.
    (e poi non tutti i chiodi poi hanno bisogno di un martello).

  2. Pingback: Tweets that mention Elevator Pitch for dummies | Working Capital -- Topsy.com

  3. giuaniz - 16 gennaio 2010 13:04

    Luca, ciao,
    ma tu ci credi veramente in questo TELECOM Italia Working Capital?
    Io non affiderei MAI il mio progetto imprenditoriale ad un incubatore italiano.
    Che serietà può avere un monopolista della telefonia che ti appioppa opzioni a pagamento non richieste in bolletta? (poi dicono che non sono stati loro…) – E Tavaroli?
    Ma per favore….

  4. Francesco Lentini - 18 gennaio 2010 10:33

    Uhmmm… penso di aver seguito il tuo schema (il luccichio, il succo) a parte l’ultimo punto (la richiesta), ma questo non dovrebbe essere un problema, dato che il business-plan è depositato sul sito da due mesi. Non credo di aver espresso ridondanza o incertezza. Forse sono stato troppo audace, ma di certo non ho commesso “il peggior errore in assoluto”.
    E allora potresti dirmi cosa non ha funzionato?

  5. Salvatore Mocciaro - 18 gennaio 2010 22:33

    Per rifarmi della mia presentazione, non soddisfacente per me a posteriori, seguendo i tuoi consigli elenco i punti salienti:

    luccichio: cl0ne (zero inside: http://www.cl0ne.com) vuole essere la prima intelligenza artificiale autocosciente ed autoconsapevole della storia;

    succo: provate direttamente il sistema http://www.cl0ne.com perché se ha un barlume di potenziale intelligenza dovrete essere voi a dirlo e dato che è ancora in beta mi aiutate anche a testare il sistema;

    richiesta: ho bisogno certamente di soldi per migliorare ciò che è stato fatto fino ad ora e potenziare il team, in modo credetemi sorprendente, ma soprattutto ho bisogno di parlare con esperti in finanza per una idea che mi frulla per la testa :-)

    Grazie per l’occasione, perché così ho potuto esprimere brevemente ciò che avrei voluto e dovuto dire.
    s.m.

  6. Francesco Lentini - 19 gennaio 2010 13:22

    Penso che chiunque abbia il coraggio di salire su un palco per raccontare le proprie idee e i propri progetti abbia diritto ad un minimo di riscontro (in positivo o in negativc) da parte degli ascoltatori. Tanto più se tra questi vi sono degli esperti.

    Perciò pazienza. Restiamo in attesa di sapere dove abbiamo sbagliato (parlo per me, ovviamente; non è detto che tu o altri abbiate sbagliato).

  7. Mau - 19 gennaio 2010 18:41

    A volte quelli che si spacciano come “esperti” poi in realtà non lo sono…

    Ragazzi aprite gli occhi … qui è tutto fumo!
    Non ci sono premi veri, non ci sono persone competenti, non ci sono soldi … solo tante tante tante chiacchiere!

    Questi sarebbero gli esperti? Qualche consulente “direzionale” , qualcuno che ha avuto 1 pò di Fortuna grazie alla bolla internet, qualcuno che dice di essere un venture capital mentre poi in realtà spaccia consulenza per fare business plan!

    Ma finiamola per favore…

  8. Mau - 19 gennaio 2010 23:03

    Esperti?!?!

    mmm…

  9. Luca Sartoni - 20 gennaio 2010 11:34

    @Giuaniz: la questione è molto interessante ma molto al di fuori del contesto del mio post. Credo che ognuno risponda della propria reputazione e del proprio passato e presente, in forma personale e autonoma.

    Per quanto mi riguarda posso darti la mia opinione riguardo al contesto specifico delle startup, dopo averne seguite tante dal mio specifico punto di vista: prima di arrivare al punto in cui i problemi monopolistici di Telecom e la sua lentezza (intrinseca ad un’azienda così grande) arrivino ad essere un problema grande per l’eventuale startup che si presenta ad un pitch, ne passa di acqua sotto i ponti.

    Se hai la scintilla giusta, il palco di WorkingCapital è interessante a prescindere da tutto. Anche solo per le persone che si incontrano, per la sfida di presentare su quel pitch e per il networking che puoi fare durante gli eventi Working Capital.

    Se invece vogliamo stare qui a dire “che schifo, che schifo”, avremo sempre una scusa per poterlo fare.

    Io non dico che questo ambiente sia sempre bello e divertente, anzi è duro e difficile. Ma si possono fare solo due cose: lavorare per migliorarlo o lamentarsi sempre; la seconda ipotesi è la più facile ma la meno soddisfacente.

  10. Francesco Lentini - 20 gennaio 2010 16:03

    Sartori, scusa se riassumo il tuo intervento.

    “Cercate di dire cose interessanti per attirare l’attenzione dell’uditorio”.

    Questo è il tuo accorato consiglio, ma mi pare poco: tutti dovremmo sforzarci di dire cose interessanti, sempre. E poi non capisco il termine “scintilla giusta”. Siamo qui per produrre scintille, ma tu saresti in grado di proporre un metodo per stabilire quale sia quella giusta? E se non lo sei, perchè ti presenti con la qualifica di Media Strategist?

    Perciò mi sembra che l’iniziativa Working Capital abbia dei seri problemi di credibilità. Quello che un osservatore esterno vede, e quello che io stesso vedo, è una folta schiera di (presunti) Media Strategist prodighi di consigli verso una massa di aspiranti illusi (pardon, imprenditori). Ammetti che un’azienda come Telecom possa avere una lentezza intrinseca? Bene, ciò basta a metterla fuori da un gioco come questo.

    E gli altri “aspiranti” cosa ne pensano? Ditemi che con Telecom non stiamo perdendo tempo.

  11. Enrico - 20 gennaio 2010 17:05

    @Francesco fyi la mia “scintilla” troverà altri interlocutori , imho Telecom è “credibile” solo quando è l’unica alternativa.. (notare le virgolette :))

  12. Matteo - 20 gennaio 2010 17:17

    Non conosco Luca e quindi non mi permetto di esprimere un giudizio su di lui, tantomeno qui.

    Mi permetto però di dire che questo working capital ha ben poco a che fare con qualsivoglia idea di business o di venture capital. E’ solo una mera iniziativa di PR da parte di Telecom Italia, un tentativo di farsi strada nel mondo internet dove ammettiamo, tutto il paese è molto indietro.
    Non mi sono illuso in partenza su questo progetto ma intendo perderci altro tempo sopra adesso. Molto meglio leggersi techcrunch e mandare i propri business plan ai VC citati in quei articoli.

    Matteo

  13. corrado (dex) - 20 gennaio 2010 17:36

    Devo dire che ho rovato questo articoletto molto interessante.
    Come altre volte ho notato, sono questioni di buonsenso ma la “checklist” è sempre una buona cosa.
    Certo che mi viene da chiedere se chi ascolta è veramente in grado di capire….

    http://www.antoniosavarese.it/index.php?option=com_content&task=view&id=274&Itemid=41

    Giusto per dare il mio contributo, vorrei postare un link a qualcosa di simile che ho letto altrove.

    Grazie

    dex
    PS, a quando il gruppo su linkedin?

  14. Nicola Bruno - 20 gennaio 2010 18:16

    Un gruppo di Working Capital su LinkedIn esiste già.
    http://www.linkedin.com/groups?gid=1819909&trk=myg_ugrp_ovr

  15. giuaniz - 20 gennaio 2010 18:52

    @Luca Sartoni

    Caro Luca, il mio commento sicuramente non è a tema con il post, ma tanta era la sorpresa di vederti lavorare per Telecom e nello specifico per questo progetto che ti ho scritto in questa sede.

    I miei dubbi hanno 2 origini principali:
    1) la reputazione dell’azienda
    2) la tutela dell’idea innovativa

    Telecom Italia avrà quelle che tu definisci – molto politically correct – delle lentezze da monopolista, io credo che abbia una reputazione ed un credibilità da ricostruire.

    Il secondo punto è quello più preoccupante.
    “Telecom Italia si impegna a non divulgare la documentazione ricevuta e non acquisisce alcun diritto di proprietà intellettuale sui materiali inviati tramite questo sito, che rimangono quindi di proprietà esclusiva dei soggetti proponenti.”
    Chi sono le persone a cui Telecom si rivolge con questo progetto? Gente normale che non ha i mezzi per attuare autonomamente il proprio BP, altrimenti lo avrebbe già fatto, e che dunque non ha nemmeno i mezzi per tutelare la propria idea innovativa in sede legale, qualora ce ne fosse bisogno.
    Telecom, ricevendo un business plan, dunque ricevendo l’idea, immagino sottoscriverà un accordo di riservatezza.

    Ipotizza, per mero esercizio intellettuale, che Telecom incubi 1-2 progetti di medio interesse a basso costo e copi invece i progetti di grande interesse, magari facendoli sviluppare a società collegate, localizzate dall’altra parte del mondo (ne avrebbe i mezzi), chi tutelerà il titolare del progetto copiato?
    Lo stato italiano con il processo brevelungo? In Italia siamo al punto che anche se è già palese che il giudice ti darà ragione – ad esempio se non ti pagano una fattura – si valuta preventivamente se il costo-opportunità della lentezza valga il recupero del danno subito.

    Lo so che è facile stare dalla parte di quelli che dicono che fa tutto schifo, ma perchè rimboccarsi le maniche per chi fa o ha fatto parte di quello schifo se esistono alternative?
    Ti ricordo il tuo entusiasmo per il seedcamp, dal quale è venuta fuori la società per cui lavori. Quello mi sembra un potenziale incubatore con migliori credenziali di Telecom.

    E se vuoi fare networking e pokening in Italia ci sono i barcamp, no?

    ciao, a presto!

  16. Francesco Lentini - 20 gennaio 2010 20:06

    @giuaniz ormai la frittata è fatta!

    Bisognava pensarci prima al problema da te ipotizzato, e non credo di peccare di presunzione se dico che un motore di ricerca semantico rientra a pieno titolo tra i progetti a rischio.

    Comunque @corrado l’articoletto è interessante per il curriculum di Dettori. Avevo idea che fosse un professionista serio e lo penso ancora. Perciò non riesco a credere che l’entusiamo dimostrato durante e dopo la mia presentazione (soprattutto da parte del dottor Francesco Sacco) possa sfociare in un nulla di fatto.

  17. Luca Sartoni - 20 gennaio 2010 22:46

    @guaniz: vorrei essere chiaro su una serie di punti importanti prima di proseguire.

    i primi due punti riguardano direttamente me e il mio lavoro.

    Primo punto: io non lavoro per Telecom Italia e non ci ho mai lavorato. Ho seguito le tappe del progetto Working Capital di mia spontanea volontà e in alcune di esse ho fatto fotografie che sono poi state utilizzate da Telecom Italia attraverso la licenza creative commons e con il mio consenso.

    Secondo punto: 123people non è stata incubata da Seedcamp. 123people è incubata da i5invest.

    i prossimi punti sono di contorno:

    Terzo punto: il rapporto tra un’eventuale startup e il progetto Working Capital è normato da un contratto tra le parti di tipo B2B. Questo significa che ogni singolo punto è chiaro sia a chi decide di partecipare come startup che a Telecom. Tutto è scritto e conosciuto a priori. Detto questo se le condizioni interessano chi si candida non esiste alcun motivo per stare a discutere se sia giusto o meno farlo, se ha senso o no. Ogni singolo partecipante ha la responsabilità di leggere, capire, considerare e decidere del suo futuro e del suo presente.

    Quarto punto: l’ambiente dei VC è duro, durissimo e ancora di più. E mi duole dirlo, ma chi ho visto presentarsi sin ora (salvo pochi) non era minimamente all’altezza delle sfide che sarebbero emerse in futuro. Detto questo io non ho il ruolo o le competenze per poter esprimere ulteriori opinioni riguardo le questioni di merito del business e delle strategie imprenditoriali.

    Quinto punto: se il tuo progetto può essere finanziato dalla tua famiglia, dai tuoi amici o da un prestito personale, a meno che tu non sia uno dei dieci più facoltosi rampolli d’Italia, stiamo parlando di progetti che non hanno niente a che vedere con le prospettive del Venture Capital. In parole povere se vuoi 100k Euro non è al Venture Capital che devi rivolgerti. Ma anche qui preferisco non proseguire oltre.

    @Francesco Lentini: io ho visto il suo pitch dal vivo e sono andato a rivederlo due volte su youtube, successivamente al suo avermi chiesto espressamente conto in merito.

    Sarò molto onesto con Lei: io non avrei mai dimostrato l’entusiasmo di Dettori nei suoi confronti. Il suo pitch non mi è piaciuto per niente, non mi ha convinto del suo prodotto e non mi ha interessato a volerne approfondire. In parole povere Lei non ha fatto un buon pitch. Questo non centra niente con il suo prodotto, che può essere veramente eccezionale, ci mancherebbe. Ma il pitch è carente, male organizzato, pessimamente espresso. Mi dispiace dirglielo così duramente ma spero vorrà apprezzare la mia onestà.

  18. Francesco Lentini - 21 gennaio 2010 10:53

    @Luca Sartori: apprezzo il suo parere e lo condivido in pieno. Mi sono guardato tre volte, e più mi guardavo, meno mi piacevo. Proprio per il fatto di avere sbagliato, mi trovo nella posizione giusta per dare qualche consiglio agli altri.

    1. Battete il martello sul chiodo
    Su tutti i chiodi a tiro del vostro martello. Rimettete a posto le assi sconnesse. Solo così sarà possibile passare da un mondo basato sul valore dei soldi a un mondo basato sulla solidità dei valori.

    2. Ignorate i consigli dei professionisti della comunicazione
    In un mondo basato sulla solidità dei valori, il valore di una buona presentazione è prossimo allo zero. Conta la sostanza, non la forma. Dopo la politica-spettacolo, siamo all’imprenditoria-spettacolo. Evitate di cadere nella trappola e concentratevi sul progetto.

    Temo che questi consigli non siano in linea con quelli di Luca Sartori. Ma ne ho altri, se volete.

  19. Luca Sartoni - 21 gennaio 2010 12:23

    Sul primo punto sono totalmente d’accordo. Sul secondo comprendo la sua opinione ma non la condivido.

    Nessuno è obbligato ad andare su un palco e presentare. Addirittura alcuni presidenti americani del passato evitavano di parlare in pubblico facendo leggere ad altri il discorso sullo stato dell’unione. Ma nel momento in cui si parla in pubblico si deve essere molto preparati.

    Poi c’è la questione delle regole del gioco. Possono non piacerci le regole ma se vogliamo giocare dobbiamo conoscerle e rispettarle.

    Nel contesto Working Capital si presenta il progetto tramite un pitch. E questo è un fatto.
    Se si fa il pitch lo si deve fare bene. E questa è un’opinione (la mia).

    P.S. Sartoni è con la N. :)

  20. Francesco Lentini - 21 gennaio 2010 14:34

    Certamente è così: conoscere le regole e rispettarle. Tranne che nel campo dell’innovazione. Secondo una convenzione universalmente accettata, innovare è uscire fuori dalle regole.

    P.S: chiedo scusa per le ripetute sviste sul cognome

  21. BigG - 22 gennaio 2010 15:35

    Pur non avendo ancora presentato nulla all’interno del progetto working capital, condivido a pieno quanto scritto da Luca Sartoni. La formula adottata da Telecom Italia non sarà perfetta, ci saranno sicuramente aspetti negativi e/o di rischio in termini di possibile “sfruttamento” dell’idea. Si tratta comunque di una possibilità in + in un “mercato” italiano molto limitato in questo campo. E’ una possibilità in piu’ a cui NESSUNO è obbligato a partecipare. Sarà sicuramente migliorabile e magari qualche azienda/ente potrà trarre ispirazione da questa iniziativa e lanciare un’offerta “concorrente”. Se non ti garba la soluzione è semplice non partecipare. Punto.
    Non vedo perchè Telecom Italia debba essere criticata sempre e per principio. Lavorando nel settore delle TLC so benissimo che telecom si comporta spesso in maniera anti-concorrenziale, ma non vedo cosa c’entri con questa iniziativa. Hai alternative ? bene sfruttale, se non ne hai, questa è comunque una chance in +.
    Buona giornata

  22. Francesco Lentini - 22 gennaio 2010 16:59

    @BigG: non so chi sei perchè non c’è un link o una firma, ma secondo me sei fuori. Intendo dire fuori dal focus di questo discorso.

    Il focus di questo discorso è: quanto è importante la forma rispetto alla sostanza? quanto le chiacchiere rispetto ai fatti? Alcuni, come Sartoni, sostengono che le chiacchiere hanno importanza decisiva, sicchè un buon progetto parte da una buona presentazione. Altri, come il sottoscritto, sostengono che l’Italia va avanti solo a chiacchiere, con risultati che sono sotto gli occhi di tutti.

    Ripeto, la presentazione conta NULLA e i professionisti della comunicazione resteranno disoccupati. La prossima presentazione la farà un avatar e non si vedrà la differenza.

    Brin & Page giammai fecero un elevator-pitch e nemmeno i vecchi Steve e Bill. Se sentissero parlare di “ganci” o “luccichii” si metterebbero a ridere. Se avessero fatto affidamento su una Telecom dell’epoca, realtà fattuali come Apple, Microsoft e Google non esisterebbero (fortunatamente, direbbe qualcuno).

    Bene, siamo in grado di confrontarci su un’argomentazione come questa? O restiamo fermi al “nessuno è obbligato a partecipare”?

  23. Luca Sartoni - 23 gennaio 2010 20:15

    Lentini, Lei mi attribuisce intenzioni che non ho.
    Io non ho mai detto che in un progetto la forma è più importante della sostanza.
    Io ho detto che in un PITCH, la forma è molto importante.

    E dato che un progetto viene presentato con un pitch, tale pitch deve essere fatto bene.

    Riguardo la questione delle regole, quello di violare le regole comuni per avere innovazioni è una cantilena molto allettante, ma tutto sommato l’uomo, per volare, non ha violato la legge di gravità; ha solo capito nuove leggi della fisica e le ha dominate. Con studio, fatica e duro lavoro. Credo che la creatività fine a se stessa sia molto molto molto sopravvalutata di questi tempi.

  24. Francesco Lentini - 24 gennaio 2010 12:39

    Beh, come dice lei, in un pitch la forma è molto importante. Tuttavia, come sostengo io, il pitch stesso non è importante. Il pitch è forma e di conseguenza la forma non è importante. Non lo dico io. Lo dicono prima di me i saggi Indù e i pensatori di tutti i tempi.
    Ne concludo che le cose non stanno come dice lei. A mio parere, un pitch non DEVE fatto bene. Casomai PUO’ essere fatto meglio di un altro, ma è del tutto inutile pubblicare consigli, manuali o tenere corsi su come fare un BUON pitch.

    Peggio, tutta questa enfasi è fuorviante. Se consigliate alla gente di concentrarsi sul pitch, fate perdere loro del tempo.

    La creatività non è mai fine a se stessa. Dovreste pubblicare consigli e manuali proprio sulla creatività. Dovreste tenere corsi dal titolo: IL MIO PROGETTO CAMBIERA’ IL MONDO? Suggerisco i primi 3 punti del programma:

    A) Perchè tutti hanno un iPod?
    B) Come ha fatto Google a diventare Google?
    C Cosa c’è di rivoluzionario in Facebook?
    D) …

    Concludo facendole osservare che il mio pitch – della cui qualità abbiamo già discusso – ottiene su YouTube più visualizzazioni degli altri, al momento.

  25. Luca Sartoni - 24 gennaio 2010 15:59

    Lentini,
    la competizione tra forma e sostanza ha deliziato ii migliori pensatori di ogni tempo, dai greci ai giorni nostri.
    Per lei la forma è superflua, per me è parte dell’essere, esattamente al pari della sostanza.
    Detto questo, se il suo scopo è fare numeri alti su youtube, le consiglio di investire il suo tempo addestrando gatti giocolieri, pare che abbiano ottima risposta in fatto di visualizzazioni.

  26. Francesco Lentini - 24 gennaio 2010 17:39

    Chiunque guardi un gatto in azione rimane affascinato dal suo “carattere”, perciò penso che i filmati sui gatti siano così seguiti perchè dicono qualcosa, in altri termini hanno un contenuto. Proprio come il mio discorsetto di 3 minuti.

    Amen per l’eterna disputa su forma e sostanza (ciascun lettore avrà modo di farsi un’idea in proposito).

  27. davide - 28 gennaio 2010 16:55

    Francesco Lentini, incuriosito da questa “disputa” ho deciso di guardare il suo pitch su youtube e devo dar ragione a Luca Sartoni riguardo la sua forma di esposizione. Soprattutto alla fine quando le si chiede di mostrare una demo e sembra alquanto scocciato o infastidito…

    Il pitch come detto serve a trovare finanziatori per il suo progetto. Deve quindi capire come attirare l’attenzione dell’interlocutore.

    Io i pitch li guardo per massimo 40 secondi. In questi 40 secondi devo capire qual’è l’idea, il servizio web, l’oggetto rivoluzionario che mi viene presentato. Nei suoi primi 40 secondi non ha spiegato cosa sta presentando, ma siamo noi che dobbiamo indovinarlo, capirlo ecc…

    Lei doveva salire sul palco e dire: “Salve mi chiamo Francesco Lentini, e la mia idea è un programma di ricerca web basato su un algoritmo migliore e più veloce di quello di google! Il codice sorgente è stato da me scritto ed è preotetto quindi da brevetto e copyright:”

    Così si inzia uno spitch! Io capisco cosa mi stai offrendo e capisco se mi conviene finanziare o meno. La forma in un pitch è importantissima!

    Se posso consigliare guarda come funzionano i pitch all’estero… hanno fatto molti programmi all’estero

    http://www.youtube.com/results?search_query=Dragons%27_Den&search_type=&aq=f

    Riguardo invece la sostanza, beh è la cosa fondamentale! E’ il cuore.
    Hai ragione a dire che la sostanza è la cosa più importante ma una buona forma è importante uguale.
    Facciamo un esempio:

    buona forma + cattiva sostanza = contatti iniziali che poi mollano vedendo la mancanza di sostanza del progetto.

    cattiva forma + buona sostanza = poca considerazioneda parte dei finanziatori

    buona forma + buona sostanza = successo garantito!

    Le dico comunque in caso non lo sapesse, che i ragazzi di youtube fecero un pitch in america (se non ricordo male) e ricevettero 3 pollici down su 3. Quindi disastro completo… Ovviamente sappiamo poi come sono andate le cose ;)

    Comunque un mio parere personale riguardo la sua idea. Non la trovo particolarmente interessante. E’ un semplice algoritmo di ricerca come ce ne sono molti altri. Inoltre ritornando messaggi così lunghi, che sembrano appunto dei discorsi (che è il fulcro della sua ide ase non sbaglio), causano un disintaresse da parte dell’utente che oggi vuole tutto e subito senza troppe parole e senza troppa perdita di tempo.

    Ultimo consiglio da darle è di smetterla di rispondere ai messaggi in modo da utilizzare le risposte dell’utente a suo vantaggio (vedi i chiodi con le assi traballanti, vedi i video dei gatti su youtube) perchè si evince una poca disponibiità da parte sua alle critiche e all’ascolto.

  28. Francesco Lentini - 28 gennaio 2010 23:19

    @Davide, mi sento confortato dall’aneddoto su YouTube, che non conoscevo.

    Suppongo che lei (o tu, se permetti) abbia visto i filmati pubblicati su http://www.semplicity.com, prima di dedurre che il progetto si basa su un semplice algoritmo di ricerca. Se è così semplice, perchè non ve ne sono a milioni?

    Se tu conosci almeno una decina di algoritmi simili, ti prego di metterci a corrente. Io vorrei mettere al corrente i partecipanti a questo forum di quello che so.

    Fate qualche ricerca su Bing, per esempio “barack obama”. In cima alla lista appare una risposta diretta e il link alla società che la fornisce. Si chiama trueknowledge.com. Andate sul sito e trovate una tecnologia in grado di fornire risposte dirette e informazioni immediate, ricavate automaticamente dalla rete. Ancora un attimo, siate pazienti. Andate su http://www.semplicity.com e riguardate i filmati.

    Parliamo di una tecnologia semantica adottata da Bing e, se non erro, anche da Google.

    Un’ultima precisazione, se i tuoi 40 secondi di attenzione non sono scaduti. Le risposte di Semplicity sono indirizzate proprio agli utenti che vogliono tutto e subito, in particolare a quelli che navigano dai cellulari. E sono in linguaggio naturale, dunque molto sintetiche. Perchè il linguaggio naturale è una forma di sintesi prodotta dall’evoluzione umana.

    Oddio, non sempre è così. Ad ascoltare i dibattiti moderati da Luca De Biase non si direbbe…

  29. Pingback: pianobit.com » Se fai un martello

  30. Pingback: Elevator Pitch – che cos’è e come farlo (bene) | Comunicare è Futuro

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