• Se hai un'idea imprenditoriale per il mondo web 2.0 e la nuova Internet, Telecom Italia ti offre
    con Working Capital l'opportunità di diventare protagonista dell'innovazione.
  • Telecom Italia mette a disposizione competenze e infrastrutture per accelerare la creazione di
    prodotti e servizi: i nostri manager diventano coach del tuo progetto.
  • Il contratto di incubazione prevede un intervento tra 30 e 120mila euro e sostiene ricerche
    (universitarie e non) il cui output può rappresentare la base per la creazione di una start up.
  • Il contratto di investimento prevede un investimento dai 150 ai 750mila euro. Per accedervi
    è necessario un business plan, un gruppo di lavoro e un prototipo dell’idea da realizzare.
  • Per proporre un progetto devi registrarti al sito, presentare le tue competenze e i risultati che
    hai già raggiunto. Nell’area riservata potrai caricare il business plan e un video illustrativo.
Tendenze, ispirazioni e progetti. Raccontati dagli aspiranti imprenditori durante il tour. Tutorial, suggerimenti e risorse utili a chi coltiva un’idea che vuole far diventare un’impresa. Aggiornamenti sulle attività dal team di Working Capital e dai progetti sostenuti da Telecom Italia.

Rassegna web del Working Capital Napoli

6 novembre 2009 scritto da Nicola Bruno - Inserisci un commento »

L’elenco di tutte le segnalazioni dell’evento apparse su internet durante le scorse settimane.

A pochi giorni dalla prossima tappa del Working Capital Tour, che si terrà a Napoli martedì 10 novembre presso il Complesso dei SS. Marcellino e Festo, segnaliamo tutti gli articoli e i post della rete che hanno riportato la notizia dell’evento.

Pasquale Popolizio scrive di Working Capital su Il Denaro

6 novembre 2009 scritto da Nicola Bruno - Inserisci un commento »

Il Denaro

Pasquale Popolizio illustra le finalità e i dettagli tecnici del progetto con un articolo sul noto giornale economico campano, segnalando la tappa napoletana del Working Capital Tour del 10 novembre

Anche Il Denaro si occupa di Working Capital. Ieri il noto giornale economico campano ha dedicato un articolo al nostro progetto firmato da Pasquale Popolizio, un esperto di Web Marketing e accessibilità.

Grande rilevanza è stata data alle finalità del progetto e al Working Capital Tour, che farà tappa proprio a Napoli il 10 novembre. Popolizio scrive: “Con questo ciclo di appuntamenti, iniziato ad aprile 2009, Telecom Italia vuole scoprire e valorizzare le giovani leve italiane, sostenendo la crescita di una nuova e dinamica generazione di imprenditori italiani”. Dopo aver spiegato la formula dell’elevator pitch per le presentazioni delle idee di business e le diverse forme di contratto proposte (il contratto di ricerca, il contratto di investimento e il contratto di incubazione), l’articolo passa a descrivere dettagliatamente le quattro fasi in cui è divisa la procedura di valutazione dei progetti, introducendo infine la tappa campana del Tour di martedì 10 novembre e segnalando tutti gli ospiti che prenderanno parte al panel “Dialogo sull’innovazione”.

Clicca qui per leggere l’articolo.

I progetti che saranno presentati all’elevator pitch di Napoli

5 novembre 2009 scritto da Nicola Bruno - Inserisci un commento »

Pubblichiamo l’elenco non definitivo dei progetti che verranno presentati nelle due sessioni di elevator pitch che si terranno martedì 10 novembre durante la tappa napoletana del Working Capital Tour

Martedì prossimo 10 novembre, durante l’evento del Working Capital Napoli che si terrà al Complesso dei SS. Marcellino e Festo, avranno luogo il panel “Dialogo sull’innovazione” e due round di elevator pitch, durante i quali gli imprenditori avranno l’opportunità di presentare i propri progetti. Elenchiamo qui la lista provvisoria degli iscritti.

Alberto Dainotti: NeMo
Amalia Scoppa: Anima, un sistema integrato hardware/software per la riabilitazione dei bambini ipoacusici
Antonio Calabrese: Online Digital Photo Printing and Sharing
Antonio Rossano: Pulitzer
Dario Salvelli:  Blogga la vacanza
Diego Taglioni:  U-Hopper
Fabiana Longo:  Progetti di Architettura wiki per private flat
Fernando Pintus:  Virtual office
Francesco Oliviero: IWiSh
Gianluca Iacolare:  Social Network Professional
Giorgio Marandola:  FacebookCafe
Giuseppe Aceto:   LocalDataMarket
Guido fusco: Hotel 2.0, il web per gli alberghi
Immacolata Mauri:  Kuplat, la prima piattaforma mondiale di curriculum
Luigi Strino: Ilaigy
Nicola Mattina: Noodis – Social Network Analytics
Piergiuseppe Spinelli: iBroker – whatever you need when you need
Raimondo Polidoro:   i.RoadSafety
Riccardo de Dato:  e-marketplace prodotti deperibili
Roberto Bifulco:   Neptune
Roberto Esposito:  Crashdown
Stefano Bernardi:  Equeety.com
Stefano Pochet: Incontra Gente
Vincenzo Moscato: Wozzit.com. Guess what this picture is!

Il futuro non è più quello di una volta (terza parte)

5 novembre 2009 scritto da Nicola Bruno - Inserisci un commento »

Pubblichiamo la terza parte del racconto di Massimiliano Spaziani Brunella di Telecom Italia sulla conferenza “The Future Is Not What It Used To Be”, che si è tenuta lo scorso settembre al Santa Fe Institute.

J. Doyne Farmer(segue da) Informalmente, nelle pause pranzo o nei coffee break, Doyne Farmer ha più volte ironizzato sulla possibilità di prevedere fenomeni quali l’avvento della superintelligenza o dell’intelligenza post-biologica e sulla possibilità di disegnare scenari relativi. L’ultimo giorno, nelle sue considerazioni conclusive, ribadisce la necessità di utilizzare metodi quantitativi per fare previsioni.
Farmer è un “practitioners” della previsione di vecchia data, conosce il rischio e ha maneggiato l’incertezza. E’ uno degli eudemons: divenne famoso negli anni ’70 quando tentò di sbancare alcuni Casinò di Las Vegas sperimentando soluzioni per la previsione della dinamica della pallina al gioco della roulette. Visto che i calcoli da fare risultavano troppo complicati, si fabbricò per proprio conto, parliamo degli anni ’70, un piccolo computer che utilizzava durante le sue sedute alla roulette, nascondendone alcune parti sotto i vestiti, altre nelle suole delle scarpe, con sensori sparsi in diverse parti del corpo. A Farmer e il suo gruppo degli Eudaemons si sono ispirati film e telefilm.
Fondò anni dopo la Prediction Company, con l’obiettivo, dichiarato già nel nome, di costruire trading system basati su previsioni nei mercati finanziari. Venduta la company alla svizzera UBS, ora fa il professore dividendosi tra il Santa Fe Institute e la Luiss di Roma. È un esperto di teoria del caos ed è la terza volta che lo incontro. Vuole migliorare il suo italiano e (sarà solo per questo?) parla lungamente e volentieri con me.

Peter BishopPeter Bishop
(Futures Studies Report Card, Peter Bishop, Associate Professor of Strategic Foresight and Coordinator of the Graduate Program in Futures Studies, University of Houston. The limits of predictability – The state of long term forecasting)
Anche lui futurista, dove per futurista si intende uno iscritto all’Associazione dei Futuristi Professionisti. È coordinatore del programma in “Future studies” dell’università di Huston, e professore nella stessa università.
Nel suo intervento tenta di fornire categorie di riferimento relative a come pensare al futuro: il futuro prevedibile, che si ispira a principi di ordine e di causalità, il futuro contingente, quello delle sorprese, e il futuro come progetto, quello scelto, tipico delle tradizioni religiose, economiche e politiche occidentali, che assegnano all’individuo la responsabilità del futuro, nelle loro intenzioni e nelle loro azioni. Queste visioni del futuro coesistono.

Il suo intervento è del tipo “Yes, we can”, o del tipo “Ma anche”… ogni riferimento non è puramente casuale. “Doubt is an unpleasant state, but certainty is a ridiculous one”. Le assunzioni risolvono l’incertezza, ma risolvere l’incertezza può non essere la cosa giusta da fare. Probabilità e incertezza caratterizzano il futuro, il linguaggio da utilizzare è quello della plausibilità: potrà in luogo di sarà, dovrebbe in luogo di deve, potrebbe in luogo di dovrebbe.

Robert J. LempertRobert Lempert
(Shaping Tomorrow Today: New Approaches for Making More Effective Long-Term Decisions, Robert Lempert, Director, RAND’s Frederick S. Pardee Center for Longer Range Global Policy and the Future Human Condition)
Uno scienziato, ma anche politico, il più gestionale di tutti. È professore alla RAND Corporation, un importante think tank che interviene nel dibattito politico americano soprattutto in materia di energia e ambiente, proponendo processi decisionali basati su analisi quantitative. Lui è un esperto di decision making in condizioni di profonda incertezza. Ha tanti titoli e ruoli che non sto ad elencare, tra l’altro è uno dei principali membri del gruppo intergovernativo sul cambiamento climatico, gruppo che ha ottenuto il premio Nobel per la pace insieme ad Al Gore.
L’interrogativo che fa da introduzione al suo intervento è relativo al motivo per cui pensiamo a lungo termine; il lungo termine può motivare, il lungo termine può aiutare nel dibattito politico, oppure il lungo termine può semplicemente intrattenere. Obiettivo del suo intervento non è stato certo l’intrattenimento piacevole e spensierato; ha parlato di cambiamento climatico, di approcci statistici per il supporto alle decisioni e di politiche che regolano le emissioni di biossido di carbonio (CO2) all’interno degli stati e tra stati diversi. Sul fatto che esistano attendibili strumenti statistici che aiutino a fare previsioni di lungo termine in materia cambiamento climatico, beh, non possiamo per il momento che credergli sulla parola.

Per dovere di cronaca, gli interventi più tecnici e specialistici sono stati quelli di Mathews Scott, Jessica Trancik, Bela Nagy, Douglas Erwin.
Mathews, della Boeing, sempre rosso in volto, paonazzo, aspetto fisico molto distante dal suo carattere, estremamente pacato, presenta la gestione tattica e strategia del portafoglio di innovazione nella sua azienda dove la diversificazione del rischio è ottenuta attraverso la creazione di “opzioni reali” con le stesse tecniche utilizzate nei mercati finanziari.
Jessica, la più carina, esperta di tecnologia dei materiali, affronta da un punto di vista squisitamente quantitativo il tema dell’evoluzione delle tecnologie energetiche, posizionando in modo sorprendentemente espressivo le diverse tecnologie per la produzione di energia elettrica in un diagramma costo/emissioni CO2. Introduce un importante parametro, quello dell’efficienza energetica, misurato dalla quantità di emissioni CO2 per unità di energia ottenuta.
Bela, statistico, interviene su “Le previsioni passate col senno di poi: il progresso tecnologico è prevedibile (quantitativamente)?”, dimostrando che il tempo è un “predittore” schifoso (parola sua) quando la previsione è relativa alla tecnologia. Ciò si vede dalla montagna di errori (la error mountain) che caratterizza la stessa legge di Moore, tanto celebrata, nella previsione del costo delle tecnologie al silicio, rispetto ad altri modelli.
Douglas, paleontologo, nel suo intervento non può che proporre di “guardare avanti guardando indietro”, e narra avvincenti diatribe paleontologiche tra Uniformitariani e Catastrofisti (l’equivalente paleontologico del Mediocristan ed Estremistan di Nassin Taleb).

Nel pulmino sulla strada di ritorno verso Albuquerque, e da lì a Denver Francoforte Roma, in pieno deserto, osservo lo stadio per il rodeo, attorno tutto giallo, e ripenso a quei cavalli pazzi dell’Institute. Nel workshop sono stati presentati interventi di pura narrazione o puramente scientifici. Il futuro può essere raccontato per scenari e visioni, e la narrazione stessa è il nostro modello. Allo stesso tempo la narrazione deve alimentarsi di fatti concreti altrimenti, più che ispirare visioni del futuro e ritagliare decisioni e comportamenti di oggi, diventa semplice intrattenimento. A pensarci bene l’intervento più ispirante nel meeting della settimana appena trascorsa è stato proprio quello dello stravagante professore tedesco che, all’astrattezza delle sue visioni sulle future “tecnologie dirompenti”, ha proposto la concretezza dei suoi prototipi. Alfred Hubler è la persona meglio collocata in un evento sul futuro, molto più dei futuristi e degli studiosi di universo Evo Devo. Lui, oltre a essere scienziato e futurista, è prima di tutto un inventore.
Alla fine tutti per l’outsider, l’eccentrico professore tedesco.

NovaLab 24 intervista Andrea Lo Pumo

5 novembre 2009 scritto da Nicola Bruno - Inserisci un commento »

Netsukuku

Luca Tremolada e Gianluca Dettori intervistano il giovane catanese che ha sviluppato il progetto Netsukuku e che, grazie alla borsa di studio messa a disposizione da Working Capital, sta frequentando un master presso l’Università di Cambridge

Lo scorso 19 ottobre, durante una puntata di NovaLab 24 (Radio 24), Luca Tremolada ha invitato Gianluca Dettori (DPixel) per discutere di innovazione e venture capitalism. L’occasione è stata anche quella di intervistare Andrea Lo Pumo, il giovane studente catanese che ha vinto una delle borse di studio messe a disposizione dal progetto Working Capital.
Lo Pumo, che grazie a Telecom Italia ora frequenta un master in scienze informatiche presso l’Università di Cambridge, ha raccontato della sua passione per l’informatica e del suo rivoluzionario progetto denominato Netsukuku.

Nonostante la giovane età (22 anni) questo ragazzo ha avuto un’intuizione brillante, un’idea che l’Unesco ha già definito come “una delle tecnologie che potrebbero abbattere il digital divide nel pianeta”. Netsukuku, infatti, è un sistema di routing sperimentale di tipo peer-to-peer nato per costruire una rete distribuita e anonima, non necessariamente separata da Internet, ma realizzata senza il supporto di alcun server o ISP.

Dopo l’incontro con Lo Pumo, avvenuto durante la tappa catanese di Working Capital, il comitato di investimento di Telecom Italia ha deciso di finanziare i suoi studi in una delle università inglesi più prestigiose, permettendogli così di approfondire la conoscenza dei principi di networking e di continuare a sviluppare l’algoritmo alla base di Netsukuku.

L’idea originaria di questo progetto, nato dalle menti del FreakNet MediaLab di Catania, (un laboratorio italiano di informatica ad accesso libero e gratuito) era quella di creare una sorta di “internet parallela” con decine di migliaia di nodi, basata su software libero e soprattutto in grado di dare accesso alla rete e offrire servizi avanzati a basso costo.

Ascolta qui l’audio della trasmissione.