Franco Bernabè al Working Capital Firenze (video)

8 ottobre 2009 scritto da Nicola Bruno

httpv://www.youtube.com/watch?v=iTGEwHYFNf8

Fermare la fuga dei cervelli all’estero. Puntare sui giovani. Rilanciare il paese, usando le intrinseche opportunità offerte dalla rete. Questo il pensiero dell’amministratore delegato di Telecom Italia.

«Working Capital non è un’iniziativa imprenditoriale o economica, ovvero non è un’iniziativa di venture capital da cui  Telecom Italia si aspetta dei ritorni». Queste le parole dell’amministratore delegato Franco Bernabè, durante la tavola rotonda “Dialogo sull’innovazione” che si è tenuta a Firenze presso Palazzo Strozzi lo scorso 30 settembre.

Anche nelle modalità attraverso cui agisce, Working Capital non è da considerarsi un fondo di tipo tradizionale. Telecom Italia, infatti, non dà incentivi o strumenti di tipo finanziario alle start up coinvolte nel programma, piuttosto fornisce loro aiuti in natura come connettività, capacità di server, esperienza, capacità di elaborazione, ossia tutto quello che serve dal punto di vista infrastrutturale per costruire un’azienda.

Si è scelto di non finanziare queste imprese emergenti attraverso lo stanziamento di capitali liquidi anche perché l’esperienza della bolla speculativa del 2000 è stata fortemente negativa. Il costo sociale complessivo di quella crisi finanziaria è stato pesante ed ha avuto gravi ripercussioni.

Dal momento del suo lancio ad oggi, il progetto Working Capital si è evoluto. Una delle principali novità introdotte riguarda le borse di studio (il cosiddetto “contratto di ricerca”), ossia un finanziamento inferiore ai 30mila euro, concesso a giovani che, pur non essendo maturi per intraprendere un’iniziativa imprenditoriale, risultano meritevoli di aiuto riguardo lo sviluppo dei loro progetti di studio e di ricerca.

Attraverso Working Capital, l’ambizione di Telecom Italia è di dare un contributo positivo al Paese che, secondo Bernabè, ha ancora delle enormi potenzialità da esprimere. Dopo il 1989, dopo la caduta del Muro di Berlino, l’Italia ha perso prestigio sulla scena internazionale, occupando oggi un ruolo alquanto marginale; ma proprio per questo è necessario fare un salto per recuperare terreno. Bisogna fare affidamento sui giovani in quanto sono una delle risorse primarie per iniziare la risalita. Qui si può trovare riassunto lo spirito dell’iniziativa. L’idea di fondo è che dare ai giovani l’opportunità di costruirsi un futuro in Italia sia fondamentale, poiché solo così si può davvero rilanciare il Paese. La cosiddetta “fuga dei cervelli” va fermata a tutti i costi.

A tal proposito Working Capital si configura come un’attività esplorativa, uno strumento di dialogo con i giovani e con le istituzioni. Telecom Italia si è messa così alla ricerca di talenti, non rinunciando al suo ruolo sociale di grande impresa. Anzi, credendo a tal punto nel progetto da fare in modo che le sue più alte cariche contribuissero personalmente – vedi la presenza dello stesso Bernabè alle tappe del Working Capital Tour, agli eventi Venice Sessions, al Capitale Digitale, alla BlogFest, ecc.

La grande rivoluzione portata dalla rete, secondo Bernabè, è stata rovesciare il paradigma del gigantismo delle aziende e della loro strutturazione gerarchica, iniziata con la rivoluzione industriale. A suo modo di vedere la rete, caratterizzata da una struttura in cui l’intelligenza viene espressa nella periferia, può essere uno strumento validissimo per fare recuperare terreno all’Italia e creare una serie di opportunità per i giovani.
A margine del suo intervento Bernabè ha ricordato i numeri del progetto Working Capital: 5500 persone coinvolte nell’iniziativa, 250 idee progettuali esaminate, di cui 4 sono già state scelte e altre 5 sono in via di analisi.

COMMENTI

  1. daniele sassi - 9 ottobre 2009 16:25

    Purtroppo c’è uno iato tra le nuove generazioni e quelle precedenti che non è solo anagrafico, ma soprattutto culturale. Il problema è che i giovani “cosiddetti”, poco possono se non trovano condizioni ambientali per fare esperienze.Iniziative come Working Capital sono benemerite, ben inteso, ma rischiano di restare isolati tentativi di pescare qua e là qualche buono spunto.
    Come ci insegnava il video pubblicato in un precedente post, i tratti principale dell’impresa “Internet” sono l’esercizio al fallimento e la capacità di fare tesoro delle esperienze. Solo così si può sperare di raggiungere risultati apprezzabili in temini imprenditoriali ed economici.In altre parole, bisogna lavorare-sprimentare-lavorare- sperimentare, senza sosta: progetti poco redditizi possono diventare humus per altri successivi e via così…
    Siamo di fronte ad un problema culturale, ecco perchè l’Italia non brilla nel settore… ed cervelli scappano

  2. Alessandro De Sanctis - 20 ottobre 2009 14:12

    Sono assolutamente d’accordo.
    Ai tempi d’oro delle “.dot” su 10 progetti, 8 fallivano, 1 si ripagava ed uno faceva il botto restituendo i soldi investiti moltiplicati.
    Nessun investitore si aspettava di azzeccare sempre la strada giusta.
    Oggi gli investitori richiedono di “garantire” il rientro anche a spese proprie nel caso.
    Ma questi non sono investitori, questi stanno solo facendo un mutuo.

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