Pubblichiamo l’intervento di Antonio Pavolini riguardante la seconda edizione del Web TV Italian Forum che si è tenuto il 1 dicembre a Roma.
Martedì 1 dicembre si è tenuta a Roma, presso la Casa del Cinema, la seconda edizione del Web tv Italian forum, organizzato da AssowebTv, con il supporto scientifico dell’Osservatorio sulle New Tv della School of management del Politecnico di Milano. Scopo della giornata è stato l’apertura di un dibattito sullo sviluppo dei modelli di business tra nuovi format, nuovi canali distributivi, video advertising e contenuti premium. Il Forum è stato collegato con l’evento “Cross-Media 4”, la experienced-conference italiana dedicata alle nuove frontiere dei “media incrociati”, che si è svolta al mattino nella stessa location. Ecco le osservazioni sulla giornata di Antonio Pavolini.
Ricordate i primi congressi sul VOIP? Io sì: erano organizzati dai fornitori tradizionali di servizi di telecomunicazioni, e nessuno si sognava di invitare gente come VocalTec, che aveva sviluppato una soluzione autonoma, e neanche si parlava di Skype, che in ogni caso – agli inizi – non era certo in grado di sponsorizzare un evento pubblico, essendo concentrata sulla priorità della propria sopravvivenza.
Nessuna sorpresa, dunque, se al 2° Web TV Forum, l’unico vero “pure player” della Web TV a parlare sia stata la Luiss, cui è stata concessa l’apertura del lavori per poi essere riaccompagnata per le vie brevi a giocare con gli altri bambini. A farla da padrone sono stati, come prevedibile, i mainstream media, i “nuovi” editori provenienti dalla TV di flusso (che si buttano sul Web per puro opportunismo, avendo capito che i vecchi modelli di distribuzione sono in crisi irreversibile), i fornitori di soluzioni tecnologiche a supporto e tanti altri soggetti che ancora per un po’ sono capaci di fare massa critica a supporto di una serie di tesi precostituite.
Tesi che ovviamente, escludendo a priori le opportunità per i nuovi entranti (che dovrebbero essere i veri protagonisti della rivoluzione della TV Web-enabled, introducendo linguaggi realmente nuovi permessi da modelli realmente nuovi), sono parziali, a cominciare dall’affermazione assiomatica per cui anche la Web TV sarà finanziata in primis sul lato dei distributori (sì, proprio come la TV via etere e via satellite, dominata dai player integrati verticalmente), i quali – una volta fissate le regole e i vincoli per tutti gli altri soggetti coinvolti – tratteranno questi ultimi come “fornitori”, ivi compresi i “fornitori” di contenuti.
Nessuno dei relatori ascoltati, anche chi ha provato ad elencare alcuni nuovi modelli di business, ha considerato la possibilità che, in un mondo in cui il Web permette a tutti di distribuire video (magari affidandosi a CDN più o meno potenti a seconda dell’ambizione dei propri progetti) gli “autori e produttori” di contenuti potrebbero scrivere loro le regole dell’intero ecosistema, spostando progressivamente l’area del sussidio sul proprio lato.
E’ quello che inizia ad accadere negli USA, dove Web Tv Pure Players come OnNetworks e Revision3, o aggregatori come Vimeo o Blip.tv distribuiscono in proprio, per poi eventualmente decidere loro a quale ulteriore “fornitore di piattaforme di distribuzione” rivolgersi per “gli altri schermi”: hardware manufacturers come Sony e Samsung, che hanno già abilitato i loro flatscreen a ricevere i loro programmi, produttori di Set Top Box camuffati da consolle come la PlayStation3 o la XBox, oppure – se si vuole la certezza di un ambiente del tutto aperto per portare la Web Tv in salotto, c’è Boxee, che non guarda in faccia proprio nessuno.
Beninteso, la Web Tv (o meglio, la Over the Top Tv, come più correttamente viene definita negli USA) sarà sicuramente ancora per lungo tempo dominio prevalente dei mainstream media e delle major come piattaforma alternativa per raggiungere le masse cogliendo l’evoluzione dei nuovi modelli di fruizione. Ma non ci si può fermare qui: per usare un eufemismo, non è corretto ignorare le dinamiche in atto sui nuovi ecosistemi web-enabled che fanno leva sulla “somma delle nicchie” e che sono destinate a influire sulla natura profonda delle stesse culture di massa.
Il fatto è che da noi, a differenza di altri Paesi, si può ancora organizzare un consesso come quello di martedì facendo finta di niente e dando anche l’illusione di un certo presidio del nuovo business. Ci si limita a marcare il territorio e a diffondere la confortante convinzione che tra i blockbuster e i filmini amatoriali delle vacanze vi sia una eterna voragine che nessuno penserà mai di colmare in modo autonomo e profittevole. Ma anche in questo caso è solo questione di tempo.
Antonio Pavolini, professionista da oltre 15 anni nel campo del marketing communication del settore ICT, è stato Responsabile della sede romana di Brodeur Image Time dal 1998 al 2001 e della comunicazione in Saritel. Da circa un anno si occupa, nell’ambito della funzione Strategy del Gruppo Telecom Italia, dell’analisi degli scenari e dell’elaborazione delle strategie nel settore dei Media. Pioniere del Podcasting in Italia, esprime competenze nella produzione e nella distribuzione di contenuti multimediali, nel monitoraggio e nello scouting delle relative nuove tecnologie e nell’evoluzione dei modelli di business del settore. Pubblica regolarmente i suoi interventi su questi temi nel suo blog personale e in diverse testate online.
Tags: Antonio Pavolini, AssowebTv, contenuti, Cross-Media 4, dibattito, distributori, editori, modelli di business, Politecnico di Milano, televisione, web tv, Web TV Italian Forum








Gianluca







[...] L’articolo su working capital [...]