• Se hai un'idea imprenditoriale per il mondo web 2.0 e la nuova Internet, Telecom Italia ti offre
    con Working Capital l'opportunità di diventare protagonista dell'innovazione.
  • Telecom Italia mette a disposizione competenze e infrastrutture per accelerare la creazione di
    prodotti e servizi: i nostri manager diventano coach del tuo progetto.
  • Il contratto di incubazione prevede un intervento tra 30 e 120mila euro e sostiene ricerche
    (universitarie e non) il cui output può rappresentare la base per la creazione di una start up.
  • Il contratto di investimento prevede un investimento dai 150 ai 750mila euro. Per accedervi
    è necessario un business plan, un gruppo di lavoro e un prototipo dell’idea da realizzare.
  • Per proporre un progetto devi registrarti al sito, presentare le tue competenze e i risultati che
    hai già raggiunto. Nell’area riservata potrai caricare il business plan e un video illustrativo.
Tendenze, ispirazioni e progetti. Raccontati dagli aspiranti imprenditori durante il tour. Tutorial, suggerimenti e risorse utili a chi coltiva un’idea che vuole far diventare un’impresa. Aggiornamenti sulle attività dal team di Working Capital e dai progetti sostenuti da Telecom Italia.

Entrepreneurship News #19

8 febbraio 2010 scritto da Nicola Bruno - Inserisci un commento »

Quattro link alle notizie più rilevanti della settimana riguardanti il mondo dell’imprenditoria online, delle start up e del venture capitalism.

3 Social Networks For Connecting With Entrepreneurs
Su ReadWriteStart Chris Cameron segnala tre social network specifici per l’utenza business (LinkedIn, PartnerUp e MeetTheBoss) che possono aiutare gli imprenditori ad ampliare la loro rete di contatti con partner, investitori, collaboratori, ecc.

A reminder on the economics of venture capital
Bill Bryant spiega perché un venture capital ha bisogno che almeno un paio di aziende in cui ha investito siano in grado di generare profitti dieci volte più grandi del valore del finanziamento iniziale.

Startupers
La directory professionale per cercare lavoro esclusivamente nel mondo delle startup americane. Inutile sottolineare che le zone a più alta densità di offerte di lavoro sono la California (nello specifico la Silicon Valley) e New York.

9 Quick Tips Learned While Raising $33 Million In Venture Capital
Dall’alto della sua esperienza (33 milioni di dollari raccolti dalla sua startup attraverso 3 round di finanziamento), Dharmesh Shah dà 9 consigli agli aspiranti imprenditori su come gestire il processo di “fund raising” (raccolta di fondi).

Bravi ragazzi. Luca Sofri incontra Nicola Greco

8 febbraio 2010 scritto da Nicola Bruno - Inserisci un commento »

Un’intervista di Luca Sofri a Nicola Greco riguardante il fenomeno dei cosiddetti nativi digitali, pubblicata sul numero di febbraio di Wired Italia e postata sul blog Wittgenstein.it.

Nicola Greco“Sono un ragazzo normalissimo, la sera esco con i miei amici”. Non è vero che sia un ragazzo normalissimo, Nicola Greco. Non solo ha delle ambizioni e delle capacità legate alla programmazione e a internet che non si trovano tanto facilmente tra i sedicenni. Ma non è neanche il prototipo del ragazzino geek e sfigato: non ha la montatura degli occhiali spessa né l’aria di quello che la prima ragazza la troverà se gli va bene al terzo anno di università, anzi.

Ma qui la descrizione di Nicola comincia già a essere ardua, per uno come me che potrebbe essere suo padre: come si fa a raccontare un ragazzo di sedici anni, che ha tutti gli entusiasmi e le ingenuità dei sedici anni, senza suonare paternalistici? Senza essere paternalistici? Non si può, ho concluso: lo sono già con questa riflessione, e forse è sciocco anche cercare di evitarlo. Sarò paternalistico, pure con uno che sa una quantità di cose che io no, e che saprà stare al mondo molto più di me, probabilmente.

Nicola Greco ha quindi sedici anni, vive a Roma dove si sono trasferiti i suoi genitori calabresi, e fa il liceo scientifico (“buona scuola, il preside è molto bravo: ma le scuole italiane non sono in grado di insegnare l’inglese bene, me la devo cavare da solo”). Ha un accento romano che cerca di moderare con gli adulti estranei, ma poi gli scappa “tempo libbero” o un “mo’ sto facendo” che subito corregge. Sta molto attento a come parla, abituato a confrontarsi con adulti e con persone diverse da lui e dai suoi riferimenti. Qualche volta adotta delle formule da verbale dei carabinieri – “all’età di tredici anni…” -, altrove azzarda con cautela termini tecnici che teme il suo interlocutore non capisca: e allora esita un secondo prima di dire “…javascript” o “…ubuntu”. Ha una bella faccia allegra, l’aria da bravo ragazzo e maturità e umiltà di cui qualunque genitore andrebbe fiero: compreso il suo, di genitore, un medico che l’ha messo davanti a un computer da piccolo, e poi ha permesso che usasse il suo nome per registrare i primi domini internet (aveva dodici anni).

Parlando con Nicola della sua generazione, dei nativi digitali, la sua descrizione è assai più cauta dei cliché che ci raccontiamo noi adulti: “Mia sorella e la maggior parte dei ragazzi vede internet come un posto per perdere tempo e fare cose divertenti, a me piace fare dei progetti, scrivere codice: voglio produrre qualcosa, imparare cose, accumulare qualcosa che mi resta. Gli altri giocano a calcio, a me piace leggere manuali sul web semantico”. Dice che i ragazzi non usano Twitter – “Molti miei amici neanche lo sanno cosa faccio su internet. In classe mia lo sanno in quattro o cinque. Gli amici con cui condivido queste cose li ho conosciuti in rete” – perché offre loro troppo pochi “optionals” rispetto a Facebook. Negli ultimi due anni Nicola Greco ha scritto, diffuso e venduto applicazioni e plug-in per social networks. Ha cominciato a essere conosciuto in giro, gli è capitato di guadagnare abbastanza in un mese per comprarsi un MacBook Pro, ha trovato facce meravigliate nei primi BarCamp o raduni di adulti che ha frequentato, ma ormai gli hanno preso le misure e in questo momento ha due progetti in corso con la collaborazione di Telecom (uno è un’evoluzione del suo “Twittami”, un plug-in legato a Twitter, e un altro è un esperimento pubblicitario) e un’idea per un’applicazione di Facebook. Nella firma della sua mail ha scritto “Social network architect”. Gli ho chiesto cosa pensa del dibattito sull’equilibrio da trovare tra “conversazioni” e “contenuti”, e la sua risposta ha del tutto ignorato i secondi: “ci sono quelli che usano i social network per parlare di sé e quelli che li usano per comunicare con gli altri”.

Wired vuole sapere da lui cosa farebbe se potesse governare l’Italia: Se governassi l’Italia investirei sui giovani e sulla rete. Investirei di più sulla scuola italiana che ha davvero bisogno di fondi. Credo nella banda larga in Italia come fattore per crescita economica. Ma non credo comunque di avere la maturità per governare il paese, almeno per ora”. Non ci scommetterei, ma parliamo d’altro. E a dimostrazione di quanto tutti i mondi siano micromondi, e spesso stagni, non sa cosa sia “Lost” (io ignoravo BuddyPress, per contro) ma sogna di conoscere Gianluca Neri, organizzatore tra l’altro dell’annuale “BlogFest”. Ma su tutto, Nicola ci tiene a mostrare quanto sia un ragazzo “normale”: fa sport, esce con gli amici, si “diverte” con le ragazze (“non sono alla ricerca di qualcosa di serio. Una volta però ho trovato una ragazza che conosceva l’HTML”).
Ma a cosa pensi, quando dici “normale”? “Sono così normale che non ho niente di particolare da raccontarti”.

Luca SofriLuca Sofri è il giornalista titolare del blog Wittgensten.it. Scrive attualmente per i quotidiani La Gazzetta dello Sport, Il Foglio, l’Unità e per le riviste Vanity Fair, GQ e Wired. In passato ha curato una rubrica dedicata a eBay su Internazionale, settimanale con cui tutt’ora collabora. Sino alla fine del 2009 ha condotto con Matteo Bordone tutti i giorni su Radio 2 il programma radiofonico Condor. Nel 2002 su La7 ha condotto insieme a Giuliano Ferrara la trasmissione di approfondimento “Otto e mezzo”. Il suo primo libro è del 2005 e s’intitola “Playlist – Guida alle 2556 canzoni di cui non potete fare a meno”.

Fonti delle immagini: Capitale Digitale e Internazionale.it.

Riepilogo 1-5 febbraio 2010

6 febbraio 2010 scritto da Nicola Bruno - Inserisci un commento »

Durante questa settimana abbiamo trattato di Umedia, KublaiCamp, Due.1 Festival, GammaDonna, premio TechAviv, Netsukuku, Upstart drink, imprenditoria, startup, venture capitalism e altro ancora.

Qui potete trovare tutti i post che hanno parlato in rete del progetto Working Capital e tutti i tweet che ci hanno citato.

Upstart Drink, Smau Bari, Web 2.0 Roma-In e Side Leaders: i prossimi eventi sull’innovazione

5 febbraio 2010 scritto da Nicola Bruno - 2 Commenti »

Vi segnaliamo quattro interessanti eventi riguardanti il mondo delle startup, del business, dell’hi-tech e dell’innovazione, che si terranno in Italia nelle prossime settimane.

Upstart DrinkMartedì 23 febbraio. Upstart Drink. Aperitivo dedicato al networking, organizzato da Upstart Roma, che si terrà a presso il Faenas Café della stessa città. Particolarità dell’incontro sarà un format nuovo messo a punto dagli organizzatori. Anziché presentare pitch, infatti, i partecipanti potranno sperimentare una formula di contatto/incontro simile allo speed-dating: nella prima parte della serata ognuno avrà 5 minuti di faccia-a-faccia per presentarsi singolarmente, mentre la seconda parte sarà lasciata libera per approfondire i temi di lavoro o instaurare future collaborazioni.

Smau - Percorsi dell'innovazione10 – 11 febbraio. SMAU Bari – Percorsi dell’innovazione 2010. Il tour SMAU arriva nel capoluogo pugliese e con esso anche la vetrina d’eccellenza dedicata ai nuovi orizzonti della tecnologia al servizio dell’impresa, realizzata con la regia di Emil Abirascid. Smau ha deciso di dedicare l’area dei Percorsi alle realtà che ancora vivono di ricerca e sviluppo per favorirne la crescita attraverso nuovi contatti di business, lo scambio di informazioni e l’incontro fra nuove idee, finanziatori, aziende. Durante la tappa barese saranno sei le startup che avranno la possibilità di illustrare il proprio business: Echolight, Smoov Asrv, Pantea, Bellessere Benessere, BlackShape e Tech-up.

11 febbraio. Web 2.0 – Social Network. Evoluzione della comunicazione e delle relazioni. Organizzato dall’associazione Roma-In presso l’Università Upter, questo evento intende dare a esperti e studiosi delle reti sociali l’opportunità di confrontarsi e di analizzare insieme le comunità virtuali come nuove frontiere della comunicazione via internet. L’appuntamento inoltre permetterà di delineare nuovi scenari delle reti virtuali e di fare un tentativo verso la creazione di una reale opportunità per lo sviluppo del business sul territorio.

Side Leaders - L'italia che innova19 febbraio. Side Leaders – L’italia che innova. Incontro su passato, presente e futuro del talento italiano presso l’Auditorium del Museo dell’Ara Pacis di Roma. Oltre a Giorgia Petrini – host dell’evento e autrice dell’omonimo libro – all’appuntamento interverrà anche Roberto Bonzio di Italiani di Frontiera con uno speech sul rapporto tra la Silicon Valley e l’imprenditoria italiana. Il ministro Giorgia Meloni, Luca Ascani, Fabrizio Capobianco, Stefano Cigarini, Silvio Gentile, Giampaolo Rossi, Gian Paolo Tagliavia saranno invece gli ospiti di una tavola rotonda sui Side Leaders – talenti dell’innovazione born in Italy – moderata da Emil Abirascid.

Entrepreneurship News #18

5 febbraio 2010 scritto da Nicola Bruno - Inserisci un commento »

Quattro link alle notizie più rilevanti della settimana riguardanti il mondo dell’imprenditoria online, delle start up e del venture capitalism.

The Best VC Meetings are Debates not Sales
Mark Suster di GRP Partners spiega perché non bisogna considerare buoni quei pitch in cui l’imprenditore che presenta il progetto non è disponibile a discutere la propria idea, senza intavolare un dialogo costruttivo con il venture capitalist.

Be the CEO of Your Job
Brad Feld spiega perché è bene dare fiducia ai propri collaboratori, incoraggiandoli e affidando loro delle responsabilità. Il suo motto è che bisogna agire sempre pensando di essere “l’amministratore delegato del proprio lavoro”.

How to Change a Job Title Into a Mission
Secondo Guy Kawasaki nel lavoro è più importante avere un incarico, piuttosto che una semplice definizione di mansione. È più utile dire a un dipendente cosa fare, e quali obiettivi raggiungere, piuttosto che dargli una carica. Per agire di conseguenza Kawasaki elenca tre raccomandazioni, riprendendo il saggio di Steve Gary Blank “The Four Steps to the Epiphany”: dare un preciso incarico ad ogni dipartimento, spiegare gli intenti dell’incarico e infondere i valori alla base del progetto/azienda.

Saying No Sucks
Mark Solon spiega perché dire di no agli imprenditori non è una cosa che dà soddisfazione, illustrando la sua esperienza di venture capitalist che lo ha portato spesso a rifiutare richieste d’investimento da parte di startup.